Il caos calendari che ha contraddistinto la scorsa giornata di campionato non si verificherà nella stagione 2026/27. Questo perché:
- La finale degli Internazionali d’Italia di tennis (che si disputa a pochi metri dallo Stadio Olimpico di Roma) è stata inclusa negli eventi di cui l’algoritmo per la realizzazione dei calendari dovrà tenere conto;
- E perché nella prossima stagione il calendario internazionale dà una mano alla Lega Serie A sul fronte della finale di Coppa Italia. Questa giocandosi per lo più a metà maggio capita quasi sempre nel mezzo della kermesse tennistica del Foro Italico e quindi potrebbe rappresentare un problema di ordine pubblico qualora si dovessero affrontare squadre con tifoserie nemiche tra loro. Invece nel 2026/27 complice il Mondiale 2026 l’intero calendario delle coppe europee slitterà in avanti liberando i club dagli impegni UEFA non più nella seconda settimana del mese (come avviene di solito) ma nella terza. Pertanto, non ci sarà sovrapposizione tra l’atto conclusivo della coppa nazionale e il torneo di tennis capitolino: la finale degli Internazionali è in programma domenica 16 maggio e quella di Coppa Italia sarà disputata mercoledì 19 maggio.
Come si diceva, però, quello dell’anno prossimo è un unicum e un bonus dettato da coincidenze fortunate nel calendario: perché se è vero che non ci potrà più essere l’impasse creatosi quest’anno dalla concomitanza del derby Roma-Lazio con la finale del torneo del tennis (proprio per il vincolo appena introdotto), è altrettanto vero che dal 2028 il pericolo che due squadre con tifoserie nemiche si affrontino nell’atto conclusivo della Coppa Italia nel bel mezzo degli Internazionali di tennis tornerà ad essere un problema.
Il nodo dei calendari calcistici sempre più ingolfati
D’altronde con i calendari sempre più ingolfati il tema di trovare slot sufficienti per poter far svolgere tutti gli eventi nella maniera migliore possibile sta diventando sempre più di attualità.
Nel finale della scorsa stagione, per esempio, Calcio e Finanza aveva evidenziato per prima come il calendario di Serie A sarebbe potuto incorrere in un pasticcio terribile se si fosse verificata una serie di coincidenze: l’Inter di Simone Inzaghi stava lottando punto a punto con il Napoli in campionato (torneo che terminava domenica 25 maggio) e nello stesso tempo si era guadagnata l’accesso alla finale di Champions League di Monaco di Baviera che si sarebbe disputata sabato 31 maggio. Il punto era che da regolamento se i nerazzurri e i partenopei fossero arrivati ex aequo alla fine del campionato avrebbero dovuto disputare uno spareggio.
E qui sorgeva il potenziale pasticcio: questa gara decisiva non era possibile giocarla dopo la finale di Monaco perché l’Italia avrebbe dovuto affrontare la Norvegia in una delle partite decisive per le qualificazioni mondiali. E nello stesso tempo era complicato programmarla prima del match dell’Allianz Arena perché in teoria la Lega Serie A avrebbe dovuto garantire ai nerazzurri la stessa parità di trattamento del PSG che avrebbe giocato l’ultima gara di Ligue 1 il 17 maggio (e il 24 maggio la finale di Coppa di Francia). La soluzione venne trovata in maniera rabberciata programmando le partite di Inter e Napoli per venerdì 23 maggio e fissando l’eventuale spareggio lunedì 26, ovvero a cinque giorni dalla finale di Monaco.
Il pasticcio venne scongiurato perché i partenopei mantennero il punto di vantaggio sui nerazzurri non resero necessario lo spareggio e quindi lo spettro di avere combinato un piccolo disastro non esplose più di tanto, restando confinato nei palazzi del potere del calcio. Però Dio solo sa cosa sarebbe avvenuto in termini di polemiche, nei salotti televisivi e nel dibattito pubblico in generale, se i nerazzurri fossero stati sconfitti 5-0 dal PSG come avvenne però non dopo aver avuto oltre una settimana per preparare la partita, ma nel caso in cui avessero dovuto disputare un match all’ultimo sangue contro il Napoli soltanto cinque giorni prima.
