Silvio Berlusconi e, sullo schermo dietro di lui, Vladimir Putin (Foto Samantha Zucchi Insidefoto)

Non solo vip o sportivi (come il ct dell’Italia Roberto Mancini), i Pandora Papers svelano anche gli affari degli oligarchi russi e i rapporti che legano un manager italiano vicino a Silvio Berlusconi e Vladimir Putin. Come riportato dall’Espresso, tra le carte infatti spunta anche il nome di Angelo Codignoni, manager ex Fininvest scomparso pochi mesi fa e a lungo descritto come l’anello di collegamento operativo tra il presidente russo e il leader di Forza Italia.

Le carte, in particolare, lo legano all’oligarca Yuri Kovalchuk, al vertice della potentissima Bank Rossiya, più volte descritta come la banca personale di Putin. Un rapporto che parte da un contratto del 30 giugno 2014 con cui la Telcrest investment di Cipro (che faceva capo appunto a Bank Rossiya) si impegna a versare 2,945 milioni di euro annui in 12 rate come compenso per “servizi” alla Momentum Overseas delle British Virgin Islands (BVI), che invece porta a Codignoni. La holding cipriota, inoltre, all’epoca controllava una quota del 25% del gruppo televisivo russo Ctc, di cui Codignoni era co-presidente e membro del CdA fin dal giugno 2011.

Ricostruendo la sua carriera, l’Espresso ricorda che Codignoni era stato responsabile negli anni ottanta della Cinq, tentativo fallimentare di replicare Canale 5 in Francia. Nel 1993 invece Berlusconi gli affida l’organizzazione dei club dei Forza Italia, da cui nasce poi il partito. Conclusa l’esperienza politica, Codignoni torna alla tv (al vertice di Europosrt tra le altre), poi si mette in proprio aprendo una società a Montecarlo e sbarcando in seguito in Russia, con la fama di mago di tv e pubblicità.

Anni in cui i rapporti tra Berlusconi e Putin si sono fatti sempre più stretti, con il nuovo zar che cercava soprattutto di controllare i media per consolidare il potere, dopo aver messo sotto il controllo del Cremlino altri settori chiave, dall’economia alle banche. E in questo schema rientra anche Kovalchuk, uno degli oligarchi più vicini a Putin, che dopo aver accumulato miliardi alla guida di Bank Rossiya ha anche creato un impero mediatico senza eguali, partendo da una piccola tv di proprietà del comune di San Pietroburgo che si chiamava Canale 5. In questo quadro, Codignoni entra in scena con incarichi ai massimi livelli, venendo ad esempio cooptato nel consiglio d’amministrazione del National Media Group (Nmg), la holding di Mosca che ha rilevato il controllo di Ctc.

Nei Pandora Papers, però, emergono altri dettagli. Ad esempio, un contratto del gennaio 2014 tra la Momentum Overseas delle British Virgin Islands e la Acceleration Management Solutions, la società di Codignoni a Montecarlo, con quest’ultima che si impegna a fornire servizi di consulenza alla offshore per quanto riguarda la partecipazione al board della Ctc con un compenso pari a 1,8 milioni annui.

Ma nei Pandora Papers emergono anche altre società offshore in paradisi fiscali legate a Codignoni, come Baynen International, con sede a Panama, Alcott Services e Sunlight Corporate, registrate invece alle British Virgin Islands. Con affari che hanno continuato a rimbalzare tra Mosca, Montecarlo e Caraibi, fino anche all’estate scorsa, quando il nome del manager italiano compariva ancora, in particolare, tra gli amministratori di Abr Management, la holding che controlla le attività di Bank Rossiya. E in mezzo c’era anche lo sport, visto che Codignoni, grande appassionato di motori, faceva parte pure dell’advisory board di Igora Drive, la società che ha costruito l’autodromo alle porte di San Pietroburgo dove a partire dal 2023 si svolgerà il Gran premio di Russia di Formula Uno.

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