Sondaggio SWG: per i tifosi legami profondi tra ultras e attività criminali 

Secondo un sondaggio il tifo organizzato ha legami con la criminalità, ma gli ultras dovrebbero avere voce in capitolo su alcuni aspetti della vita del club.

Ferdico pusher ndrangheta
(Foto: Marco Luzzani/Getty Images)

Nel pieno delle recenti inchieste giudiziarie che hanno coinvolto esponenti delle tifoserie organizzate, l’opinione pubblica si mostra divisa tra condanna e riconoscimento di un ruolo sociale degli ultras. Secondo un sondaggio di SWG, la percezione è ambivalente: se da un lato sono visti come generatori di violenza e intimidazione negli stadi, dall’altro si fa sempre più spazio l’idea che possano fungere da rappresentanti degli interessi dei tifosi. 

L’inchiesta “Doppia Curva” ha riportato l’attenzione sui legami tra ultras, club e criminalità organizzata, rafforzando un sentimento diffuso di sfiducia. Tuttavia, soprattutto tra i più giovani, prevale una lettura più “clemente” del fenomeno: la presenza di dinamiche illegali viene riconosciuta, ma attribuita a una minoranza. 

Il caso Claris – tifoso atalantino che ha perso la vita recentemente a seguito di una rissa tra ultras – invece ha riaperto il dibattito sulla cultura del tifo più in generale, portando in evidenza tre derive principali: 

  • un clima in cui l’odio supera la passione sportiva 
  • una mentalità ultras fondata sulla violenza  
  • il fallimento del sistema calcio nella promozione di valori sani. 

Nonostante tutto, il ruolo degli ultras continua a essere riconosciuto da una parte dei tifosi, che ritengono addirittura legittime le loro richieste in materia di “gestione” biglietteria, comunicazione e persino calciomercato. 

Nel dettaglio, il 70% di chi ha risposto il sondaggio (su un totale di 800 persone maggiorenni) è d’accordo con l’affermazione secondo cui gli ultras «alimentano un clima di violenza e intolleranza negli stadi, rendendoli meno sicuri per le famiglie». Tuttavia, il 24% ritiene che gli stessi «svolgano un importante ruolo sociale e di comunità che va ben oltre il semplice tifo allo stadio». A proposito invece della recente inchiesta “Doppia Curva”, il 56% sostiene «che esistono legami profondi e strutturati tra alcune frange ultras e attività criminali». Questa percentuale è più alta nei “baby boomers” e più bassa nei tifosi.  Al contrario, per il 12% degli intervistati – con una predominanza di appartenenti alla Gen Z – «si tratta di episodi isolati, da non generalizzare all’intero movimento ultras». Infine, all’interno del sondaggio è stato chiesto se sia corretto che gli ultras possano avere voce in capitolo con i club per quanto riguarda alcuni aspetti: si va dalla difesa della storia e della tradizione del club (il sì prende il 66% degli intervistati), fino al calciomercato o alle tattiche di gioco, dove le percentuali diminuiscono.