Quest’anno invece il bubbone è deflagrato complice la questione, o meglio la colpa, di non avere inserito la finale degli Internazionali d’Italia di tennis tra gli eventi da tenere in considerazione per stilare il calendario. E questo nonostante lo stadio Olimpico e gli impianti del tennis del Foro Italico siano praticamente adiacenti.
Il computer della Lega aveva previsto il derby Roma-Lazio proprio nella giornata della finale della kermesse sulla terra rossa con il caos calendari che ne è susseguito. Alla fine, anche stavolta si è trovata una soluzione rabberciata spostando, ad appena 72 ore dal giorno di gara, le cinque partite per la corsa Champions League (tra le quali il derby di Roma) all’orario inusuale delle 12 e permettendo così alla finale degli Internazionali (a cui era presente il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella) di disputarsi normalmente alle 17 come da programma.
Insomma, anche qui alla fine una via di uscita è stata escogitata con buona pace di Luciano Spalletti, che forse presago della sconfitta della sua Juventus contro la Fiorentina, aveva tuonato contro la difficoltà di non sapere quando e a che orario si sarebbero disputate le gare della 37esima giornata. Sullo sfondo resta poi la questione del perché la Prefettura di Roma, dopo che per anni aveva spiegato che per questioni di ordine pubblico non si può giocare il derby della Capitale dopo il calare del sole, quest’anno invece magicamente si sarebbe potuto disputare e aveva caldeggiato l’idea di giocare lunedì 18 maggio in serata.
Il paradosso: due eventi cresciuti troppo per ignorarsi
Passata questa buriana, resta però un punto: se negli ultimi due finali di campionato in qualche modo un escamotage è stato trovato, rimane invece immanente la questione finale di Coppa Italia che, a parte l’anno prossimo, cade tendenzialmente nei giorni degli Internazionali d’Italia. E per paradosso è una questione che diventa potenzialmente sempre più imponente per due cose molto belle che sono avvenute in questi anni:
- da un lato l’enorme lavoro svolto dalla Lega Serie A per valorizzare al meglio la finale della coppa nazionale con numerosi eventi e uno sforzo mai visto prima;
- dall’altro per il grande merito della Federazione Italiana Tennis e Padel (FITP) che spinta anche dall’aver trovato in Jannik Sinner il tennista numero uno al mondo, ha saputo portare il torneo capitolino a diventare una delle kermesse più importanti del mondo dopo i quattro Open del Grande Slam.
Entrando nello specifico, da quando la finale di Coppa Italia è tornata a disputarsi in gara unica (cioè dal 2007/08) la Lega Serie A ha saputo organizzare numerosi eventi a margine della partita stessa, valorizzandola sia a livello istituzionale (la visita delle squadre finaliste al Presidente della Repubblica al Palazzo del Quirinale) sia a livello di mercato con appuntamenti di gala come la cena tra i vari addetti ai lavori e di marketing legati al match. La finale di Coppa Italia, insomma, proprio perché a differenza del campionato prevede un atto conclusivo ben definito, è diventata l’occasione per celebrare al termine di una stagione il calcio italiano in tutte le sue componenti.
E d’altronde non è un caso se negli ultimi anni l’Olimpico è sempre stato tutto esaurito nonostante il prezzo dei tagliandi sia cresciuto notevolmente, con susseguente record di incasso per l’evento. D’altro lato non si può nascondere che negli ultimi due anni sia Milan-Bologna che Lazio-Inter abbiano segnato il record negativo in termini di spettatori televisivi per la finale in gara unica.
Però, al di là del fatto che rossoblù e biancocelesti non godono a livello nazionale del sostegno che possono vantare le tre stellate (o anche Roma e Napoli), vi è anche da sottolineare come mai in questi anni che l’atto conclusivo della Coppa Italia senta la concorrenza soprattutto a livello televisivo delle partite di tennis che si giocano negli impianti adiacenti.
Nello stesso tempo la FITP non è stata da meno, anzi. Gli Internazionali d’Italia, anche prima dell’esplosione di Sinner, da tempo sono in forte crescita sia da un punto di vista di popolarità che di status e su questa risalita si è poi anche avuto la fortuna, o la bravura, di trovare il fenomeno Sinner e una generazione d’oro di tennisti italiani. Che ovviamente hanno spinto a un’altra dimensione l’interesse per il tennis nel Paese.
