Dai diritti tv agli Under 23: gli effetti economici della riforma del calcio italiano sui club

Dalla nuova ripartizione dei diritti televisivi alle risorse dalle scommesse, passando per agenti, giovani, mercato e numero di società professionistiche: l’analisi economica delle principali misure contenute nel DDL n. 1902.

Riforma calcio italiano
REPORT
(Foto: Samantha Zucchi/Insidefoto)

Un intervento governativo che si pone l’obiettivo di ridisegnare alcuni degli equilibri economici e regolamentari del calcio italiano. E’ sulla base di questi presupposti che l’esecutivo è al lavoro sul Disegno Di Legge n. 1902, “Disposizioni in materia di sistema calcistico italiano”, discusso insieme ad altri disegni di legge abbinati presso la 7ª Commissione Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport.

Il provvedimento interviene su diversi fronti: dai criteri di distribuzione dei diritti televisivi della Serie A alle nuove risorse legate alle scommesse e al contrasto alla pirateria, passando per le agevolazioni sui giovani, il mercato dei calciatori, le commissioni degli agenti, le garanzie sui trasferimenti e il numero complessivo delle società professionistiche.

Proprio per approfondire gli effetti economici delle nuove disposizioni, nelle ultime settimane il Senato ha avviato un ciclo di audizioni con rappresentanti e specialisti del settore. In questo contesto, Calcio e Finanza è stata l’unica testata giornalistica chiamata a intervenire in questa fase di confronto, con il direttore Luciano Mondellini audito nella giornata di ieri dalla 7ª Commissione in qualità di esperto.

A partire dall’analisi realizzata per l’audizione nasce il report che Calcio e Finanza rende ora disponibile ai propri lettori, con l’obiettivo di stimare, dove i dati lo consentono, gli effetti delle principali misure su ricavi, costi, liquidità e distribuzione delle risorse nel calcio professionistico.

Le simulazioni sui diritti TV della Serie A con l’impatto economico squadra per squadra

Uno degli approfondimenti centrali riguarda la nuova ripartizione dei diritti audiovisivi della Serie A prevista dall’articolo 2 del DDL, che introduce una quota non inferiore al 15% legata ai nuovi Parametri di valorizzazione e sostenibilità. Il report contiene due simulazioni originali realizzate da Calcio e Finanza, applicando il nuovo schema ai dati ufficiali delle stagioni 2024/25 e 2025/26 e confrontando i risultati con la distribuzione effettivamente registrata nelle due annate.

Dalle simulazioni emerge una riallocazione di circa 46,5 milioni di euro nel 2024/25 e di 36,1 milioni nel 2025/26, per un valore medio di circa 41,3 milioni a stagione. Non si tratta di nuove risorse per il sistema, ma di somme che cambierebbero destinatario tra i venti club della Serie A. Il nuovo meccanismo tenderebbe inoltre a ridurre la concentrazione degli introiti nella parte alta della distribuzione, aumentando parallelamente il peso delle società che oggi ricevono le quote inferiori.

Dalle scommesse agli agenti, tutte le misure analizzate

L’analisi non si limita ai diritti televisivi. Tra gli altri interventi approfonditi figurano il contributo del 2% sulla raccolta delle scommesse calcistiche, dal quale il DDL stima 230 milioni di euro annui di nuove risorse per il sistema, e il fondo alimentato dalle sanzioni contro la pirateria audiovisiva. Complessivamente, queste due misure potrebbero mobilitare circa 231,5 milioni di euro l’anno, anche se solo una parte sarà destinata direttamente ai club professionistici.

Il report esamina inoltre le agevolazioni contributive per i giovani calciatori, gli incentivi all’utilizzo degli Under 23 italiani, il reverse charge IVA sui trasferimenti domestici, i nuovi limiti alle commissioni degli agenti, il Fondo di garanzia che dovrebbe sostituire le fideiussioni sul mercato italiano e la prevista riduzione del numero massimo di squadre professionistiche da 100 a 80.

L’obiettivo del report è distinguere tra le misure che producono effettivamente nuove risorse, quelle che possono generare risparmi di costo o benefici finanziari e quelle che, come nel caso dei diritti televisivi, determinano principalmente una redistribuzione delle risorse già esistenti.