Altro colpo alla UEFA dalla Corte UE: «Regole su liste e vivai contrarie alle norme europee»

La Corte di Giustizia UE accoglie il ricorso dell’Antwerp sul tema delle regole di vivai e liste dei giocatori.

Ceferin nuovo mandato UEFA
Aleksander Ceferin (Photo by FRANCK FIFE/AFP via Getty Images)

Altro colpo alla UEFA da parte della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che ha di fatto dato ragione al Royal Antwerp nel ricorso presentato sul tema delle liste dei giocatori per le coppe europee e delle limitazioni legate ai giocatori del vivaio.

«L’UEFA (Unione delle Associazioni Calcistiche Europee) richiede che le squadre di calcio abbiano un numero minimo di “giocatori di formazione interna” nelle loro squadre. Anche l’associazione calcistica belga (URBSFA) ha adottato regole simili. In entrambi i casi, tali regole definiscono “giocatori di formazione interna” come giocatori formati a livello nazionale, anche se le regole dell’UEFA fanno riferimento anche a giocatori formati all’interno di un determinato club», si legge nella nota della Corte UE.

«Un calciatore professionista e un club belga (Royal Antwerp) stanno contestando queste regole davanti a un tribunale belga. Tale tribunale ha deciso di sottoporre domande alla Corte di Giustizia su questa questione».

«Nella sua sentenza, la Corte conferma innanzitutto che le regole dell’UEFA e quelle dell’URBSFA rientrano nel diritto dell’UE, poiché riguardano l’esercizio di un’attività economica e professionale. Devono quindi rispettare le regole della concorrenza e le libertà di movimento».

«Per quanto riguarda le regole sulla concorrenza, la Corte sostiene che le regole sui giocatori di formazione interna potrebbero avere come oggetto o effetto la limitazione della possibilità per i club di competere tra loro reclutando giocatori talentuosi, indipendentemente dal luogo in cui sono stati formati. Il calcio di alto livello è un settore in cui il talento e il merito svolgono un ruolo essenziale. Tuttavia, spetterà al tribunale nazionale determinare se tali regole limitino la concorrenza a causa del loro oggetto stesso o a causa dei loro effetti effettivi o potenziali. Se ciò si dimostrerà vero, sarà comunque possibile per l’UEFA e l’URBSFA dimostrare che tali regole possono essere giustificate nelle condizioni ricordate dalla Corte nella sua sentenza».

«Per quanto riguarda la libera circolazione dei lavoratori, la Corte sostiene che le regole in questione potrebbero dar luogo a discriminazione indiretta, basata sulla nazionalità, contro i giocatori provenienti da altri Stati membri. Anche in questo caso, tuttavia, rimane possibile per l’UEFA e l’URBSFA dimostrare che tali regole incoraggiano comunque la selezione e la formazione e che sono proporzionate a tale obiettivo».

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