Il logo di Ita Airways (Image credit: Depositphotos)

Turbolenze sulla rotta di privatizzazione di Ita Airways. Sei consiglieri di amministrazione su nove si sono dimessi, dopo che ieri è stata approvata in cda la relazione di bilancio. Fonti vicino al dossier spiegano che con l’approvazione del progetto di bilancio “è finita la fase di creazione” della società ed inizia la fase di privatizzazione. Il cda aveva infatti l’obiettivo “di traghettare la creazione della società”, questo è stato fatto e adesso parte la privatizzazione, quindi il cda, come era “programmato”, ha fatto un passo indietro dimettendosi.

A lasciare sono stati Lelio Fornabaio, Simonetta Giordani, Angelo Piazza, Silvio Martuccelli, Cristina Girelli, Alessandra Fratini. Restano nel consiglio il presidente, Alfredo Altavilla, l’amministratore delegato, Fabio Lazzerini, e la consigliera Frances Ouseley. Le stesse fonti sottolineano che non c’entrano le spese per gli advisor, spiegando che questa seconda fase necessita di un avvio e di un andamento più snello che deve essere gestito dalla società in maniera più rapida. Secondo indiscrezioni di stampa le dimissioni sono dovute a disaccordi sulle trattative per la privatizzazione e ai costi milionari dei consulenti che assistono la società nella vendita.

La notizia fa scattare l’allarme tra i sindacati: per la Filt-Cgil la vicenda del cda “non deve avere riflessi sulle prospettive industriali ed occupazionali” della compagnia, afferma il segretario nazionale Fabrizio Cuscito, auspicando che “la questione si superi a breve”. Esprime “sconcerto ed incredulità” l’Associazione Nazionale Piloti. “In un momento così delicato per l’azienda e per il Paese, con migliaia di dipendenti di Alitalia ancora in cassa integrazione è sorprendente questa decisione”, sottolinea il presidente Anp Marco Veneziani.

Il percorso tracciato dal governo stabilisce che la cessione del 100% detenuto dal Ministero delle Finanze possa avvenire, anche in più fasi, con un’offerta pubblica di vendita oppure con trattativa diretta. Inizialmente il Mef resterà in Ita con una quota di minoranza che potrà poi essere venduta in una fase successiva. Il ministro dell’economia, Daniele Franco, intervenendo al question time al Senato nei giorni scorsi ha sottolineato che il dpcm, varato in Consiglio dei ministri l’11 febbraio e che ha dato il via alla privatizzazione, “pone l’accento su tre aspetti essenziali per Ita. La dimensione industriale: si mira ad una compagnia solida e redditizia. Le prospettive di crescita della società: si ritengono cruciali l’accesso ai mercati strategici e l’operatività sul lungo raggio. L’occupazione: la crescita di Ita deve tradursi in sviluppo di occupazione di qualità e sostenibile”.

Al momento sul tavolo della privatizzazione della compagnia c’è una sola proposta concreta: quella presentata da Msc insieme alla compagnia tedesca Lufthansa. Una proposta strutturata da 1,2-1,5 miliardi, che viene considerata la base per poter prendere in esame eventuali altre proposte. Tra le altre compagnie interessati a Ita, circolano da tempo anche i nomi di Delta e Air France-Klm. Comunque si resta ancora in una fase iniziale perché i potenziali candidati devono passare al setaccio i conti di Ita nella data room prima di mettere a punto un’offerta vera e propria.

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