Serie A canale Lega
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La FIFA ha annunciato questa settimana il lancio di FIFA+, una piattaforma digitale creata per avvicinare ancora di più i tifosi di tutto il mondo allo sport che amano, gratuitamente. La nuova OTT presenterà accesso a partite live da ogni parte del mondo, giochi interattivi, notizie, informazioni sui tornei, contenuti video rivoluzionari e senza precedenti per offrire una narrazione di portata globale del calcio maschile e femminile e tanto altro.

Soffermandoci sul tema delle partite in diretta, l’organo di governo del calcio mondiale ha fatto sapere che entro la fine del 2022, FIFA+ trasmetterà in streaming l’equivalente di 40.000 partite live all’anno di 100 Federazioni calcistiche da tutte e sei le Confederazioni, incluse 11.000 partite di calcio femminile.

FIFA+ offrirà una copertura in diretta sia dei campionati europei più importanti che delle competizioni di tutto il mondo finora più trascurate, con partite di calcio maschile, femminile e giovanile. Dal momento del lancio, su FIFA+ verranno trasmesse 1.400 partite al mese, una cifra destinata ad aumentare rapidamente.

Quello della FIFA non è il primo caso di OTT “interna”. Già nel 2019 la UEFA aveva lanciato UEFA.tv, servizio creato per promuovere tutte le competizioni UEFA trasmettendo filmati dietro le quinte, interviste e un’ampia gamma di contenuti supplementari. Non solo, la piattaforma era stata creata anche per trasmettere competizioni UEFA giovanili, femminili e di futsal offrendo un’ampia copertura in diretta nei mercati pertinenti.

Il tentativo dei due organismi di conquistare spazio nel mercato televisivo – anche se in questo caso parliamo di streaming – segna chiaramente la volontà di intraprendere un percorso di produzione propria dei contenuti, non solo per quanto riguarda tutto quello che avviene dietro le quinte, ma anche per la trasmissione dei match in diretta, cominciando da quelle partite magari meno “appetibili” tra i broadcaster.

I diritti televisivi, è risaputo, sono uno degli asset fondamentali del calcio odierno, ma Leghe e Federazioni devono ancora appoggiarsi ad emittenti televisive e piattaforme di streaming per portare al grande pubblico i loro contenuti. Questo principalmente per due motivi:

  • Manca ancora negli enti organizzatori una forza tale da consentire la produzione in autonomia degli eventi in diretta;
  • I broadcaster sono disposti a garantire una cifra base per i diritti televisivi che ripulisce i ricavi finali dalle incertezze legate alla vendita del prodotto al pubblico

Dall’altro lato, non si può non sottolineare che la possibilità di produrre le partite in autonomia e venderle all’utente finale tramite una piattaforma OTT (come potrebbe essere nel caso di UEFA e FIFA) consentirebbe nel migliore dei casi di massimizzare i ricavi derivanti dai diritti tv. Un obiettivo sicuramente ambizioso, ma al quale oggi si guarda con sempre più frequenza.

Spostandoci sui campionati nazionali, la Liga spagnola ha già lanciato la sua piattaforma OTT nel 2019, con l’obiettivo di trasmettere sport ma anche sfide della seconda divisione calcistica spagnola. Il risultato finale – nelle idee del massimo campionato di calcio – è quello di arrivare a trasmettere le migliori sfide del calcio spagnolo, dal Clasico alle altre di prima divisione.

«Fornire servizi al consumatore è il futuro», affermava il presidente della Liga Javier Tebas nel giugno 2021. Secondo il dirigente è questo «il lavoro che deve essere fatto, poiché se non facciamo quel passo, il nostro valore rimarrà nelle mani di un terzo (Amazon, DAZN o Facebook, ndr) che avrà tutti i dati, e i proprietari, che sono i club, sapranno solo dei 50.000 tifosi che vanno allo stadio, non dei milioni che li seguono attraverso l’OTT».

