Milan rivalutazione marchio
(Foto: MIGUEL MEDINA/AFP via Getty Images)

Il Milan ha chiuso l’esercizio che si è concluso il 30 giugno 2022 con un patrimonio netto positivo per 131,2 milioni di euro, un dato in crescita rispetto ai 67,3 milioni di euro del 30 giugno 2021, nonostante la stagione 2021/22 si sia chiusa con perdite per 66,5 milioni. Una risultato offerto dallo sfruttamento di una norma di quello che viene chiamato DL Agosto (D.L. 104/2020, convertito nella Legge n. 126 del 13/10/2020), che permette di rivalutare a bilancio le immobilizzazioni immateriali.

L’obiettivo di questo strumento – che per il Milan si è tradotto nella rivalutazione del marchio – è quello di incentivare la patrimonializzazione delle imprese e limitare le perdite derivanti dai danni economici causati dalla pandemia. Una norma che hanno potuto sfruttare solo i club che redigono i bilanci seguendo i principi contabili italiani (OIC) e non quelli internazionali (IFRS), quindi – per fare un esempio concreto – la Juventus è esclusa.

La stessa strada è già stata seguita comunque da altri club di Serie A nel recente passato, dall’Inter al Napoli, passando per l’Udinese (che ha sfruttato lo strumento anche per rivalutare il calciatore Rodrigo De Paul). Società alle quali si aggiunge ora il Milan, che ha «acquisito da un professionista di rinomata esperienza e reputazione sul mercato, nonché indipendente, una perizia di stima del valore del Marchio», si legge nel bilancio del club rossonero.

«L’operazione di rivalutazione del marchio, volta a far emergere il valore reale dello stesso e pertanto a dare una rappresentazione veritiera e corretta di un asset aziendale, è giunta in seguito all’acquisizione del parere legale da parte di PwC TLS Avvocati e Commercialisti e della perizia esequita dall’advisor indipendente Wepartner SpA. La rivalutazione del valore del marchio, effettuata ai fini civilistici, nel rispetto dei principi di prudenza, ragionevolezza e dimostrabilità, è stata iscritta dal Club nelle immobilizzazioni immateriali del bilancio di esercizio», ha aggiunto il Milan in una nota.

«Il criterio utilizzato da tale esperto (lo studio Wepartner del Prof. Angelo Provasoli, ndr) per il calcolo del valore del marchio è il metodo del royalty relief basato sul budget 2022/2023 della società. L’esperto ha inoltre utilizzato criteri di controllo del valore ed effettuato assunzioni prudenziali. La rivalutazione è stata effettuata ai soli fini civilistici (senza impatti fiscali) per un importo non superiore a quello indicato nella perizia prodotta dall’esperto e acquisita agli atti della società», spiega ulteriormente il Milan nel bilancio.

Nello specifico, il marchio “Milan” (la cui ultima valutazione aggiornata, risalente al 2005, era pari a 35 milioni di euro), è stato iscritto dalla società nelle immobilizzazioni immateriali del bilancio di esercizio per 174 milioni di euro con contropartita una riserva di patrimonio netto pari a 125 milioni di euro ed un fondo imposte differite pari a 49 milioni di euro.

All’incremento di valore del marchio è stata così iscritta nella Capo Gruppo «la Riserva di rivalutazione – D.L. 104/2020” (riserva di utili) per Euro 125.454 migliaia, a seguito della rivalutazione del marchio “AC Milan” effettuata avvalendosi della facoltà di cui all’art. 110 del DL 104/2020, convertito nella Legge n. 126 del 13/10/2020 e sue successive modifiche».

In questo modo, quindi, il Milan ha potuto iscrivere nel patrimonio netto una riserva che ha permesso quasi di raddoppiare il patrimonio netto. A ciò hanno contribuito anche i «versamenti in conto futuro aumento di capitale sociale per complessivi 5 milioni di Euro effettuati dal socio di maggioranza», che per la stagione 2021/22 era ancora il fondo Elliott. Complessivamente, quindi, da un patrimonio netto di 67,3 milioni al 30 giugno 2021, il Milan al 30 giugno 2022 aveva un patrimonio netto positivo per 131,230 milioni grazie alla riserva di rivalutazione – D.L. 104/2020 per 125 milioni di euro.

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