Football Affairs, l'opinione di Luciano Mondellini

Nella puntata settimanale de “La Politica nel pallone”, la trasmissione condotta aa Emilio Mancuso su Radio Rai GR Parlamento è intervenuto Marco Samaja, amministratore delegato di Lazard Italia, la filiale italiana della prestigiosissima banca d’affari franco-statunitense.

Il programma radiofonico, al quale ha partecipato anche chi scrive e il direttore di Tuttosport Guido Vaciago, è stata quindi l’occasione per fare il punto sul momento del calcio business in Italia con uno dei massimi esperti del settore

Samaja, infatti, oltre ad essere un apprezzatissimo banker nel campo strettamente finanziario per avere lavorato in qualità di advisor finanziario ad alcune delle più grandi operazione di fusione e acquisizione degli ultimi anni, è anche un personaggio molto noto per quanto riguarda le tematiche economiche legate al mondo del pallone avendo svolto il lavoro di consulente in alcuni tra i passaggi di proprietà di club più importanti negli ultimi anni. Il manager infatti ha affiancato Massimo Moratti nella cessione del pacchetto di maggioranza dell’Inter a Erick Thohir, ha assistito la Fininvest di Silvio Berlusconi nella vendita del Milan a Yonghong Li, e attualmente sta facendo da advisor nelle cessioni di Palermo (passato ieri al City Football Club) e della Sampdoria (dove la situazione è ancora incerta ma qualcosa si sta muovendo). Non certo meno importante è stato l’incarico di consulenza per la Lega Serie A nella partita della costituzione della media company per la commercializzazione dei diritti tv, terminata poi nel nulla.

Ne è dunque uscita una chiacchierata che ha fatto il punto sulla situazione della finanza del pallone in Italia. Soprattutto sono emersi due punti: uno negativo e l’altro, anch’esso negativo, ma che lascia spazio a molte speranze per il futuro del movimento.

Il primo è quello sui cui aveva lavorato il banker, ovvero quello delo sfumato ingresso dei fondi nella media company che la Lega avrebbe istituito per commercializzare i propri diritti tv. La Lega Serie A, sotto la presidenza di Paolo Dal Pino, nel 2020 era infatti stata la prima ad avere avuto questa idea ed era stata avvicinata per prima dal fondo di private equity CVC che aveva promesso una iniezione immediata di 1,7 miliardi per il 10% della società.

Questi soldi sarebbero poi stati redistribuiti ai club italiani tonificandone i bilanci e iproggeti, visto che parte di essi sarebbero stati vincolati ad opere infrastrutturali. Tutto sfumò nel nulla e visto poi l’indecisione della Lega italiana il fondo ha poi virato sulla Liga spagnola chiudendo un’operazione simile. La transazione nel 2021 ha portato 2 miliardi alle società iberiche (una parte voincolata a progetti infrastrutturali) non solo ha aiutato molto club a mettere a posto i propri conti ma ha permesso in alcuni casi di proseguire progetti startegici bloccati da tempo per problemi finanziari. È il caso del Valencia che ha annunciato in settimana il progetto del nuovo Mestalla, un progetto da 115 milioni di euro bloccato da anni. Ad anni di distanza Samaja è ancora rammaricato: «Ci sono stato sopra un anno, c’è il rammarico di avere lavorato a vuoto. Era una proposta virtuosa, una parte dei soldi poteva essere utilizzata per giocatori e debiti, una parte per lo sviluppo delle infrastrutture. L’auspicio è che si possano riprendere modalità simili a quelle che sono state proposte negli ultimi tempi, ma c’è forte rammarico per quell’operazione», ha spiegato Samaja.

Il secondo punto importante è stato sul perché molti investitori stranieri, ivi inclusi quelli con cui sta lavorando su Palermo e Sampdoria, stanno mostrando grande interesse per le società italiane, nonostante spesse volte i risulati di bialncio siano tutt’altro che positivi. Ed è su questo punto che una situazione non bella che un situazione lascia spazio alla fiducia per il futuro. «Il calcio italiano è come se fosse arrivato a un punto di minimo», ha spiegato il banker, «ma proprio per questo si intravede una potenzialità futura di sviluppo. I nostri diritti tv sono un terzo o un quarto rispetto alla Premier League, se si confezionasse un prodotto più appetibile, la Serie A avrebbe un potenziale molto elevato. Da qui l’interesse degli stranieri, le cose non possono che migliorare e i soggetti interessati vogliono sfruttare la potenzialità del calcio». In questo quadro, ha proseguito il banker, «L’auspicio è che managerializzando le società si riesca a fare sì che il prodotto calcio diventi appetibile e ci siano maggiori introiti da diritti televisivi. La Premier ora gira a quattro volte tanto e la Liga due volte tanto. Se si riuscisse solamente a duplicare la quota dei diritti all’estero ci sarebbe un grande beneficio”.