Non solo, la Federtennis ha anche ampliato e migliorato notevolmente le strutture del Foro Italico (la prossima tappa dovrebbe essere la copertura del Centrale) allargando il perimetro della kermesse non solo negli spazi tradizionali posti, per chi viene dal centro di Roma, alla sinistra dello Stadio Olimpico, ma espandendoli anche allo Stadio dei Marmi situato dietro la sede del CONI, quindi alla destra dell’impianto che ospita Lazio e Roma per chi proviene dal centro. Lo Stadio Olimpico, quindi, è ora attorniato dagli Internazionali durante i giorni della kermesse in un’atmosfera che in un mondo ideale rasenterebbe la perfezione sportiva.
Però proprio qui sta il punto: cosa succederebbe se durante i giorni del tennis si qualificassero per la finale di Coppa Italia Roma e Lazio o tifoserie storicamente avverse per le quali sono vietate da anni le trasferte per i rispettivi incontri di campionato come, per esempio, per le partite tra Roma e Napoli o tra Inter e gli stessi partenopei? O ancora una gara tra Milan e Genoa, anche se l’eventualità che il Grifone giunga sino in finale è meno probabile di quelle che vi approdino le altre squadre di cui sopra. Si tratta di una possibilità che dipendendo dai risultati del campo che nessuno può impedire o programmare.
Caos calendario, la Serie A introduce il tennis nell’algoritmo per il 2026/27
Perché se è vero, come spiegano gli esperti di pubblica sicurezza, che è sicuramente più semplice controllare tifoserie provenienti da fuori Roma che non quelle capitolina per il semplice fatto che per le prime si possono istituire prefiltraggi ai varchi autostradali o ferroviari mentre è praticamente impossibile monitorare tutte le case di Roma per evitare che una persona vogliosa di delinquere esca dal suo alloggio con armi da taglio o bastoni, è altrettanto vero che nel 2014 è bastata la presenza della tifoseria napoletana nella Capitale (per assistere alla finale Napoli-Fiorentina) per scatenare la tragedia, ovvero l’assassinio del povero Ciro Esposito ad opera del tifoso romanista Daniele De Santis, che per altro si mosse da cane sciolto e quindi ancora meno controllabile.
In questo senso è opportuno ricordare che da quando è stata reintrodotta la finale unica nel 2007/08, le sole sfide veramente a rischio per quanto riguarda l’ordine pubblico sono state:
- Napoli-Juventus nel 2012;
- Lazio-Roma nel 2013;
- Napoli-Juventus nel 2020;
- Inter-Juventus nel 2023.
Però posto che al di là del derby capitolino del 2013 (che venne giocato alle 18 proprio per questioni di ordine pubblico), si tratta di tifoserie provenienti da fuori Roma e quindi in parte vale il discorso di cui sopra sui prefiltraggi. Inoltre, va segnalato che:
- per Napoli-Juventus del 2012 e Lazio-Roma del 2013 gli Internazionali di tennis non avevano ancora raggiunto la meravigliosa dimensione odierna e la generazione Sinner era ancora di là da venire;
- Napoli-Juventus del 2020 fu tra le prime partite, insieme alle precedenti semifinali di ritorno, disputate dopo il lockdown per il Covid e quindi si giocò a porte chiuse;
- per Inter-Juventus del 2023 tutto filò liscio anche se va notato che anche in campionato da anni non si registrano incidenti clamorosi in termini di ordine pubblico durante i derby d’Italia.
In aggiunta a questo si tenga presente che, spiegano i grandi suiveur degli Internazionali, durante un giorno “normale” (come potrebbe essere il mercoledì della finale di Coppa Italia) ci sono più spettatori nell’area del Foro Italico che non nel giorno della finale non foss’altro perché i match sono più numerosi. Inoltre, la gente è sparsa per l’intera area degli Internazionali che ora, come si diceva, abbraccia da entrambi i lati lo stadio Olimpico.
Le possibili situazioni per evitare il cortocircuito
In questo quadro esistono soluzioni per evitare che tifoserie storicamente nemiche creino disturbo nel bel mezzo del torneo di tennis. Anche se però non appaiono quelle ideali.
Nello specifico gli Internazionali hanno la loro collocazione nel calendario mondiale del tennis più o meno nei 15 giorni attorno alla metà di maggio. Nello stesso tempo la data per la finale di Coppa Italia cade tendenzialmente nell’unica settimana lasciata libera a maggio dal calendario delle coppe europee: ovvero tra quella che vede la disputa delle semifinali di ritorno e quella della finale di Europa League.
