Il Comune a Inter e Milan: «120 giorni per decidere su San Siro»

«Chiederò alle squadre garanzie di quello che vogliono fare», le parole del sindaco Sala.

Inter Milan acquisto San Siro
Alessandro Antonello e Paolo Scaroni (foto ufficio stampa)

«Chiederemo alle squadre di dare una risposta definitiva» sul progetto congiunto sullo stadio Meazza «in 120 giorni». È questo l’esito, nelle parole del sindaco di Milano Giuseppe Sala, della Commissione consiliare quadrigiunta Rigenerazione Urbana, Mobilità-Ambiente-Verde e Animali, Sport-Turismo-Politiche Giovanili-Politiche per il Benessere e Olimpiadi-Paralimpiadi Milano Cortina 2026 andata ins cena oggi sul tema di San Siro.

Il tema dello stadio è tornato così con forza in Comune, con una commissione consiliare durata oltre un’ora e mezza. In cui non sono mancate anche parole dure nei confronti dell’amministrazione comunale. A partire dal tema del possibile ricorso sul vincolo della Sovrintendenza che pone di fatto la parola fine sull’ipotesi abbattimento: «È una ipotesi che mi lascia allibito, significa che la mia maggioranza potrebbe ricorrere contro un vincolo culturale che salva l’ambiente – le parole di Carlo Monguzzi, consigliere comunale dei Verdi -. Le proposte alternative le facciamo da due anni e diciamo da due anni che la via è di ristrutturare lo stadio. Nel caso vogliano abbandonare San Siro, la strada deve essere un bando per la riqualificazione dello stadio e dell’area circostante con la possibilità di una destinazione diversa anche da quella sportiva. Questa cosa deve avvenire attraverso la decisione dei cittadini».

«Stiamo andando a perdere un pezzo importante della nostra città se non corriamo ai ripari», le parole di Samuele Piscina, consigliere comunale della Lega. «Mi sembra evidente che o si interviene con altri strumenti quindi recuperare soldi da altre parti per mantenere lo stadio oppure rischiamo che San Siro diventi terra di nessuno». «Quello che bisogna evitare è che San Siro diventi una cattedrale nel deserto», gli ha fatto eco Alessandro De Chirico di Forza Italia.

Ma c’è anche chi punta il dito contro Sala direttamente: «Le squadre finora hanno comandato, avrei voluto un orgoglio nel dire che a Milano decide il sindaco e questo è un modo serio di governare. La demolizione è una follia da evitare. Non è stato fatto un bando per la ristrutturazione a livello internazionale e questa deve essere la strada maestra», l’attacco di Enrico Marcora di Fratelli d’Italia. «Avremmo dovuto ribaltare il rapporto di forza, le società devono rispettare le nostre decisioni. Le società hanno sempre detto che non si poteva ristrutturare e non abbiamo mai avuto pareri terzi», ha aggiunto Marco Bestetti sempre di Fratelli d’Italia.

Ma c’è chi ha attaccato anche il comportamento delle squadre, come Filippo Barberis del PD che ha messo nel mirino il Milan: «Quest’aula ha preso posizione approvando un documento che diceva sì al nuovo stadio a San Siro, con la giunta che un mese dopo ha confermato con una delibera. Sono successe poi due cose: è oggettivo che non siamo stati noi a rompere i rapporti con l’Inter e cercare un’area alternativa; poi c’è la sovrintendenza che ha cambiato idea sul tema vincolo. Noi vogliamo che le squadre restino su quell’area». 

A tirare le fila è stato in conclusione il sindaco Sala: «Mi pare che la discussione di oggi abbia del costrutto ma sia stato anche il classico balletto tra maggioranza e opposizione. Dal primo giorno che ho fatto politica mi sono sempre sentito esclusivamente politico ma non ho dimenticato le cose imparate prima. Io non penso che la politica possa sempre dettare le regole ed essere sempre in condizione di condizionare tutti», le sue parole.

«Voi che siete alfieri del liberismo alla fine venite qua e dite che noi dobbiamo dire ‘voi dovete ristrutturare’ ai club. Queste cose nelle aziende non esistono, non va così. Se qualcuno non vuole un prodotto non se lo piglia. Questa è la realtà che voi, avendo poca esperienza e contezza di quello che è questo mondo, non arrivate a capire. Quando uno ti dice ‘io non ho la minima intenzione di ristrutturare lo stadio’, hai voglia a dirgli qualcosa. Non funziona così perché alla fine io non ho ricevuto una proposta concreta. Non c’era la possibilità, di fronte a un rifiuto categorico, di fare altro». 

«Non ho mai detto che l’Inter potrebbe rimanere, non ho avuto colloqui di questo tipo. Ho detto che se decidesse di rimanere, noi faremmo da padroni di casa dello stadio per cercare di aiutarlo e anche di sostenre un costo che oggi non è valutato. La ristrutturazione non è un tema perché la questione è per farci cosa? Per farci il calcio serve che qualcuno ti dia la disponibilità, per farci altre cose serve un confronto». 

«A proposito di imprecisioni, il Milan non ha comprato i terreni ma ha acquisito il 90% della società che ha una prelazione per i terreni.  Tempistiche? Lunedì c’è una commissione e ne sapremo di più su come muoversi. Quello che noi intendiamo fare è di dare 120 giorni alle squadre per avere contezza di quello che loro vogliono fare. Credo sia un tempo adeguato, credo che agiremo così». 

«Vincolo? Non è vero che dopo 70 anni tutti gli edifici viene sottoposto a un vincolo. C’è una verifica, ma non è automatico. Noi ci opporremo al vincolo perché non è vero che se lo abbatti perdi un patrimonio comunale perché nell’insieme del progetto il Comune rientrava nei conti pur con l’abbattimento. Nulla osta a richiamare le squadre provando a trattare la proposta di lavorare su San Siro. Non vi dovete fidare di me, io vi sto dicendo di chiamare le squadre insieme e loro dicono a tutti noi se sono interessati alla ristrutturazione. Credo si possa farlo, non c’è un problema e credo sia anche giusto farlo». 

«Facciamo un ulteriore passo ma facciamolo con le squadre, altrimenti non so come mettere a frutto le vostre legittime osservazioni. Se poi loro non vogliono ristrutturarlo siamo da punto a capo. Non mi sento scorretto nel segnalare le difficoltà del progetto a San Donato: quando avrà sul tavolo le carte lo segnalerò in quanto sindaco metropolitano, ma se me lo chiede ora glielo dico. Poi rimane vero un fatto e dobbiamo dare un tempo limite. Chiederò alle squadre garanzie di quello che vogliono fare», ha concluso Sala.