Appalti pilotati e assunzioni: la Parentopoli di Milano-Cortina 2026

L’ex presidente della Fondazione, Vincenzo Novari, è stato interrogato dagli inquirenti. Fra le assunzioni “sospette” anche quella del figlio dell’attuale presidente del Senato, Ignazio La Russa.

parentopoli milano cortina 2026
(FABRICE COFFRINI/AFP via Getty Images)

Gli appalti che avrebbe favorito per un amico imprenditore, i contratti milionari con Deloitte, e le assunzioni. In un interrogatorio lungo quasi nove ore, conclusosi martedì notte, l’ex amministratore delegato della Fondazione Milano-Cortina, Vincenzo Novari si è difeso a tutto campo, facendo luce sui meccanismi di assunzione all’interno dell’ente organizzatore delle Olimpiadi invernali del 2026.

Come riporta l’edizione odierna de La Repubblica, al termine dell’interrogatorio, Novari ha dichiarato di aver ricevuto segnalazioni «da chiunque, direttori di giornale, editori, militari, politici, ministri», ma ha affermato di aver assunto «solo quelli che ritenevo idonei, con il giusto profilo. Nessuno mi ha obbligato, sono state tutte mie decisioni, completamente libere e indipendenti». Ha ribadito questo punto quando i pubblici ministeri Francesco Cajani e Alessandro Gobbis, insieme alla procuratrice aggiunta Tiziana Siciliano, gli hanno mostrato una lista di una dozzina di assunzioni collegate al mondo politico.

Tra questi nomi c’era anche Lorenzo Cochis La Russa, figlio del presidente del Senato Ignazio La Russa, assunto nel 2020 a 25 anni, quando il padre era senatore. «Me l’ha segnalato il padre, ma mi ha detto “decidi tu, fai come vuoi”». Novari ha spiegato anche ai cronisti che «La Russa si era appena laureato in legge, aveva esperienza in eventi, ed è andato a lavorare in un team di eventi. Il padre mi ha detto “fai come vuoi”, quindi non c’era nessun tipo di pressione. È chiaro che il suo curriculum non l’ho trovato per terra. Voi conoscete i “sì”, ma mancano tutti i “no” che ho detto, ed erano molto più potenti». Novari ha menzionato anche i «500 curriculum arrivati al CONI che mi ha portato Malagò».

Tra le assunzioni su cui la procura ha chiesto chiarimenti c’è anche quella di Ursula Bassi, vicina a Matteo Renzi ed ex candidata a Firenze. Difeso dagli avvocati Elena Vedani e Nerio Diodà, Novari ha ricordato anche le due segnalazioni arrivate da Paolo Sensale, portavoce del presidente leghista della Regione Lombardia, Attilio Fontana. Tra queste, Lavinia Prono, ex segretaria di Ignazio La Russa. Per quanto riguarda Livia Draghi, nipote dell’ex premier Mario Draghi, Novari ha detto che «è arrivato un contatto da una persona che me l’ha segnalata, e viene valutata perché stavamo cercando una figura che si occupasse di contenuti video ed era esattamente il profilo che cercavo».

Ricostruendo il sistema di assunzioni, per il quale la procura ha aperto un fascicolo per abuso d’ufficio senza indagati, Novari ha negato di aver favorito il suo vecchio amico imprenditore, Luca Tomassini, indagato per gli appalti digitali insieme a Massimiliano Zuco, ex manager della Fondazione, una nomina che sarebbe stata spinta da Tomassini per dirottare gli appalti a suo favore. «Non ho mai preso soldi, la corruzione non esiste. I soldi sono tutti miei, se per 20 anni fai l’ad di un’azienda che fattura due miliardi l’anno, è ovvio che i compensi siano alti».

Parlando di Tomassini e degli appalti alla sua Vetrya (poi Quybit), Novari ha detto di conoscerlo «da 20 anni, abbiamo avuto progetti insieme, ma sempre prima delle Olimpiadi. Poi lui ha vinto una gara contro cinque concorrenti che avevano fatto offerte più alte». Questa versione differisce da quella di un’altra manager. Per quanto riguarda i 174 milioni di dollari versati a Deloitte per il “Pisa” (Particularised services agreement), Novari ha respinto ogni coinvolgimento.

«È un progetto per il digitale arrivato alla Fondazione in corso d’opera dal CIO, che sceglie i partner. Così Deloitte ha preso il posto di Vetrya». La procura intende esaminare la documentazione sequestrata – il cui perimetro è oggetto di un braccio di ferro con il pool di avvocati della Fondazione, guidato dall’ex ministro Paola Severino – e potrebbe anche presentare una rogatoria in Svizzera per chiarire il ruolo del CIO nella stipula del contratto con Deloitte.