LInea Diletta DAZN Antonio Conte
Diletta Leotta e Antonio Conte

Nella nuova puntata di Linea Diletta disponibile da domani sabato 5 giugno sulla piattaforma di streaming, Antonio Conte, trascinatore e assoluto protagonista del 19° Scudetto neroazzurro, si racconta ai microfoni di DAZN nell’ultima intervista rilasciata da allenatore dell’Inter. Il futuro del tecnico pugliese è ancora incerto, il passato però è ricco di successi, ottenuti grazie alla grinta e alla determinazione che lo hanno portato a vincere tutto, prima da giocatore e poi da allenatore.

La continua ricerca di nuove sfide e stimoli lo hanno portato a interrompere l’egemonia bianconera a cui lui stesso aveva dato il via e che dopo 9 anni sembrava inarrestabile. La vittoria del quinto campionato di Serie A è solo l’ultimo successo personale di una carriera calcistica ricca di soddisfazioni, che Antonio Conte ripercorre ai microfoni di DAZN assieme a Diletta Leotta partendo proprio dai momenti fondamentali del campionato appena concluso. Nell’intervista, l’ex CT della Nazionale parla poi del suo modo di intendere il ruolo dell’allenatore e di gestire lo spogliatoio, lasciandosi andare anche a un raro commento sulla sua vita privata.

Antonio Conte si è raccontato a 360 gradi ai microfoni di Diletta Leotta nella nuova puntata di “Liletta”. L’ormai ex tecnico dell’Inter ha sottolineato quale sia il motivo dei suoi successi da tecnico e sottolineato quanto sia stato importante il contributo della squadra per arrivare al tricolore: “Penso di essere una persona che non si accontenta delle situazioni “comode”. Penso di aver scelto la situazione più difficile. “L’obiettivo quando ho firmato per l’Inter era un progetto triennale per riportare l’Inter ad avere ambizione, a tornare a giocare per obiettivi importanti. Il fatto di esserci riuscito al secondo anno è stata una grande cosa”.

I successi nella sua carriera non sono mancati, ma fare il tecnico richiede doti particolari: “Fare l’allenatore sicuramente non è semplice, soprattutto se lo vuoi fare a grandi livelli e se hai anche le capacità di farlo ad alti livelli. Perchè comunque le pressioni, le aspettative, lo stress è veramente tanto. Devi essere bravo a convivere e gestire certe situazioni sapendo che ti ritrovi sempre solo”.

Nel corso della stagione i nerazzurri non sono stati sempre in testa alla classifica, ma Conte non ha dubbi nell’indicare quando la stagione della sua squadra abbia vissuto il punto di svolta: “A livello di campionato il momento decisivo è stato quando abbiamo sorpassato il Milan. In quel momento devi reggere la pressione, perchè da cacciatore diventi lepre. E devi capire che da quel momento in poi tutto dipende dal tuo risultato. Non dipendi da niente e da nessuno ma sai che vincendo metti pressione su tutti. Poteva esserci un po’ di ansia da primo posto in classifica. Invece noi abbiamo accelerato. E credo quello sia stato il momento decisivo perchè da lì in poi, chi era dietro ha faticato perchè vedeva che chi stava davanti continuava a vincere”.

Pur avendo ormai lasciato il club, l’allenatore non manca di riconoscere i meriti del gruppo per il risultato ottenuto: “Una cosa che mi riconoscono i calciatori è che è meglio una brutta verità che una bella bugia. Su una brutta verità costruisci, anche se al momento il calciatore o la persona che lavora con te ci può rimanere male. Ma alla fine apprezza perché una brutta verità porta a un ragionamento, una riflessione e poi ad un miglioramento. “I ragazzi sono maturati. È inevitabile che sono all’inizio. Per tantissimi è la prima volta ad aver vinto qualcosa di importante in carriera. Però come dico sempre, quando inizi a vincere poi la vittoria ti deve entrare nel cervello. Dev’essere tua. E sai che per vincere a volte devi esasperare alcune situazioni. “I ragazzi sono stati veramente bravi. Tutti loro stanno iniziando un percorso da vincenti. Non solo hanno vinto un campionato italiano, ma hanno vinto un campionato che per 9-10 anni aveva avuto solo una storia. E il fatto che abbiano realizzato questa impresa è un grande merito”.

Non è mancato un salto indietro nel tempo al periodo da calciatore, anche quello ricco di soddisfazioni: “Da calciatore ero uno bravo. Da calciatore ho vinto tutto quello che si poteva vincere. Nella mia carriera, sia da calciatore che da allenatore, ho vinto tanto pero ho perso anche tanto. Quando perdi alcune partite, comunque dentro ti rimane una “cattiveria” che ti porta a non voler più rivivere quel momento e a fare di tutto per cercare di trasferire anche questo ai calciatori che a volte hanno difficoltà a capire da dove arriva questa “cattiveria”. Sicuramente deriva dalle cicatrici, che si sono rimarginate, ma diciamo che non ne vuoi altre, ecco”.

Ma sul futuro sembra avere le idee piuttosto chiare: “Mi piacerebbe fare delle esperienze all’estero. Mi piacerebbe andare in America” – ha concluso.

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