E’ sempre più in crescita il fenomeno dei fondi o di investitori finanziari che investendo nel cartellino di un calciatore diventano parte di una negoziazione di calciomercato.

Secondo uno studio della sede spagnola del colosso della consulenza aziendale Kpmg, questo tipo di investitori (chiamati in gergo Tpo con l’acronimo inglese third-party owner) ha acquistato quote nei diritti di ben 1.100 calciatori in Europa negli ultimi anni. Lo studio, che ancora inedito ma che calcioefinanza.it è riuscito a leggere,  fa notare inoltre come l’Atletico Madrid e il Porto siano tra i club più conosciuti che hanno  utilizzato questa pratica. In questo modo i club hanno raccolto fondi in alternativa ai prestiti bancari .

Il meccanismo, infatti, funziona così: i fondi vanno a cercare giovani talenti  e ne acquisiscono per pochi soldi il cartellino (o una quota di esso) nella speranza che questi abbiano successo. Se le cose vanno bene (il rischio è ovviamente molto elevato e per questo la competenza tecnica è un asset cruciale), in pochi anni un investimento di qualche migliaio di dollari si può tramutare in affare milionario, garantendo ritorni che nemmeno il più bravo gestore di hedge fund riesce ad assicurare.

La convenienza c’è anche per i club. L’attività dei fondi infatti fa scendere il costo dell’investimento necessario per assicurarsi le prestazioni sportive del giocatore, traducendosi in un esborso finanziario più contenuto e in un minore costo per ammortamento a conto economico. Nei fatti si genererà per il club un risparmio che si traduce in un doppio beneficio, in virtù di un maggiore utile di esercizio e una maggiore disponibilità di risorse da spendere.

Lo studio rivela che il valore complessivo delle quote dei Tpo in calciatori appartenenti a squadre europee  raggiunge 1,1 miliardi di euro al momento, ovvero il 5,7% di quanto si stima essere il valore complessivo delle transazioni dell’intero calciomercato nel Vecchio continente.  Il report spiega anche che la pratica dei  Tpo è notevolmente diffusa in Europa orientale, dove in 10 campionati gli investitori finanziari detengono circa il 40% del valore di mercato dei calciatori di quelle leghe.

Anche in Europa occidentale, tuttavia, questo fenomeno si mostra in crescita. La quota in mano ai Tpo è circa 36% in Portogallo , l’8% in Spagna e attorno al 3% nei Paesi Bassi . Bisogna ricordare, tuttavia, che l’UEFAè contraria a questo fenomeno controverso anche perché non si capisce l’impatto che avrebbe sulle norme del fair play finanziario. Tanto che queste pratiche sono state dichiarate fuori legge in  svraiati campionati come Polonia, Francia e Inghilterra. KPMG ha quindi consigliato che l’Uefa avvii un’indagine che metta in luce i legami tra gli agenti dei calciatori e i vari investitori , oltre all’istituzione di una banca dati internazionale degli investimenti