Paramount, salta l’operazione con Skydance sostenuta anche da RedBird

Gli ultimi, inattesi, sviluppi permettono al duo Apollo Global Management-Sony Pictures di rientrare in gioco con la loro offerta non vincolante da 26 miliardi di dollari.

RedBird asset in gestione
Gerry Cardinale (ISABELLA BONOTTO/AFP via Getty Images)

Quando sembrava tutto fatto per la fusione fra Paramount e Skydance, ecco che l’affare sembra ora destinato a naufragare.

Come riporta Il Sole 24 Ore, le trattative fra Shari Redstone che possiede la National Amusements, società della famiglia che controlla il 77% di Paramount Global che controlla Paramount, e la Skydance di David Ellison, figlio di  cofondatore di Oracle Larry Ellison, sono state interrotte. Nell’affare dovevano entrare, qualità di supporto agli investitori, anche società di private equity come Kkr e RedBird Capital Partners di Gerry Cardinale, patron del Milan.

È stata la stessa National Amusements a ufficializzare lo stop dei lavori fra le parti, definite non in grado di raggiungere un accordo che avrebbe dato a Skydance le chiavi di uno dei pilastri della storia di Hollywood. Secondo gli analisti, questa conclusione delle trattative ha tutti i contorni di un dietrofront all’ultimo momento utile. Questa conclusione così repentina e improvvisa non fa altro che alimentare interrogativi sulla situazione del colosso media americano, che possiede asset che vanno da canali della tv via cavo quali Mtv, Comedy Central e Cbs, al servizio di streaming Paramount+, e che è appesantito da 14,6 miliardi di dollari di debiti.

A portare a questa conclusione, secondo le indiscrezioni, sarebbe stata anche la revisione della proposta targata Skydance. Infatti, l’assegno riservato alla National Amusements sarebbe sceso da 2 miliardi a 1,7 miliardi di dollari, con altri 4,5 miliardi di dollari per acquistare azioni senza diritto di voto della Paramount e di azioni senza diritto di voto di Redstone. Skydance avrebbe anche iniettato 1,5 miliardi di dollari nel bilancio della Paramount, utilizzabili per intervenire sul debito.

Ma non è finita qui. Infatti, Oltreoceano fanno riferimento anche ai dubbi di Shari Redstone su un possibile spezzatino di Paramount, nonostante le rassicurazioni in senso contrario di Ellison. Fatto sta che si torna al punto di partenza, con i tre Ceo Brian Robbins, George Cheeks e Chris McCarthy che punterebbero adesso a risparmiare circa 500 milioni di dollari, partendo dall’attività in streaming, che si è scontrata con un contesto estremamente competitivo che ha dato dispiaceri anche ad altri, Disney in primis.

La National Amusements ha intanto comunicato la volontà di «esplorare opportunità per promuovere la creazione di valore per tutti gli azionisti di Paramount». In questo quadro va ricordato che la società di private equity Apollo Global Management e Sony Pictures avevano presentato un’offerta non vincolante da 26 miliardi di dollari per la Paramount. Inoltre, la holding della famiglia Redstone aveva anche ricevuto interesse da altri due potenziali compratori: un consorzio di investitori guidato dal produttore di Hollywood Steven Paul, e l’ex ceo di Warner Music Edgar Bronfman Jr., sostenuto da Bain Capital.