Nelle ore successive alla pubblicazione della lettera inviata al Comune di Roma da Pierluigi Nervi, nipote di Pier Luigi (storico architetto che ha firmato diversi impianti sportivi italiani come lo stesso Flaminio ma anche il Franchi di Firenze) e architetto dietro il progetto del club della Lazio per la riqualificazione dello stadio Flaminio, la società biancoceleste ha consegnato in Campidoglio tutta la documentazione richiesta per il piano di ristrutturazione dell’impianto cittadino.
Come riporta l’edizione odierna de Il Corriere dello Sport, il club di Claudio Lotito ha integrato anche le parti che erano rimaste in sospeso in un primo momento. Adesso resta soltanto da attendere che tutto il materiale venga analizzato da parte degli uffici competenti del Comune per far partire la Conferenza dei servizi preliminare, nella speranza che al termine di questo passaggio venga concesso il pubblico interesse al progetto di riqualificazione, per poter entrare nel vivo del piano del club biancoceleste.
Come detto, a operarsi per la riqualificazione del Flaminio, non solo con il suo lavoro ma anche pubblicamente, ci ha pensato l’architetto Nervi, che nella sua lettera ha voluto sottolineare come il progetto biancoceleste sia l’unico in grado di far rivivere lo stadio cittadino, abbandonato ormai da diversi decenni.
«La maggior parte degli impianti sportivi dedicati al calcio in Italia e all’estero sono in via di ristrutturazione, sia in corso sia in progetto. Le norme sono cambiate, gli stadi si devono adeguare. In tutti i casi gli interventi sono ovviamente strutturalmente importanti, in generale tali da alterare la percezione dell’esistente rispetto al nuovo. In alcuni casi addirittura l’impianto precedente è stato demolito per realizzare quello nuovo. Non ci si è preoccupati di preservare la struttura attuale, anzi si è demolita», si legge in un passaggio della lettera di Nervi.
L’architetto si augura che «il progetto Lazio possa essere accolto ed approvato anche in considerazione del fatto che il nuovo impianto potrà essere nuovamente teatro di competizioni nazionali e internazionali come in origine, recuperando l’originaria funzionalità di stadio di calcio ed evitando, sotto la giustificazione di ventilati intenti di recupero, trasformazioni in improbabili e differenti funzioni d’uso che, in questo caso davvero, ne altererebbero il senso, la funzione e gli scopi originari».