Goldman Sachs finanziamento Serie A

La prossima primavera verrà lanciata una società, con diversi asset, da un miliardo di dollari, guidata da un ex banchiere di Goldman Sachs, Peter Grieve, e un team dirigenziale con vari esperti nel mondo del calcio. A riferirlo è il sito specializzato Off The Pitch.

Proprio da Goldman Sachs, va ricordato, arriva Gerald “Gerry” Cardinale, proprietario del Milan attraverso il fondo RedBird, ed è la stessa banca d’affari che ha l’incarico da Suning, insieme a Raine Group, di cercare compratori per l’Inter.

Peter Grieve, presidente della Football Co, questo il nome della società in questione, ha fatto sapere come «i nostri operatori proprietari, che sono all’interno del gruppo, hanno già effettuato acquisizioni di diversi club in Nord, Centro e Sud America e anche nell’Europa centrale». Da altre informazioni, sembra che il gruppo sia molto vicino all’acquisizione di una società in Inghilterra, oltre che a varie trattative in corso nel resto del mondo.

«Penso che la valutazione complessiva – continua Grieve –, quando avremo finito, sarà di molti miliardi. Direi che quando arriveremo al lancio della società, questo sia più simile a un miliardo. Tutte le risorse immesse in Football Co. sono di proprietà individuale».

Al momento non si conosce nessuna delle identità degli operatori all’interno del gruppo. Il solo Grieve possiede personalmente i Bantu Rovers (il centrocampista dell’Aston Villa, Marvelous Nakamba proveniva dalla sua accademia), che giocano nella prima divisione dello Zimbabwe e in passato è stato vicinissimo all’acquisto dell’Hull City. Nelle ultime settimane i media brasiliani hanno ipotizzato che ci sia lui dietro un’offerta per l’acquisto dell’Atlético Mineiro, il club più storico di Belo Horizonte.

Attraverso una mail inviata dall’ufficio delle pubbliche relazioni della società prossima al lancio, ecco però i profili presenti nel team dirigenziale, che vanta il presidente e l’amministratore delegato di una società pubblica, un dirigente commerciale della lega sportiva statunitense con accordi di partnership da 1 miliardo di dollari, un ex capo dell’Adidas Asia, un alto dirigente della European Club Association, il proprietario e presidente di un club della Champions League e di un capo delegazione nazionale ai Mondiali dell’anno scorso. Sembra una formazione intrigante, ma ancora nessun nome.

Grieve vede un’opportunità in quello che definisce l’attuale modello di proprietà del club “rotto”. Crede che l’industria del calcio come opportunità di investimento non rifletta le moderne imprese internazionali.

«I singoli club sono troppo piccoli – afferma lo stesso Grieve – per essere davvero buone aziende. Non sono abbastanza diversificati. Le impronte non sono abbastanza grandi. La proprietà è medievale, perché tutti questi club giocano al livello della loro realtà economica. Ecco la linea delle entrate. Prendiamo una percentuale di quei ricavi ed è quello che può essere investito nella squadra. E per la maggior parte, per periodi di tempo più lunghi, è lì che giocano. L’unico modo per migliorare il gioco è aumentare il livello delle entrate, e se non sono in grado di farlo, allora l’unico modo per ottenere la promozione è che il proprietario frughi in tasca e metta più soldi o venda perché se non può, deve vendere».

Nelle idee di Grieve e soci, Football Co. attraverso l’uso di un portafoglio diversificato che riduce i rischi degli investitori così da poter applicare economie di scala a tutto il gruppo.

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