Dagli Agnelli-Elkann ai Del Vecchio: le eredità "infelici" tra promesse e inganni

In attesa dell’apertura del testamento di Berlusconi, sono diverse le storie di eredità delle grandi famiglie: dallo scontro in casa Agnelli a quello dei Del Vecchio.

Elkann lettera azionisti 2023
(Foto: DPPI/Panoramic/Insidefoto)

L’attesa per l’apertura del testamento di Silvio Berlusconi e la conseguente spartizione dell’eredità dell’ex Premier scomparso nelle scorse settimane, riporta alla mente faide di grandi famiglie, sulle cui eredità – chi più e chi meno – si è costruita una narrazione addirittura di lotte. Si va dagli Agnelli-Elkann ai Del Vecchio, i Benetton e i Caprotti, per ricordare alcune delle più celebri.

L’eredità della famiglia Agnelli

In tal senso gli Agnelli meritano il primo posto. La contesa – raccontata da Il Foglio – va avanti ormai da decenni e si chiuderà tra un anno o forse più. Nell’aprile 1996 Gianni Agnelli dona al nipote John Elkann il 24,87% della Dicembre, la cassaforte in cima alla verticale del potere famigliare e imprenditoriale. L’Avvocato conserva la piena proprietà del 25,37% mentre sotto forma di nuda proprietà il resto va alla moglie Marella, alla figlia Margherita e a John, che aveva avuto dal primo marito Alain Elkann.

Una sorpresa per molti, non in casa Fiat: l’Avvocato cercava un nuovo erede seguendo quel che aveva fatto suo nonno e applicando il precetto del fondatore, uno solo al comando. Nel 2003, con la morte di Gianni e dopo un anno con quella di Umberto, John resta pienamente al comando e cominciano i guai. Marella cede la sua quota al nipote che così ha in mano il 58%. Nel 2004 Margherita vende tutto alla madre.

Quando nel 2019 muore anche la principessa Caracciolo, l’intera Dicembre passa agli Elkann: John con il 60, Lapo e Ginevra con il 20% ciascuno. Ma a questo punto la tensione tra Margherita e il figlio maggiore assume i toni della tragedia greca. Il patto che aveva suggellato la successione viene contestato, Margherita ritiene che non siano stati garantiti i diritti dei cinque figli avuti con il secondo marito Serge de Pahlen. Di questa vicenda se ne parlerà ancora a lungo.

L’eredità della famiglia Benetton

Passando ai Benetton, fin dall’inizio i quattro fratelli hanno diviso in parti eguali la proprietà raccolta nella holding Edizione e articolata in quattro scatole finanziarie: Regia per Gilberto, Evoluzione per Giuliana, Proposta per Carlo e Ricerca per Luciano. Ciascuno di loro, a sua volta, regolava sotto forma di nuda proprietà i diritti dei propri figli.

Le quattro casseforti adesso sono divise in sedici eredi diretti e Alessandro ha tre figli da Deborah Compagnoni, l’ex campionessa di sci, quindi la moltiplicazione continua. Di qui la necessità di un nuovo assetto per proteggere la proprietà: quattro tipi di azioni, una per ogni ramo e maggioranze dei due terzi per operazioni che riguardino i tre pilastri del gruppo, Atlantia, Autogrill, Benetton Group. Un passaggio particolarmente importante perché l’intero assetto è destinato a cambiare sotto la guida di Alessandro.

Il secondogenito di Luciano è rimasto a lungo in una posizione distaccata, ha sviluppato un proprio percorso finanziario, con la sua società 21 Investment, e c’è voluto tempo, ci sono voluti passaggi drammatici prima che il suo ruolo venisse accettato dal resto della famiglia. Soprattutto ha dovuto superare quella tragedia che lascia lacerazioni profonde: il crollo del ponte Morandi a Genova.

