roma friedkin quanto ha speso
Ryan e Dan Friedkin (Photo Gino Mancini / Insidefoto)

Nella notte tra il 5 e il 6 agosto 2020, la Roma entrò ufficialmente nell’era Friedkin, chiudendo l’epoca Pallotta, un passaggio di mano poi perfezionato il 17 agosto. Un anno dopo, il club giallorosso è radicalmente cambiato: non solo nella proprietà, ma anche nella società e fino in campo, con l’arrivo di José Mourinho. Una rivoluzione (costosa) di cui ora si attendono i risultati, nella prima stagione in cui Dan e Ryan Friedkin hanno potuto programmare tutto con le giuste tempistiche. Non facendo, inoltre, mancare il supporto economico alla società.

Complessivamente, infatti, la cifra finora investita dai Friedkin si avvicina ai 400 milioni di euro, di cui 199 per l’acquisto della società da Pallotta e il resto versato nelle casse del club.

Nel dettaglio, i Friedkin avevano pagato a Pallotta:

  • 63,4 milioni per l’86,6% del capitale del club;
  • 8,4 milioni per “le altre partecipazioni societarie detenute direttamente e indirettamente da AS Roma SPV”;
  • 111 milioni per rimborsare i finanziamenti-Soci in favore del Club” erogati da Pallotta,;
  • 16 milioni per i finanziamenti-soci erogati in favore di Stadio TdV SpA;
  • 199 milioni complessivi.

Per quanto riguarda i versamenti nelle casse della società per le esigenze di capitale, i Friedkin hanno versato come finanziamento soci:

  • 10 milioni nell’agosto 2020;
  • 53 milioni nel settembre 2020;
  • 29,6 milioni nell’ottobre 2020;
  • 40 milioni nel dicembre 2020;
  • 10,5 milioni nell’aprile 2021;
  • 10 milioni nel maggio 2021;
  • 10,2 milioni nel giugno 2021;
  • 25 milioni nel luglio 2021;
  • 188,3 milioni complessivi. 

Complessivamente, quindi, tra acquisto della società e versamenti nelle casse del club, i Friedkin hanno già speso 387,3 milioni di euro nel giro di un anno. Soldi che sono serviti per far respirare il bilancio giallorosso, che dopo il -204 milioni nel 2019/20, nei primi nove mesi della stagione 2020/21 ha fatto segnare un rosso di 108 milioni, a dimostrazione di una gestione non equilibrata che necessita di consistenti interventi da parte della proprietà.

A livello commerciale, la nuova proprietà ha portato alla rivoluzione sulla maglia: addio Nike e Qatar Airways, sono arrivati New Balance e Digitalbits, portando comunque cifre simili ai precedenti accordi. E, a proposito di rivoluzioni, tale è stata anche come impatto per i Friedkin nella dirigenza: tra i nuovi arrivi, le novità hanno riguardato Tiago Pinto (general manager), Lombardo (segretario generale), Vergine (responsabile del settore giovanile), Van Den Doel (direttore marketing), Scalera (direttore relazioni governative), Pastorella (direttore di Roma Departments), Murgo (capo del personale), Krauss (capo della sicurezza), Vitali (responsabile ufficio legale) e Maurizio Costanzo (advisor comunicazione).

Sullo sfondo, però, resta soprattutto la questione stadio. Abbadonato il progetto Tor di Valle, ora i Friedkin stanno lavorando al secondo progetto, con diverse aree che potrebbero ospitare lo stadio (il Gamozetro, lo Sdo di Pietralata e la zona dei vecchi mercati generali, sull’Ostiense). Ma resta da risolvere il nodo dello scontro con il Comune: il Campidoglio, infatti, si è riservato una possibile causa che riguarderebbe soprattutto i costi amministrativi degli otto anni spesi dalla Roma e dal Comune per il progetto poi accantonato dai Friedkin, «Non confermo né smentisco», le parole con cui Virginia Raggi, sindaca di Roma, ha risposto alla domanda del Il Romanista sulla possibilità di fare causa alla Roma sulla vicenda di Tor di Valle. E sullo stadio lo scontro non è ancora finito.

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