Roma ricostruzione
(Foto Fabio Rossi/AS Roma/LaPresse, via Onefootball)

Alla luce della pesante sconfitta di Old Trafford, la Roma rischia di veder praticamente conclusa la sua stagione prima del tempo. A meno di un miracolo sportivo – sulla falsa riga di quello che ha consentito ai giallorossi di eliminare il Barcellona dalla Champions nel 2018 – la formazione di Fonseca sembra destinata a uscire alle semifinali di Europa League.

Un’eliminazione che farebbe svanire anche il sogno Champions per la prossima stagione (realizzabile in caso di trionfo nella competizione europea), dato che in Serie A il divario tra i giallorossi e il quarto posto è di 11 punti, troppi quando mancano ormai cinque giornate al termine del campionato.

Per questo motivo in casa Roma si sta già lavorando per la prossima stagione, la prima interamente gestita dalla nuova proprietà. Ricordiamo infatti che i Friedkin sono arrivati nella capitale ad agosto 2020 e che non hanno avuto il tempo materiale per imprimere la loro linea societaria, un lavoro che si è poi sviluppato nel corso del 2021.

A tal proposito, ipotizzando l’addio di Fonseca, la stampa romana si è concentrata due profili per il prossimo anno in panchina: Massimiliano Allegri e Maurizio Sarri. Il Direttore Generale Tiago Pinto è al lavoro per fare la scelta migliore, con il supporto di Charles Gould, uomo di fiducia di Friedkin e ceo di Retexo Intelligence, compagnia specializzata nella creazione di strategie e analisi per conto di società sportive.

Proprio Gould ha realizzato non più tardi di gennaio 2021 un’analisi per conto di Calcio e Finanza, nella quale ha raccontato i dettami strategici che dovrebbe seguire un club calcistico all’avanguardia. «Una solida struttura di base e operazioni sul settore giovanile sono fondamentali per qualsiasi club, nonché il modo più semplice per sviluppare il proprio futuro» aveva spiegato.

Una strategia che potrebbe sposarsi maggiormente con la filosofia di Maurizio Sarri, allenatore che con il Napoli ha dimostrato di essere in grado di plasmare calciatori che sono diventati dei top player nei rispettivi ruoli. Riportiamo di seguito l’analisi integrale di Charles Gould:

Se si chiede ai club europei qual è il loro obiettivo principale, la maggioranza parlerà di ricavi da diritti televisivi, partnership commerciali, ticketing, merchandising e monetizzazione digitale. I club discuteranno anche dell’opportunità di sviluppare nuove risorse commerciali e di commercializzare questo inventario per creare flussi di entrate accessorie al core business.

Ad ogni modo, il panorama del calcio è cambiato e sebbene il suo potenziale commerciale non sia mai stato così grande, i marchi di club in crescita e le entrate commerciali sono concetti principalmente di appannaggio dei grandi club. A parte i futuri introiti televisivi disponibili per la partecipazione a un importante campionato europeo, è meno probabile che un piccolo club che ottiene la promozione in un importante campionato europeo sia in grado di commercializzarsi al ritmo dei club più grandi e leggendari.

Alla domanda sulle priorità aziendali, un minor numero di club parla di creare asset finanziari e aumentare il proprio valore aziendale utilizzando le materie prime a propria disposizione, ovvero tramite la produzione di giocatori. Formare calciatori attraverso il settore giovanile di un club è un esercizio (relativamente) a basso costo e che produce risorse finanziarie (giocatori) più abbondanti e solide rispetto ad altre iniziative commerciali.

L’Italia come paese ha fatto diversi passi indietro nella produzione di giocatori d’élite nell’ultima generazione. Durante la stagione 2019/2020 la Serie A ha avuto all’interno delle proprie rose solamente del 39,5% di giocatori italiani, rispetto al 60% di giocatori spagnoli della Liga, al 53% di francesi della Ligue 1, al 43% di giocatori tedeschi della Bundesliga e davanti solo ai 37% di giocatori britannici tesserati per club di Premier League. L’Italia ha la base di praticanti per affrontare il calo della produzione dei suoi giocatori e la prova di questo rovescio è già presente.

Una solida struttura di base e operazioni sul settore giovanile sono fondamentali per qualsiasi club, nonché il modo più semplice per sviluppare il proprio futuro. In effetti, il settore giovanile è e dovrebbe essere potenziato come la linfa vitale di qualsiasi club. La principale conseguenza legata all’assenza di un Academy sviluppata è l’obbligo di acquisire giocatori da altri club, spesso a prezzi elevati.

La costruzione di un ottimo settore giovanile si basa su tre componenti chiave: reclutamento, metodologia e percorso dell’accademia. Lo scouting nel settore giovanile è un’arte diversa dallo scouting della Prima Squadra: i giocatori sono raramente sviluppati fisicamente e non hanno ancora dovuto affrontare le inevitabili sfide fuori dal campo che li attendono una volta divenuti giocatori da prima squadra.

