Calcagno (AIC): «Tenere il Decreto Crescita vanifica il lavoro sui vivai»

Il presidente dell’AIC ha parlato anche di un possibile commissariamento della FIGC in caso di dimissioni di Gravina: «Sono molto preoccupato di queste ingerenze della politica, lesive dell’autonomia dello sport».

Calcagno
Umberto Calcagno (Foto: Giuseppe Bellini/Getty Images)

In settimana, oltre il caso scommesse che ha travolto il calcio italiano, lo sport più popolare del Paese è stato interessato da un piccolo mistero. Infatti, il governo, in vista della Legge Finanziaria 2024, ha rivisto i termini del Decreto Crescita, che permette anche ai club calcistici professionisti di usufruire di una tassazione più bassa se tesserano calciatori che negli ultimi due anni hanno giocato all’estero, a patto che rimangano in Italia per due anni.

Questo cambio di condizioni, con un tetto salariale molto basso se equiparato agli ingaggi milionari dei calciatori, metteva a rischio l’applicazione del Decreto per i club, che andavano così incontro a un cambio di condizioni salariali anche dei calciatori acquisiti nell’ultima finestra di mercato estivo, con un aumento considerevole del monte ingaggi lordo.

Calcagno Decreto Crescita – La posizione del presidente dell’AIC

Tuttavia, secondo quanto appreso da Calcio e Finanza, sembra che il Decreto Crescita rimarrà in vigore per le società sportive, seppur con dei probabili correttivi ancora da discutere. A confermarlo, attraverso la trasmissione radiofonica “Radio anch’io sport” su Rai Radio 1, è il presidente dell’Associazione Italiana Calciatori (AIC), Umberto Calcagno, che però è da sempre contrario all’applicazione di questa agevolazione sul tesseramento di calciatori stranieri.

«Ormai il minutaggio degli stranieri in Serie A si attesta a oltre il 70%. Credo sia una grande ingiustizia che calciatori provenienti dall’estero paghino la metà dell’Irpef rispetto agli italiani, ma anche agli stranieri presenti in Italia prima dell’attuazione del Decreto. Questa norma fiscale rende talmente più conveniente prendere giocatori all’estero che di fatto vanifica tutti i nostri sforzi sulla filiera dei vivai».

Calcagno ha parlato anche del caso scommesse che ha visto alcuni dei calciatori della Nazionale coinvolti: «Non risulta, almeno fino ad ora, che i due ragazzi coinvolti abbiano alterato i risultati delle gare. Non si parla di partite truccate, ma di giocate anche nel mondo del calcio, quindi di norme sportive che ci siamo dati all’interno della Federazione e sono molto severe Non ritengo corretto accusarci di aver fatto poco perché negli ultimi 10 anni, assieme a FIGC e Leghe, non solo con l’Integrity Tour, ma anche con tutti i percorsi si formazione che facciamo durante la carriera dei calciatori, abbiamo parlato quasi sempre di queste situazioni. La riflessione che facciamo oggi è che, probabilmente, non basta informare e tutti assieme dobbiamo chiederci cosa si può fare di più».

Sulla squalifica di Nicolò Fagioli: «Credo che l’impostazione data, anche attraverso le sanzioni, tenga conto di un percorso di accompagnamento. Stare vicino a questi ragazzi è l’aspetto più importante. Personalmente mi piace molto che ci possa essere un percorso di rieducazione. Troppa indulgenza? Nelle parole del presidente Gravina prima e di Pioli ci sia anche una assunzione di responsabilità da parte del sistema e di chi era più a contatto con questi ragazzi. Mi chiedo, anche da genitore, quanto la nostra generazione sia capace di riconoscere certi problemi ed incidere positivamente tra scuola, sport e famiglia».

Negli ultimi giorni, legata alla vicenda scommesse, la posizione del presidente della FIGC Gabriele Gravina e un possibile commissariamento della Federcalcio sono state al centro del dibattito politico: «Credo che chiedere le dimissioni di Gravina sia una ingiusta. La politica ci deve dare messaggi differenti. Sono molto preoccupato di queste ingerenze, lesive dell’autonomia dello sport. Mi auguro, invece, che la politica faccia la propria parte, ad esempio quando si parla di Nazionale o di Decreto Crescita».