Superlega club Champions
Aleksander Ceferin (Photo: Peter Schatz via Onefootball)

Il finale di stagione 2020/21 è stato uno dei più emozionanti che il calcio europeo si ricordi. Ognuno dei massimi campionati aveva uno o più verdetti ancora da scrivere, e soprattutto in Premier League e Serie A la questione scottante era la qualificazione in Champions League.

Una decina di giorni fa, la situazione dei club della Superlega nella corsa Champions era tutt’altro che rosea: dei 12 club fondatori, più di un terzo rischiava di non parteciparvi. Le squadre in bilico erano divise tra Italia e Inghilterra, considerando che le tre spagnole erano già qualificate da diverso tempo.

Juventus e Milan in Italia, Chelsea, Liverpool e Tottenham in Inghilterra erano ancora pienamente in corsa, senza però avere la minima certezza di poter partecipare alla massima competizione continentale, con tutti i mancati ricavi che l’esclusione avrebbe comportato.

Alla fine, l’ultimo sprint ha premiato tutti questi club, Tottenham a parte. Ma la cosa interessante è che il club della Superlega porta a casa l’en plein: tutti e 10 i posti disponibili, divisi su tre campionati, sono stati occupati, compresi quindi i quattro ancora in bilico all’inizio della scorsa giornata.

Bisogna comunque tener conto che due di questi quattro posti rimanenti, uno in Premier e uno in Serie A, sarebbe certamente andato ad un club fondatore, così che il numero minimo di partecipanti tra i fondatori sarebbe stato 8/10. Era tuttavia difficile ipotizzare il 10/10 realizzatosi alla fine, diviso in questo modo:

  • 4/4 in Inghilterra (Manchester City, Manchester United, Liverpool e Chelsea)
  • 3/3 in Italia (Inter, Milan e Juventus)
  • 3/3 in Spagna (Atletico Madrid, Real Madrid e Barcellona)

Ad essere escluse, alla fine, sono rimaste soltanto Tottenham e Arsenal. Il che non è una sorpresa, dato che la Premier League è l’unico campionato che non avrebbe in ogni caso potuto portare in Champions tutti i suoi club fondatori, essendo cinque il numero massimo di squadre dello stesso Paese che possono partecipare alla competizione.

In ogni caso, i Gunners erano esclusi già da diverso tempo, nello specifico da quando l’eliminazione in semifinale contro il Villareal ha impedito loro di poter puntare alla vittoria dell’Europa League; vittoria che, nel caso in cui fosse arrivata, avrebbe portato a 11 il numero di club fondatori della Superlega in Champions League, numero massimo in assoluto possibile.

Anche il Tottenham era appeso ad un filo sottilissimo, dato che per qualificarsi avrebbe dovuto vincere tre partite su tre, sperando in altrettante sconfitte di quelle davanti in classifica. Gli Spurs si potranno comunque consolare con la partecipazione all’Europa Conference League, conquistata proprio ai danni dell’Arsenal, fuori da ogni competizione europea. Festeggiano invece Liverpool e Chelsea, che escludono un Leicester che vede sfumare il sogno Champions all’ultima giornata per il secondo anno consecutivo.

Tra i club fondatori è festa grande anche in Serie A. Gli ultimi due posti disponibili sembravano dover essere spartiti tra il Napoli e uno dei due club “separatisti”, Juventus e Milan. Tuttavia, l’Hellas Verona ha spezzato i sogni dei partenopei che non sono riusciti a centrare il successo casalingo, permettendo così a rossoneri e bianconeri di riempire gli ultimi due posti per il treno Champions in partenza dall’Italia.

Alla fine, nonostante le accuse di non dare il giusto peso alla meritocrazia, i club della Superlega hanno conquistato il risultato campo. Quello che poteva essere un potenziale disastro economico-sportivo, alla luce anche delle difficoltà finanziarie di molti di questi club, è stato quindi – quasi per tutti – sventato.

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