«Ci vorranno cinque o sei anni, ma il modello B2C sarà realizzato. Il modello è buono, ma bisognerà vedere se sarà sufficiente solo avere la Liga o accompagnarla con altri sport», aveva aggiunto, osservando che «ecco perché abbiamo creato già un’OTT (LaLiga Sports TV), perché dobbiamo sapere tutto questo».

Quello della pluralità di contenuti è un altro tema molto importante, con le Leghe che potrebbero decidere di essere non solo produttori in casa, ma anche acquirenti di diritti tv legati ad altri sport a completamento di un palinsesto più accattivante per il consumatore finale.

E l’Italia? In Serie A si è già parlato – e si continuerà a farlo – del famoso canale di Lega, già individuato come alternativa nel lancio del bando per i diritti televisivi del ciclo 2021-2024, quando le partite sono state successivamente assegnate a DAZN – come player principale – e a Sky. Quel bando dava precedenza all’invito ad offrire per i broadacaster tradizionali e gli intermediari indipendenti (come nella trattativa poi fallita con Mediapro nel 2018), per poi passare eventualmente alle manifestazioni di interesse per il canale tematico.

Nel documento si leggeva che si sarebbe trattato di un «canale lineare e/o on demand da commercializzare esclusivamente in modalità a pagamento, salvo limitate finestre promozionali in chiaro, inclusi singoli Eventi, da stabilire di volta in volta, basato su un palinsesto e/o catalogo che comprende:

  • la Diretta di tutti gli Eventi, anche all’interno di un programma contenitore, con collegamenti e interazione tra i campi in simultanea visione di tutti gli Eventi di una Giornata in un unico contesto;
  • la Differita delle Immagini Salienti e delle Immagini Correlate di tutti gli Eventi, fino alla mezzanotte dell’ottavo giorno che segue la disputa di ciascun Evento;
  • la Differita (Repliche e Sintesi) di tutti gli Eventi, fino alla mezzanotte dell’ottavo giorno che segue la disputa di ciascun Evento;
  • la trasmissione di Eventi, in versione integrale o parziale, di Immagini Salienti e/o Correlate, inclusi nei Diritti di Archivio ove disponibili all’esito di negoziazione con le Società Sportive;
  • programmi di approfondimento dedicati al calcio e in particolare alla Competizione;
  • la trasmissione di eventuali altri eventi e notiziari a contenuto sportivo».

Insomma, un chiaro indizio del fatto che la Lega sarebbe stata pronta a intraprendere questo percorso alternativo, che per il futuro – magari già dal ciclo 2024-2027 – potrebbe trasformarsi in soluzione principale. Tra i più convinti c’è sempre stato il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis, che nel recente passato ha illustrato i suoi piani per un canale di Lega che non facesse leva su terzi.

Un progetto che puntava da subito a ricavi per 2,5 miliardi di euro per arrivare a 2,9 miliardi all’anno alla fine di un quinquennio con 5,2 milioni di abbonati (dai 4 di partenza). In questi ricavi ci sarebbe qualcosa come 330 milioni da ricavi internazionali (stima prudenziale) oltre a Coppa Italia, Supercoppa, advertising, introiti da bar ed esercizi commerciali. Il tutto con un livello di costi che negli anni sarebbe lievitato da 264 a 350 milioni per utili sempre crescenti da 1,8 (raddoppiati quindi da subito rispetto agli incassi attuali da diritti tv) a 2,6 miliardi annui alla fine del quinquennio. Il prezzo per l’utente? Si parlava all’epoca di 36 euro al mese.

Piani che per il momento sono rimasti su carta, ma se due indizi fanno una prova, con il passare del tempo iniziano a esserci sempre più indicazioni del fatto che i canali di Lega – o delle Confederazioni – potrebbero essere una delle soluzioni per il calcio del futuro. Non solo stadi, ma anche canali di proprietà.

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