Malagò: «Caso Inter? Passa da una proprietà a un’altra che ha capitali»

Il presidente del CONI ha commentato la situazione Zhang-Oaktree e il capitolo authority indipendente desiderata dal ministro Abodi.

Malagò
Giovanni Malagò (Foto: Marco Rosi/Getty Images)

Il futuro societario dell’Inter non interessa solamente al mondo nerazzurro, ma in generale al sistema calcio e sport italiano, vista l’importanza del club nerazzurro nell’ecosistema calcistico nazionale.

Proprio a riguarda ha parlato a “Radio anch’io Sport” il presidente del CONI Giovanni Malagò: «Per il grande pubblico è una situazione paradossale, il tifoso si chiede ‘ma che sta succedendo?’. Si legge che ci sono serissimi problemi a rimborsare questo tipo di debito. Da una parte, per i tifosi dell’Inter cambia relativamente poco, passi da una proprietà a un’altra, paradossalmente più di garanzia perché ha i capitali».

«Per chi va per certi mari… quelli dei prestiti e dei fondi, succede questo – ha proseguito il numero uno del CONI –. Vedi anche al Milan cosa è successo, la proprietà nasce da questa situazione. Con i fondi di private equity questo succede. Così un tifoso si ritrova dalla mattina alla sera solo perché c’è in piedi un’operazione di tipo finanziario. Sono i rischi di chi fa quei giochi».

Malagò ha poi parlato della questioni authority indipendente che il governo vuole introdurre per controllare i conti economici-finanziari dei club italiani di basket e calcio: «All’inizio della scorsa settimana siamo andati dal ministro Abodi con le parti interessate, tracciando il percorso che si vuole portare avanti. Poi si è capito che il concetto di partenza, ovvero la costituzione di un’agenzia governativa, si era trasformato in un’authority, la cui definizione e regolamentazione non ci è stata riferita».

«Chi conosce l’argomento – ha continuato Malagò –, sa che ha delle dinamiche di individuazione dei membri abbastanza complesse. Bastava trovare delle dinamiche di designazione delle persone e delle componenti di Covisoc e Comtec, sarebbe una strada più sbrigativa e altrettanto di garanzia e non di imposizione di radicale stravolgimento delle cose. Il governo ha un compito: deve legiferare. Sarebbe giusto però sentire prima chi conosce bene la materia, non calando tutto dall’alto».

«Le persone devono sapere che queste due strutture, Covisoc e Comtec, sono di fatto un notaio: certificano la risonanza magnetica dei conti di una società – ha spiegato Malagò –. Un notaio che dà il via libera a quelle che sono le dinamiche dell’iscrizione di una società. Non c’è nessunissima possibilità di delega a chi gestisce questo tipo di azienda che possa migliorare lo stato dell’arte dei conti. Oltretutto quel notaio certifica anche elementi imprescindibili, i famosi parametri come l’indice di liquidità. Di conseguenza, con questa authority c’è la volontà di avere la certificazione da parte del governo che questi conti vengano visti meglio di come attualmente si vedono, ma non risolve il problema della logica di programmazione e di sviluppo del mondo del calcio. Oppure si lascia il fatto che i parametri sono in mano all’autonomia sportiva, sennò FIFA e UEFA staccano la spina».