Una soluzione potrebbe essere quella, in caso di qualificazione alla finale di squadre con tifoserie nemiche, di spostare la finale di Coppa Italia da Roma visto che non è un obbligo di regolamento disputarla all’Olimpico. Questo però significherebbe in parte intaccare quella patina di istituzionalità che si è guadagnata l’evento, considerando ad esempio che la visita al capo dello Stato è una tradizione che ogni anno diventa più importante.
Soprattutto però se si dovesse verificare una partita tra Lazio e Roma (che già pensare di non giocarla all’Olimpico sarebbe quasi ridicolo) o tra una delle due squadre capitoline e il Napoli si dovrebbe necessariamente scegliere uno stadio da Firenze in su e questo significherebbe che da Roma verso il Settentrione le due tifoserie nemiche percorrerebbero la stessa strada e sappiamo quanto gli autogrill sono stati teatri di tragedie e disordini negli ultimi decenni.
In questo quadro il nuovo Stadio della Roma a Pietralata potrebbe rappresentare un’alternativa importante (soprattutto se non fossero impegnati i giallorossi e quindi sarebbe campo neutro a tutti gli effetti) perché offrirebbe un impianto da 60mila posti che potrebbe permettere di restare nella Capitale ma non nell’area del Foro Italico e quindi decogestionando l’area degli Internazionali di tennis. Però sino a che il piano non andrà in porto (l’idea è che l’impianto sia pronto nel 2030) siamo nel campo dell’ipotetico.
Coppa Italia, flop ascolti: finale meno vista dal 2010 e torneo con meno spettatori in tv negli ultimi 10 anni
Restando nell’attualità, un’altra soluzione potrebbe essere quella di istituire un ulteriore turno infrasettimanale in campionato per potere liberare un weekend di maggio nel quale disputare la finale di Coppa Italia. Per esempio, quest’anno le partite del tabellone principali degli Internazionali (quelle che portano più pubblico e più importano ai tifosi) sono iniziate martedì 5 maggio. Quindi se ci fosse stata una giornata in meno da disputare in Serie A nulla avrebbe vietato di giocare la finale di Coppa Italia nel weekend precedente. Il problema però è quando inserire questo nuovo turno infrasettimanale visto il calendario già superingolfato.
In questo quadro appare ancora più conveniente, oltre ai vari motivi già menzionati più volte, la riduzione della Serie A a 18 squadre. Questa significherebbe quattro turni in meno di campionato e quindi la possibilità di disputare la finale di Coppa Italia nel weekend precedente il torneo di tennis senza istituire nessun nuovo turno infrasettimanale. Però questo come si sa è un tema spinoso vista l’opposizione delle squadre medio-piccole alla Serie A a 18 in quanto timorose di avere più possibilità di scendere in Serie B.
Da ultimo ci sarebbe la possibilità di disputare, come successo in alcune stagioni (nel 2007/08, nel 2010/11, nel 2011/12 e nel 2012/13), la finale di Coppa Italia a fine maggio (quindi a Internazionali ampiamente conclusi) nella domenica che immediatamente segue la finale di Champions League che si disputa il sabato. Il punto però è che bisogna avere la sicurezza che nessuna squadra italiana possa essere protagonista nella finale europea e questo non è sempre possibile saperlo con largo anticipo visto che ormai il cerimoniale della Coppa Italia coinvolge anche l’agenda non certo scevra da impegni del Presidente della Repubblica. Andare oltre quel weekend invece è praticamente impossibile visto che bisogna lasciare spazio alle Nazionali che per altro negli anni pari sono impegnate in estate nei Mondiali o nei vari tornei continentali.
Insomma, un’impasse che scaturisce da un paradosso tipicamente italiano: in una delle città più belle al mondo, Roma, in una dei suoi mesi più gradevoli, maggio, ci sono due manifestazioni sportive adiacenti che negli ultimi anni sono cresciute notevolmente di importanza. Però per la stupidità di alcune parti delle frange più calde delle nostre tifoserie (che in ultima istanza sono le vere colpevoli di tutto questo) ci si trova di fronte a una sorta di vicolo cieco organizzativo che potenzialmente potrebbe mettere in pericolo l’immagine di due tornei tra i più importanti del mondo sportivo nazionale.