L’eredità della famiglia Caprotti

Hanno trovato un punto d’incontro le signore Esselunga eredi di Bernardo Caprotti, l’uomo del supermarket all’italiana. Prima di morire il noto imprenditore ha diviso tutti i suoi beni con cura, ma il testamento diventa la prova di divisioni profonde. La decisione di rivedere la prima versione risale a luglio 2010, quando Caprotti licenzia Paolo De Gennis, vice presidente di Esselunga e storico manager. La sua uscita dopo che l’imprenditore aveva cacciato il figlio Giuseppe, fa deflagrare anche il litigio con la prima figlia Violetta.

La famiglia si spacca e Bernardo decide di nominare come uniche eredi universali la figlia Marina e la seconda moglie Giuliana che ottengono il controllo del Supermarket italiani, la holding del gruppo ed il 55% della Villata, immobiliare che raccoglie uffici, magazzini e supermercati. Giuseppe e Violetta, invece, si spartiscono il restante 30% di Esselunga e il 45% dell’immobiliare. Alla storica segretaria, Germana Chiodi, Caprotti lascia 75 milioni di euro, ossia la metà dei suoi risparmi privati.

I dissensi continuano quando emerge che il valore di Esselunga è tre volte quello di La Villata. Riscontrata una “lesione della legittima” per i figli di primo letto, nel giugno 2017 viene stipulato un accordo per sanare ogni pretesa futura: il ricorso alla Borsa con la quotazione di Esselunga entro quattro anni. Marina, che lavora a tempo pieno in azienda con il marito Francesco Moncada, diventa vicepresidente e la madre, Giuliana presidente onorario.

Ad un certo momento Marina decide di sospendere la quotazione in Borsa e liquidare i fratelli, contando su un diritto di prelazione. E’ così necessario ricorrere ad un collegio arbitrale; dopo 14 mesi, nel marzo 2020 stabilisce che il gruppo vale 6,1 miliardi di euro. Marina Caprotti e la madre Giuliana Albera possono acquisire direttamente la quota in mano a Giuseppe e Violetta, per 1,83 miliardi di euro (915 milioni a testa) e arrivare al 100% del colosso della grande distribuzione.

 

L’eredità della famiglia Del Vecchio

Non è un figlio, ma un manager l’uomo al centro delle controversie in casa Del Vecchio. Francesco Milleri che, da semplice consulente poi fidato consigliere, nel 2016 diventa numero due di Luxottica e dopo la morte del suo mentore è il capo e la guida di un gruppo che vale circa 80 miliardi di euro tra immobili della società Convivio, ville e yacht, il 29% di Mediobanca, il 6% di Assicurazioni Generali e il 32,2% di Essilor Luxottica che da solo vale in borsa circa 26 miliardi.

E qui è il nocciolo della questione che divide gli eredi a un anno dalla morte del fondatore Leonardo. Quattro figli ai quali il fondatore aveva distribuito quote pressoché paritarie non accettano quello che ritengono un privilegio indebito a un manager entrato in casa solo molto tardi. Secondo il testamento di Del Vecchio, rivisto dopo aver sposato per la seconda volta Nicoletta Zampillo, gli otto eredi hanno avuto il 12,5% ciascuno della Delfin, la cassaforte lussemburghese: sono i sei figli (Claudio, Marisa e Paola avuti dalla prima consorte, Luca e Clemente avuti da Sabina Grossi, Leonardo Maria nato dalla Zampillo), più l’ultima moglie e il figlio che lei ha da un altro marito. Tutti insieme si dividono il ricco portafoglio.

Luca, Clemente, Paolo e il primogenito Claudio hanno accolto il testamento con beneficio d’inventario. Troppe sarebbero le tasse di successione da pagare, troppi gli immobili finiti alla signora Zampillo e troppe le azioni lasciate a Milleri (per un valore di 270 milioni di euro) nella società della quale è anche presidente e amministratore delegato, cioè Essilor Luxottica. In più, lo stesso manager ha in mano le chiavi della cassaforte. Ce ne vorrà per un anno almeno.