Antonio Percassi e Stephen Pagliuca (Photo by MIGUEL MEDINA/AFP via Getty Images)

Si aggiungono due nuovi soggetti all’interno della nuova complessa catena di controllo dell’Atalanta, dopo il passaggio della maggioranza dalla famiglia Percassi alla cordata guidata dall’imprenditore Stephen Pagliuca. All’interno delle operazioni legate alla cessione della maggioranza nelle mani della cordata statunitense, infatti, c’è anche un bond sottoscritto in particolare da due fondi: il fondo Carlyle e il fondo Ares.

Lo scorso 12 aprile la holding Athena Spa, interamente controllata dalla società La Dea H (ultima scatola italiana della catena di controllo dell’Atalanta, di cui la cordata Usa ha il 55% e la famiglia Percassi il 45% tramite Odissea), ha emesso un prestito obbligazionario dal valore nominale di 152,5 milioni di euro quotato a Vienna, che è già stato interamente sottoscritto con scadenza al 2027 e che, soprattutto, ha interessi all’8% annuo.

Un bond che è servito “per finanziaria parte del corrispettivo dovuto da La Dea 11 a Odissea (la società dei Percassi, ndr) per l’acquisto dell’intero capitale di La Dea (l’ultima holding nella catena di controllo che detiene la maggioranza dell’Atalanta, ndr)”, si legge nei documenti. I proventi, inoltre, non sono serviti solo per completare l’acquisizione, ma serviranno anche a “realizzare gli obiettivi imprenditoriali di gruppo alla base di tale operazione. Tali obiettivi sono identificabili, primariamente, nel rafforzamento della compagine sportiva e societaria di Atalanta BC con lo scopo di conseguire un ulteriore miglioramento dei relativi risultati sportivi ed economici (oltre a quelli ragguardevoli sin qui raggiunti)”.

Come pegno per il bond da 152 milioni, sono state date le quote della società La Dea 11, ovverosia di fatto una delle società che controlla l’86,44% delle quote dell’Atalanta. In alcuni documenti che Calcio e Finanza ha potuto visionare, inoltre, emerge anche il nome di chi ha sottoscritto il bond e quindi viene indicato come “creditori pignoratizi”, ovverosia cinque società con sedi tra Lussemburgo e Stati Uniti che fanno riferimento al fondo statunitense Carlyle (che gestisce asset per circa 203 miliardi di dollari) e una che invece fa riferimento al fondo Ares, già accostato nei mesi scorsi sia all’Inter che al Milan.

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Classe 1990, giornalista.