Insomma all’estero molti pensano che vedono l’Italia del pallone abbia quasi toccato il punti di minimo dei valori e quindi i club sono un potenziale affare. Il punto è vedere se oltre il punto di minimo si può sempre trovare un minimo ancora più baso oppure se inizierà la risalita. In settimana due eventi hanno spinto su direzioni opposte. La prima riguarda lo scontro eterno tra la FIGC e la Lega Serie A che certo non contribuisca ad attirare investitori dall’estero. Come ha scritto questa testata, infatti la Lega ha minacciato di non votare il bilancio federale per uno screzio sul caso Chievo. E nella stessa direzione va anche lo scontro tra Lega Serie B e la Federazione sulla questione delle seconde squadre.

Però vi è stata anche una notizia molto positiva per che deve valorizzare il prodotto calcio italiano all’estero. Ovvero il superamento della Legge Melandri. La Serie A quindi potrà tornare a giocare la sua partita per i diritti tv alla pari con gli altri grandi campionati europei. All’interno del decreto Pnrr 2 approvato alla Camera, c’è infatti un articolo (il numero 21 comma 2 bis) che di fatto manda in cantina la cosiddetta Legge Melandri per quanto riguarda i suoi vincoli legati alla vendita dei diritti tv all’estero, per la gioia della Lega Serie A. In particolare, per quanto concerne la cessione dei diritti audiovisivi del massimo campionato italiano all’estero si tratta di un’autentica boccata di ossigeno. Viene a decadere infatti il limite temporale, che prevedeva la cessione per un massimo di tre anni. Viene inoltre superata la necessità di seguire procedure competitive o lunghe attese per la stipula dei contratti.

«Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge di conversione del DL sul Pnrr possiamo guardare alla futura commercializzazione dei diritti audiovisivi all’estero con maggiore ottimismo», ha commentato il presidente della Lega Serie A, Lorenzo Casini.

Insomma il neo presidente Casini un risultato l’ha portato a casa. Ora bisognerà sfruttarlo al meglio. E si vedrà se il calcio italiano potrà risalire dal punto di minimo.

L’ESEMPIO DELLA LIGA

Sempre in tema di valorizzazione del prodotto La Liga spagnola insieme a Legends (società specializzata nella fornitura di soluzioni per società sportive e operanti nel settore dell’intrattenimento tra partnership, hospitality, merchandising e soluzioni tecnologiche) ha presentato un nuovo spazio espositivo su sette piani nel centro di Madrid che prenderà vita a fine 2022. LaLiga e il Comune di Madrid hanno infatti inaugurato vicino alla Puerta del Sol in questi giorni “LEGENDS – The Home of Football”. Lo spazio offrirà ai visitatori un tour immersivo, tecnologico, espositivo e interattivo, per la più grande collezione nella storia del calcio mondiale, rappresentata da oggetti e memorabilia originali utilizzati nelle partite dagli stessi giocatori, custoditi da più di trent’anni (approvata da UEFA e FIFA). Lo spazio avrà anche una Game Area Metaverse, uno store, un Cinema 4D, stanze temporanee, una stanza chiamata Football Art con proiezioni di ultima generazione e un ristorante “LaLiga TwentyNine” sul tetto, con una vista privilegiata su Puerta del Sol.

Insomma uno spazio che ha tutt l’aria di essere un grande motore di ricavi per La Liga, non solo per le migliaia di turisti che ogni anno visitano la capitale spagnola ma anche per i tifosi che arrivano a Madrid in occasione delle grandi gare internazionali delle due squadre cittadine.

Ora nel mondo del business prendere a prestito le idee degli altri non si dice copiare ma adottare le pratiche migliori (le cosiddette best practice) e quindi perché anche la Serie A non può pensare a qualcosa di simile nel centro di Milano o di Roma? Pochi campionati possono gareggiare con il nostro in quanto a campioni che hanno fatto la storia del calcio mondiale. Iniziando da Meazza e Piola per finire a più recenti Cristiano Ronaldo e Ibrahimovic e passando per Mazzola, Rivera, Maradona Ronaldo Van Basten, Platini, Zidane, Falcao, Totti, Matthaeus la lista è praticamente infinita.

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