Il logo della Premier League (Photo by Stu Forster/Getty Images)

La Superlega, in fondo, c’è già. Ma è un campionato nazionale: il dominio, economico e non solo, della Premier League sembra infatti pronto ad allargarsi ancora di più nel post-pandemia. Dai diritti tv internazionali ai super miliardari sbarcati in Inghilterra, fino ai progetti dei nuovi stadi, il gap già ampio tra il campionato d’oltremanica e le altre leghe è destinato a diventare ancora maggiore.

A partire dalla capacità di spesa dei singoli club, spinta dall’arrivo in Premier di proprietà come il fondo saudita PIF, che ha acquistato la maggioranza del Newcastle, ma anche da Daniel Kretinsky, magnate ceco con un patrimonio secondo Forbes da 3,53 miliardi di euro già accostato in passato a Roma e Milan, che ha investito 160 milioni di sterline per acquistare il 27% del West Ham. Con la prospettiva, tutt’altro che campata per aria, che alle Bix Six tradizionali (Manchester United, Manchester City, Chelsea, Arsenal, Liverpool e Tottenham) si aggiungano altre due squadre, visto il potere di fuoco delle nuove proprietà.

Se è vero che in Italia, ad esempio, non sono mancate le proprietà straniere che hanno investito nei club di Serie A (l’ultima il Genoa, acquistata dal fondo 777 Partners), va però sottolineato come le spese in Premier League abbiano tutt’altro valore: basti pensare che ora il West Ham, valutato nell’operazione Kretinsky circa 830 milioni di euro, ha un valore di mercato di poco inferiore alla capitalizzazione di Borsa della Juventus, per due squadre però di ben diversa caratura.

Un valore dato soprattutto dalla ricchezza dei singoli club inglesi, una ricchezza destinata ad aumentare nei prossimi tre anni, spinta dai diritti tv internazionali. La Premier League negli scorsi mesi ha infatti deciso di rinnovare i diritti tv nazionali per i prossimi tre anni, confermando i ricavi delle ultime tre stagioni con Sky Sports, BT, Amazon e la BBC che pagheranno un totale di 5 miliardi di sterline (circa 6 miliardi di euro) nel triennio.

Il vero salto in avanti, tuttavia, verrà fatto nell’ambito internazionali. Dagli Usa ai paesi nordici, gli oltre 100 accordi già firmati porteranno complessivamente 5 miliardi di sterline (circa 6 miliardi di euro) nelle casse dei club inglesi: in sostanza, il valore dei diritti nazionali ed esteri si equivalgono, anzi addirittura, secondo le ultime indiscrezioni, quelli provenienti da fuori Inghilterra sarebbero maggiori.

Con una netta inversione di tendenza rispetto non solo alla storia della Premier, ma anche a quello che avviene nelle altre leghe: la Serie A, per fare un esempio, incasserà 600 milioni circa complessivi dai diritti tv nel prossimo triennio, mentre la Liga nell’ultimo triennio non è andata oltre 4,5 miliardi complessivi.

Una capacità di spesa che le società hanno riversato e, probabilmente, riverseranno sul mercato nelle prossime stagioni. Con effetti anche sui risultati in campo: non è un caso, in fondo, se c’è sempre stata almeno una inglese in campo nelle ultime quattro finali di Champions, con due sfide solo tra club di Premier (Liverpool-Tottenham nel 2018/19 e Chelsea-Manchester City nel 2020/21). E altrettanto non è un caso se nell’elenco dei 30 candidati al Pallone d’Oro 2021 sono ben 13 i giocatori che oggi scendono in campo con maglie di squadre della Premier League. Senza considerare la presenza in panchina di allenatori al top come Jurgen Klopp, Pep Guardiola, Thomas Tuchel e, ultimo, il ritorno anche di Antonio Conte.

Le Big Six inglesi prime a lasciare la Superlega

Non sorprende, così, che le Big Six inglesi siano state le prime a fare retromarcia sul progetto della Superlega. Ma non sono solo le big a trascinare il movimento. Basti pensare anche agli investimenti a livelli infrastrutturali: dopo i nuovi impianti delle ultime stagioni (su tutti il Tottenham Hotspurs Stadium), l’Everton negli scorsi mesi ha ricevuto il via libera da parte del Governo inglese per il nuovo stadio, mentre il Liverpool prosegue nel suo progetto di ampliare Anfield.

Con un occhio di riguardo, inoltre, anche per i tifosi. Non solo nella riapertura degli stadi fin dall’estate (mantenendo il 100% anche oggi, nonostante una situazione epidemiologica complicata in chiave Covid) con boom di ricavi dal botteghinoma anche con una scelta che sa di ritorno al passato come il via libera ai posti in piedi negli stadi. Un modo per accontentare anche i tifosi, che chiedono intanto sempre più peso nella gestione dei club su determinate scelte: anche per questo, forse, la Premier League continua ad ampliare il suo gap con gli altri campionati.

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