Marotta: «Mondiale per club vetrina importante ma si gioca troppo: serve la Serie A a 18»

Il presidente e amministratore delegato dell’Inter ha parlato, anche, della gestione del club sotto Oaktree, dello stadio e della prossima stagione che vedrà protagonisti ancora Simone Inzaghi e Lautaro Martinez.

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Giuseppe Marotta (Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images)

Settimana scorsa si è creato un caso intorno al Mondiale per Club dopo le parole di Carlo Ancelotti che annunciava come il Real Madrid, e anche altre squadre, non avrebbero partecipato alla competizione FIFA del 2025. Caso rientrato dopo le comunicazioni ufficiali del club e del suo tecnico.

Per l’Italia, negli Stati Uniti voleranno sia Juventus che Inter, con Giuseppe Marotta, presidente e Ad nerazzurro che a parlato così della competizione a “Radio Anch’io Sport”, su Rai Radio 1: «È una vetrina importante a livello mondiale che accettiamo con orgoglio, ma è anche vero che esiste un ulteriore sovraffollamento del calendario. Dalla prossima stagione, con il nuovo format della Champions, ci saranno più partite, anche 17 per vincere la coppa».

E se a livello internazionale gli impegni aumentano, ecco che l’unico modo per ridurre le partite rimane sul fronte nazionale: «Il calendario si comprime sempre di più, andrebbe rivisto ed è per questo che secondo me la Serie A andrebbe ridotta a 18 squadre. I carichi di lavoro attuali non sono più sostenibili e dobbiamo tutelare i nostri ragazzi perché il rischio di infortuni è veramente notevole. Basta pensare che, ad oggi, Barella ha giocato oltre 50 partite: con un’offerta eccessiva, penso che il calcio possa perdere di attrattività».

In casa Inter è iniziata la gestione Oaktree: «Oggi ci sono 10 proprietà straniere in Serie A. Non c’è più il mecenatismo e meno male arrivano capitali stranieri perché altrimenti perderemmo competitività. È chiaro che investitori come Oaktree manifestano la volontà di mantenere continuità e stabilità di gestione con grande trasparenza, ma anche rigidità economico-finanziaria. Mi sembra giusto: no alle spese folli, sì alla valorizzazione dei giovani. Questo dev’essere il nostro motto».

Fra le spese folli possono essere incluse tranquillamente quelle riservate alle commissioni per gli agenti: «Nella scorsa stagione abbiamo speso un miliardo di commissioni, sono soldi che finiscono fuori dal sistema. Capisco e rispetto la professione, ma spesso si assiste a situazioni non eccessivamente chiare e vanno quindi regolamentate, per quanto questi professionisti facciano ormai parte del movimento».

Sotto la gestione Oaktree torna d’attualità il tema stadio: «Il problema degli stadi in Italia è notevole e sentito. Abbiamo grandi difficoltà per una lentezza burocratica, che porta a far sì che ci sia una fuga di potenziali investitori. Il problema è generale: gli stadi hanno un’età media di oltre 70 anni. Facciamo fatica a valorizzare l’asset come nel resto d’Europa. L’auspicio è che si trovi una collocazione definitiva. È un problema e un’esigenza. Abbiamo individuato la zona di Rozzano e abbiamo esteso il diritto di esclusiva e c’è poi la proposta del Comune di Milano sulla riqualificazione di San Siro. Adesso è un po’ prematuro».

Sul futuro di Inzaghi e Lautaro Martinez: «Inzaghi rispetto agli allenatori emergenti che ci sono in circolazione è molto più giovane, ha tempo per fare esperienza. Ha fatto un salto in avanti notevole. È un bravissimo allenatore, moderno, con qualità umana che va di pari passo con la competenza. Oggi allo sport si richiedono questi valori, Inzaghi li coniuga. Ha tanta pressione addosso perché è responsabile tecnico di un club mondiale, come tale si esigono certi risultati, ma sono molto contento e ottimista sul suo futuro. La speranza è che resti con noi tanti anni. Lautaro? Virtualmente ha già firmato, siccome è impegnato con la sua nazionale dovremo aspettare qualche giorno per la firma, ma consideriamo già effettuato il suo rinnovo».

Infine, una battuta sugli obiettivi della prossima stagione: «Non poniamo limiti. Siamo l’Inter, un club storico che ha vinto tanti trofei in tutte le competizioni. Il viatico da perseguire è essere competitivi sempre. La seconda stella è qualcosa di straordinario, abbiamo visto questa massa di tifosi festeggiare la squadra. Ancora una volta dimostra che l’Inter e il calcio siano fenomeni di grande aggregazione sociale».