Agli inizi degli anni ’70, gli sponsor sulle divise delle squadre di Serie A erano qualcosa di inconcepibile. Nulla avrebbe potuto “sporcare” i colori sociali, figuriamoci una pubblicità di qualche marchio. Un pensiero che è cambiato nel corso del tempo, una volta che il mondo del pallone ha iniziato ad assumere una valenza anche economica sempre maggiore, con la conseguente idea di poter sfruttare la visibilità creata dalle squadre.

Da Barilla ai recenti accordi con piattaforme di blockchain, sono così passati 40 anni da quando è arrivato il via libera definitivo agli sponsor di maglia: la stagione 1981/82 è stata infatti la prima dopo la liberalizzazione della possibilità di avere dei brand sul petto della divisa.

Un percorso che era iniziato negli anni precedenti: nel 1978 il prima via all’inserimento sulle divise dei loghi degli sponsor tecnici, poi diversi tentativi di aggirare le norme (l’Udinese con lo sponsor sui pantaloncini, gli sponsor che comparivano solo sulle tute delle riserve in panchina), con il primo vero sponsor di maglia che è stato portato in campo dal Perugia: la società strinse un accordo con il gruppo alimentare IBP per far comparire il logo sulla divisa, cosa che accadde il 26 agosto 1979 in Coppa Italia.

Servirono tuttavia due anni per la liberalizzazione totale per il campionato di Serie A. Una scelta che partì dai club, con il progetto che inizò a delinearsi in una prima assemblea dei club il 9 maggio 1981 su spinta, riporta il Corriere della Sera dell’epoca, anche di Silvio Berlusconi (non ancora presidente del Milan ma che puntava sugli aspetti commerciali anche in tema di diritti tv per la sua tv, dove voleva trasmettere la Serie A): uno spazio di 100 cm² sul fronte della divisa in cui inserire, quindi, il brand di uno sponsor.

Il via libera arrivò, quindi, per l’inizio della stagione 1981/82. E quasi tutte le società di fatto ne approfittarono fin da subito: 13 club strinsero subito accordi di sponsor, per una cifra complessiva intorno ai 5 miliardi di lire che, considerando l’inflazione, sarebbero oggi pari a 20 milioni di euro circa.

L’elenco dei primi sponsor è presente in una tabella del Corriere della Sera del 7 agosto 1981:

 

Ariston-Juventus, Inno Hit-Inter, Barilla-Roma, Zanussi-Udinese sono diventati così accordi storici, rimasti a lungo nell’immaginario dei tifosi.

Con il passare degli anni, sono cambiati nel frattempo anche i settori da cui provengono le aziende che investono nel mondo del calcio: dalla tecnologia (si pensi a Sony-Juventus o Nintendo-Fiorentina negli anni ’90) ai motori (Opel-Milan ma anche lo storico rapporto tra Pirelli e l’Inter, conclusosi solo quest’anno), fino ad arrivare alle nuove piattaforme. Se in Premier League, ad esempio, il Manchester United avrà TeamViewer sulla propria divisa, in Italia ci saranno Digitalbits sulla maglia della Roma e Socios.com su quella dell’Inter: le nuove piattaforme internet che ora puntano anche sul calcio per espandersi.

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