PsgLa maxi-sponsorizzazione da 200 milioni di euro l’anno tra la Qatar Tourism Authority e il Paris Saint-Germain, attraverso cui il club controllato dalla Qatar Sports Investments intende diventare nel giro dei prossimi anni il club più ricco del mondo, raggiungendo un fatturato di 540 milioni nel 2016/2017, è finito sotto la lente dell’Uefa (l’articolo di C&F sui programmi di crescita dei parigini).

Giovedì scorso una delegazione del Psg, guidata dal presidente Nasser Al-Khelafifi, si è recata a Nyon, dove ha sede l’organo di governo del calcio europeo presieduto da Michel Platini, per illustrare al Financial control body, guidato dall’ex primo ministro del Belgio ed ex chairman di Dexia, Jean-Luc Dehaene, le previsioni di bilancio per i prossimi esercizi e, in particolare, la natura del contratto di sponsorizzazione.

L’incontro, secondo quanto si è appreso, non avrebbe avuto carattere straordinario, ma sarebbe rientrato nell’opera di normale monitoraggio delle finanze dei club previsto dal regolamento Uefa sul Fair play finanziario. Tuttavia, l’atipicità del contratto di sponsorizzazione tra la Qta e il Psg, sia per la natura giuridica dei soggetti coinvolti, entrambi legati al governo del Qatar, sia per l’importo, che si colloca al top tra le sponsorizzazioni sportive (basti pensare che l’accordo tra il Manchester United e Chevrolet vale 600 milioni di dollari spalmati su 7 anni), avrebbero indotto il Financial control body a chiedere maggiori delucidazioni al club.

Il sospetto, più volte rilanciato dagli organi di stampa, ma anche dai presidenti di altri club europei, è che il contratto non sia stato chiuso a valori di mercato e che i 200 milioni di euro versati annualmente dalla Qta nelle casse del Paris Saint-Germain siano in realtà un aiuto mascherato per consentire al club di non sforare i parametri previsti dal regolamento sul Financial fair play.

Tale regolamento prevede infatti che nel primo biennio di applicazione (2012/2013 e 2013/2014) le società partecipanti alle competizioni Uefa possano presentare un rosso aggregato di bilancio fino ad un massimo di 5 milioni di euro. E’ tuttavia consentito uno sforamento fino a un tetto di 40 milioni, ma a condizione che l’azionista di riferimento si faccia carico di riapianare le perdite del club con un aumento di capitale.

Il Psg, che da quando è stato rilevato dallo sceicco del Qatar, ha avviato un importante opera di rafforzamento dell’organico, che ha avuto un impatto negativo sia sui costi del personale sia sugli ammortamenti, avrebbe dunque difficoltà a centrare anche il secondo obiettivo.

Nella stagione 2011/2012, la prima sotto il controllo della Qatar Sports Authority, il club ha chiuso il bilancio con un rosso di 5,5 milioni, ma solo perché in quell’anno la Qta ha versato nelle casse del club 100 milioni. Senza le risorse dell’ente turistico dell’emirato, il Psg, il cui monte salari era passato in un anno da 69,6 milioni a 117,3 milioni, avrebbe chiuso con un rosso superiore ai 105 milioni.

E un discorso analogo può essere fatto per il bilancio della stagione 2011/2012, ufficialmente chiuso con un rosso di 1 milione, ma solo perché nel frattempo il contratto di sponsorizzazione con la Qta era stato ritoccato fino a 200 milioni. Pertanto, in assenza di tali risorse aggiuntive, necessarie a sostenere l’incremento del monte ingaggi a 215 milioni, il rosso di bilancio sarebbe stato superiore ai 200 milioni.

Di fronte a chi ha contestato l’atipicità del contratto il Psg ha sempre ribattuto, anche in sedi pubbliche, che l’accordo con la Qatar Tourism è stato siglato a valori di mercato e che l’ente turistico non è una parte correlata (assenza di legami azionari e di altra natura) del club.

Lo scorso ottobre, Jean-Claude Blanc, vice amministratore delegato del club, ha minimizzato le accuse di conflitto di interessi tra Qta e i proprietari del Psg, ovvero la Qatar Sports Investments del presidente Nasser Al Khelaifi. “Qsi e Qta sono due entità separate sia dal punto di vista legale sia in termini di principi contabili “, ha spiegato Blanc al il quotidiano Les Echos. “Il primo è un fondo di investimento, mentre l’altro è un ente pubblico. Essi sono quindi parti non correlate”.

La spiegazione, tuttavia, non avrebbe ancora convinto i tecnici dell’Uefa, che avrebbero dato tempo al club di trovare una spiegazione convincente entro la prossima primavera. Una soluzione del problema potrebbe passare ad esempio nell’adozione da parte di tutti club (non solo di quelli quotati come il Manchester United e la Juventus) dei principi contabili internazionali Ias-Ifrs. Se il bilancio del Psg fosse redatto secondo questi criteri, infatti, gli amministratori sarebbero tenuti a dichiarare i legami di “correlazione” tra club e partner, pena la mancata certificazione del bilancio da parte dei revisori.

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