Rinnovi e cessioni: le incognite dei club sull’applicazione del Decreto Crescita

Nonostante la norma sia stata eliminata, ci sono ancora dei dubbi che avvolgono le società sull’applicazione degli sgravi per i calciatori che ne hanno diritto.

Applicazione Decreto Crescita Serie A
(Foto: Marco Luzzani/Getty Images)

Quello che ha preso il via da circa una settimana è il primo mercato estivo, dal 2020 a questa parte, in cui i club italiani – di Serie A, ma non solo – non potranno godere degli sgravi fiscali previsti dal Decreto Crescita. Una novità con cui le società hanno già dovuto fare i conti nella sessione invernale della stagione 2023/24, ma che sarà ancora più impattante nella finestra estiva.

La norma, eliminata dal Governo Meloni, consentiva alle società di acquisire calciatori provenienti dall’estero, stranieri o italiani, pagando a parità di netto (sulla base del rispetto di alcune condizioni) uno stipendio lordo decisamente più basso rispetto a quello di un calciatore già presente e sotto contratto in Italia.

Applicazione Decreto Crescita Serie A – Le condizioni necessarie fino al 2023 per il regime agevolato

Le condizioni da rispettare nell’acquisto di un calciatore per l’applicazione del regime fiscale agevolato erano le seguenti:

  • Il calciatore doveva avere più di 20 anni di età
  • Lo stipendio del calciatore doveva essere superiore alla soglia di un milione di euro lordo
  • Il calciatore doveva essere stato residente all’estero per almeno due anni a livello fiscale prima del trasferimento in Italia
  • Il calciatore, dopo il trasferimento, doveva mantenere per almeno due anni la residenza fiscale in Italia (per poter considerare un anno di residenza, dovevano trascorrere almeno 183 giorni)

Eliminato il regime agevolato, gli sgravi continueranno però ad essere applicati per i calciatori che ne avevano avuto il diritto al loro arrivo in Italia. Anche in questo senso esiste un limite temporale – fissato in cinque anni – che può tuttavia crescere a condizione che i giocatori in questione abbiano acquistato un immobile residenziale in Italia dopo il trasferimento o nei 12 mesi precedenti o abbiano almeno un minore a carico (figlio) in Italia durante il proprio periodo di residenza fiscale sul suolo italiano.

Applicazione Decreto Crescita Serie A – I dubbi interpretativi dei club

Tutto chiaro, dunque, ma solo all’apparenza. Perché in realtà non sono poche le incognite e i dubbi che i club si sono posti sull’applicazione del Decreto in casi particolari. Situazioni che lasciano potenzialmente spazio a interpretazioni diverse, ma nei confronti delle quali – secondo quanto appreso da Calcio e Finanza – le società stanno cercando di operare in maniera coordinata.

La prima riguarda il caso di un calciatore, all’interno del periodo di applicazione del beneficio (5 anni), che va a scadenza e rinnova con il club. Qui la tendenza generale è quella di proseguire nell’applicazione del regime fiscale agevolato. Discorso simile per il calciatore che va a scadenza e rinnova al termine del periodo di applicazione del beneficio (5 anni). In questo caso via libera al regime agevolato se sono rispettate le condizioni di acquisto di un immobile o di un figlio a carico.

E se il calciatore fosse venduto a un altro club italiano? Anche in questo caso, la maggioranza delle società opera con l’idea che il beneficio sia valido anche qualora un calciatore (sul quale il regime agevolato era già applicato) si trasferisca in un altro club italiano, all’interno del periodo di applicazione dello stesso (5 anni). Per un’applicazione oltre questo lasso di tempo, valgono anche in questo caso le condizioni legate all’acquisto di un immobile o a un figlio a carico.

Nulla da fare, invece, per i calciatori che potenzialmente potevano godere del regime fiscale agevolato, ma che al momento del loro arrivo in Italia non rispettavano la condizione dell’ingaggio sopra la soglia di un milione di euro lordo. Un rinnovo o un eventuale nuovo contratto a stipendio più alto con un’altra società non consentono al club di applicare il beneficio.

Insomma, nonostante la norma sia stata eliminata, la sua applicazione trova ancora terreno fertile in diversi casi e potrà essere estesa rispettando alcune condizioni (immobile o figlio a carico). Proprio per fare un punto sul tema, secondo quanto appreso da Calcio e Finanza in settimana si riunirà una commissione ad hoc dei club di Serie A. E’ evidente, del resto, come in assenza di certezze, un’interpretazione coordinata della norma renda le società calcistiche più forti anche di fronte a eventuali contestazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate.