Lotito: «Ho denunciato quel che ho subito in tre anni. Minacce anche a Natale»

Il presidente della Lazio torna sull’inchiesta sulle presunte pressioni per la cessione del club: «Nessuna rivincita, voglio solo continuare a fare il mio lavoro».

Lazio costo società Lotito
Claudio Lotito (Foto: Marco Rosi - SS Lazio/Getty Images)

Il presidente della Lazio Claudio Lotito torna sull’inchiesta relativa alle presunte pressioni che avrebbe subito per arrivare alla cessione del club biancoceleste e chiarisce la propria posizione. In un’intervista al Corriere della Sera, Lotito ha sottolineato di non avere mai indicato nomi e cognomi agli inquirenti, spiegando che le persone finite al centro degli accertamenti sarebbero emerse esclusivamente nel corso delle indagini.

«Io non ho mai fatto nomi e cognomi agli inquirenti. Bisignani, Masi, Maiolini? Io ho presentato denunce contro ignoti, quei nomi sono venuti fuori dalle indagini. E se poi, come ho letto, questi signori vorranno adire le vie legali sono liberissimi di farlo», ha spiegato il presidente della Lazio.

Lotito ha replicato anche alle parole di Luigi Bisignani, che aveva parlato di un «autogol» del numero uno biancoceleste, sostenendo che il presidente avrebbe scelto di denunciare anziché confrontarsi con la tifoseria: «Io non ho denunciato nessuno. Ho denunciato, però, tutto quello che ho subìto in questi tre anni e sofferto in silenzio, roba che neanche vi immaginate», la risposta di Lotito.

Il presidente della Lazio ha escluso inoltre che la vicenda rappresenti per lui una sorta di rivincita o l’occasione per un regolamento di conti: «Non ci sono rivincite da prendere e nessun regolamento di conti con nessuno, io vorrei solo continuare a fare bene il mio lavoro», ha spiegato.

Particolarmente duro il passaggio dedicato alle minacce ricevute negli ultimi anni. Secondo Lotito, gli episodi sarebbero stati continui e non si sarebbero fermati nemmeno durante le festività: «È stato un continuo, di giorno e di notte, anche a Natale, a Capodanno, alla Befana, la mia scorta lo sa bene perché tante volte sono stati loro ad ascoltare le chiamate».

Lotito ha ricordato anche le valutazioni espresse in passato da Manfredi Potenti, vicepresidente della Giunta per le immunità del Senato, rimasto colpito dal contenuto di alcune telefonate ricevute dal presidente biancoceleste. Il patron della Lazio ha quindi rivendicato la decisione di rinunciare alle proprie prerogative parlamentari per consentire agli inquirenti di effettuare gli accertamenti necessari.

«Rivendico con orgoglio, da senatore, di aver rinunciato all’immunità per far acquisire i miei tabulati telefonici dalla Procura di Roma. Nella storia di Palazzo Madama non siamo in tantissimi», ha spiegato, aggiungendo di rivendicare anche il proprio ruolo di «presidente più longevo nella storia della Lazio».

Un’affermazione che conferma come Lotito non sembri intenzionato a fare passi indietro. Il presidente ha citato anche le parole ricevute recentemente da Sergio Cragnotti, alla guida della Lazio del secondo scudetto, incontrato allo stadio Olimpico in occasione della sfida contro il Milan: «Mi ha fatto i complimenti per la squadra allenata da Rino Gattuso», ha raccontato Lotito.

Rimane però aperta la questione del rapporto con una parte della tifoseria biancoceleste, con il tifo organizzato che continua a chiedere un cambio di atteggiamento da parte del presidente. Lotito ha ammesso di poter avere commesso degli errori, soprattutto sul piano tecnico, ma ha escluso di dover chiedere scusa per decisioni che ritiene prese nell’interesse del club.

«Io chiedo scusa per una cosa di cui mi sento responsabile, per degli errori commessi, per esempio alcune scelte tecniche da me avallate in passato», ha spiegato. Sul rapporto con i sostenitori ha quindi aggiunto: «Può accadere che alcune mie dichiarazioni siano state interpretate in modo diverso. Continuerò a lavorare anche per migliorare quest’aspetto. Ma sappiano tutti che ogni scelta che compio è sempre orientata esclusivamente al bene della Lazio».

Club

Lazio