Evergrande piano salva debito
Evergrande Group (Image credit: Depositphotos)

I creditori cinesi si oppongono a Evergrande, rifiutando uno slittamento di sei mesi della cedola sul bond onshore da 671 milioni di dollari della controllata Hengda. Lo riporta Il Sole 24 Ore, spiegando che si tratta dell’anticamera del primo default del colosso immobiliare. In Cina i clienti delle banche vengono disincentivati dal prelevare dai loro conti e, per questo, protestano.

Chi ha puntato sull’immobiliare rischia così di rimanere a bocca asciutta. Le famiglie si stanno indebitando di più anche e soprattutto a causa dell’abitazione, tanto che a fine 2020 oltre il 62% del debito del settore non finanziario era imputabile alle famiglie, percentuale che schizza al 72% se si includono anche i prestiti sovvenzionati del Fondo per la casa.

Il destino di Evergrande resta incerto. A dicembre c’è stato il primo default di un bond offshore mentre, finora almeno, i creditori cinesi titolari di obbligazioni onshore sono sempre stati soddisfatti e privilegiati rispetto ai creditori stranieri, banche e fondi. Questo perchè la porzione più ampia dei 300 miliardi di dollari di debito, pari a oltre due terzi del totale, è polverizzato in mano a cinesi.

«Adesso la prospettiva è che il settore immobiliare sia entrato in una fase di freno strutturale a causa del rallentamento dell’urbanizzazione e dell’invecchiamento della popolazione, con un conseguente impatto frenante sulla dinamica del Pil nei prossimi anni nonché sulla domanda di materie prime da parte della Cina», si legge nel report “La Cina nel 2022” del Centro studi dell’Iccf (Italy China Council Foundation).

Va ricordato che la questione Evergrande riguarda da vicino anche Suning, la holding proprietaria dell’Inter. Nel 2017 Zhang Jindong aveva anticipato ad Evergrande capitali per 20 miliardi di yuan (circa 2,6 miliardi di euro), sottoscrivendo azioni di classe A di Evergrande Real Estate (nota anche come Hengda Real Estate) destinate alla quotazione in borsa, con la promessa di forti dividendi.

Grazie al supporto di Suning e di altri gruppi privati cinesi, Evergrande aveva così raccolto complessivamente 130 miliardi di yuan (circa 16,65 miliardi di euro), grazie anche alla promessa che nel caso in cui la quotazione in borsa delle azioni di classe A di Evergrande Real Estate non si fosse concretizzata, gli investimenti sarebbero stati ripagati entro marzo 2021.

Tuttavia, nell’autunno del 2020, dopo l’ennesimo rinvio del progetto di quotazione, alcuni investitori hanno dato il loro assenso a non esercitare opzioni di riscatto delle quote versate, evitando la crisi di liquidità di Evergrande. Tra questi anche lo stesso Zhang Jindong che ha accettato di rivedere l’accordo in essere con il patron di Evergrande, Xu Jiayin. Zhang ha dunque rinunciato a chiedere il rimborso dei 20 miliardi di yuan, mantenendo così la partecipazione immobilizzata in Evergrande Real Estate (notizia da cui sono scaturite le pressioni sul debito di Suning e che hanno portato alla crisi del gruppo).

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