Holding più ricche Italia
John Elkann e Andrea Agnelli (Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images)

La liquidità non è certo un problema per i grandi imprenditori italiani. Lo sottolinea MF-Milano Finanza, che in un articolo pubblicato sul settimanale analizza le disponibilità liquide grandi casseforti di famiglia, che vedono al primo posto Leonardo Del Vecchio, con un patrimonio totale della sua Delfin pari a 27,1 miliardi.

L’imprenditore è tallonato da John Elkann, primo socio della società semplice Dicembre (60%) al vertice della galassia industriale che fa riferimento a Exor, la holding quotata ad Amsterdam (capitalizzazione superiore ai 20 miliardi) ai massimi storici grazie soprattutto all’exploit di borsa della partecipata Ferrari arrivata a un market cap di oltre 44 miliardi.

La famiglia di Torino – che tramite Exor controlla anche oltre il 63% della Juventus – potrà brindare, a metà 2022, alla ricca plusvalenza di 2,3 miliardi di dollari (1,99 miliardi di euro) che incasserà dalla vendita di Partner Re a Covea per 9 miliardi di dollari (7,7 miliardi di euro).

Il guadagno netto in arrivo andrà a sommarsi all’attuale capacità di mobilitazione di risorse di Exor che ammonta a 3 miliardi di euro tra liquidità (2 miliardi) e leva finanziaria (un miliardo). La famiglia Elkann-Agnelli, però, si terrà lontana dalle partite finanziarie e bancarie nazionali puntando – spiega Milano Finanza – su settori in crescita come la moda, il digitale e il tech.

E se l’esborso più immediato per Exor saranno i 255 milioni (75 milioni già anticipati nelle scorse settimane) destinati a garantire pro-quota l’aumento di capitale da 400 milioni della Juventus, arrivando a un esborso di 450 milioni in due anni, nel futuro della cassaforte degli Agnelli-Elkann potrebbe esserci anche un altro big deal: l’ingresso nel capitale della casa di moda Giorgio Armani.

Del Vecchio, da parte sua, può contare invece su 4-5 miliardi di liquidità (il 20% dei 27,1 miliardi di nav di Delfin è rappresentato da attività finanziarie) che in questi ultimi anni ha concentrato in particolare su quella che è la partita strategica decisiva per il mercato italiano, ovvero il futuro di Mediobanca e Generali.

Tra gli altri imprenditori “liquidi”, MF segnala anche Francesco Gaetano Caltagirone. L’immobiliarista, costruttore ed editore romano è l’altro grande protagonista della partita decisiva per le sorti del sistema finanziario. Caltagirone, seduto su una liquidità di 1-1,5 miliardi, ha già messo sul piatto 2,3 miliardi nella costruzione delle posizioni in Generali (la quota sfiora il 7% e può aumentare) e Mediobanca (circa il 3%), oltre ai 700 milioni investiti per le partecipazioni in Acea e Suez.

Coinvolti nella vicenda finanziaria decisiva per l’Italia sono anche i Benetton azionisti sia di Piazzetta Cuccia (2,1%, quota disdettata dall’accordo di consultazione) e nel Leone di Trieste (circa il 4%). La loro concentrazione è per lo sviluppo di Atlantia, dopo la cessione della quota di controllo in Autostrade per l’Italia, sull’aumento di capitale da 600 milioni Autogrill e sul risanamento dell’omonima azienda d’abbigliamento che dal 2013 ha cumulato perdite per oltre un miliardo.

Chi ha, invece, deciso di abbandonare la partita Mediobanca-Generali è la Fininvest dei Berlusconi, che lo scorso mese di maggio ha ceduto il 2% incassando 174 milioni. La cassaforte guidata da Marina Berlusconi con Danilo Pellegrino come AD, che nel mese di ottobre ha visto recapitarsi un assegno da 168 milioni dalla partecipata Banca Mediolanum, alla fine dello scorso anno poteva contare su una liquidità a livello di spa vicina ai 350 milioni (deve garantire capitali al Monza Calcio) e di 844 milioni a livello consolidato.

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