La metodologia applicata dai club è importante tanto quanto l’aver acquisito i migliori giocatori possibili all’inizio. Cinque esempi principali confermano quanto sia importante la metodologia per costruire correttamente un settore giovanile.

Athletic Bilbao – il club recluta esclusivamente giocatori baschi o giocatori di origine basca nella sua accademia e prima squadra. La popolazione dei Paesi baschi è leggermente superiore a 2 milioni di abitanti. Nonostante le sue restrizioni autoimposte, l’Athletic Bilbao produce regolarmente giocatori d’élite e nel 2018 è diventato il primo club a vendere due calciatori cresciuti nella sua Academy, Aymeric Laporte al Manchester City e Kepa Arrizabalaga al Chelsea, per oltre 50 milioni di euro ciascuno.

Olympique Lyonnais – A parte l’incredibile lavoro svolto dal club nel reclutamento dei giocatori post-accademia, il Lione, con sede nella regione francese Auvergne-Rhône-Alpes, ha prodotto un elevato numero di giocatori d’élite provenienti solo da quella regione, tra cui Karim Benzema, Corentin Tolisso, Alexandre Lacazette, Nabil Fekir, Samuel Umtiti, Willem Geubbels e Houssem Aouar. Quasi tutti questi giocatori sono nazionali francesi e Umtiti, Tolisso e Fekir sono diventati Campioni del Mondo nel 2018.

*Samuel Umtiti è nato in Camerun ma è cresciuto a Villeurbanne nella metropoli di Lione

Uruguay – Nonostante sia un paese con una popolaRzione di soltanto 3,5 milioni di persone, l’Uruguay produce costantemente giocatori d’élite, come dimostrato dall’attuale generazione con giocatori come Darwin Núñez, José Giménez, Fede Valverde, Lucas Torreira, Rodrigo Bentancur e Ronald Araújo.

Croazia – Finalista della Coppa del Mondo nel 2018, la Croazia ha una popolazione di poco più di 4 milioni di persone. La maggior parte dello sviluppo di successo dei giovani croati proviene dalla Dinamo Zagabria, la cui ricerca di talenti è centrata sulla regione della capitale Zagabria. Ma c’è anche un numero significativo di giocatori di Spalato e di conseguenza formati nel club principale, l’Hajduk Spalato.

C’è poi la considerazione del percorso di crescita. Un club come il Benfica offre ai suoi giovani giocatori il tempo necessario per integrarsi nella Prima Squadra, che diviene la piattaforma per attirare l’interesse dei club stranieri sui talenti del club lusitano.

Benfica – i recenti giocatori usciti dall’Academy, provenienti da vicino Lisbona, includono Gonçalo Guedes, Renato Sanches, Bernardo Silva, João Cancelo, Ruben Dias, Gedson Fernandes e Florentino Luis.

Un vantaggio delle operazioni di successo del settore giovanile, tra gli altri, è la produzione di giocatori locali, idealmente tifosi, ma almeno con la conoscenza e l’apprezzamento di ciò che significa giocare per quel club, ovvero calciatori che sanno ciò che il club rappresenta, la sua storia. L’analisi dei giocatori d’élite cresciuti in casa e la loro presenza all’interno di squadre di successo dimostra il tipo di cultura che aiutano a promuovere nei loro club, qualcosa che è molto più difficile da ottenere con uno staff di giocatori straniero transitorio.

È interessante notare che sia la Francia che il Portogallo, in quanto nazioni prevalentemente calcistiche, hanno trovato il modo di sfruttare le comunità di immigrati presenti nei loro paesi. La Francia ospita molte famiglie di prima o seconda generazione provenienti dal Nord Africa, dall’Africa occidentale e dalle isole dei Caraibi francofoni – Guadalupa e Martinica sono esempi importanti anche se tecnicamente sono dipartimenti della Francia. Il Portogallo ospita da diverse generazioni le comunità di immigrati capoverdiane, angolane e mozambicane, che ha intrecciato con successo nel suo tessuto calcistico.

Sebbene l’Italia come paese non abbia lo stesso tipo di storia coloniale di Inghilterra, Francia, Spagna e Portogallo, ha una diaspora significativa e una crescente immigrazione dai paesi africani. Al momento in cui scrivo, queste comunità non sono state ancora integrate nell’infrastruttura calcistica italiana nella stessa misura della Francia o del Portogallo, a causa del fatto che la maggior parte di questa immigrazione è stata più recente che in altri paesi. I primi segnali che questo sta cominciando a cambiare si possono intravedere a livello delle nazionali giovanili dell’Italia.

Indipendentemente da questi cambiamenti demografici e dalle opportunità che rappresentano, gli esempi elencati danno ampia prova che qualsiasi club in qualsiasi regione è in grado di produrre giocatori di talento tramite una buona organizzazione del settore giovanile, uno scouting efficace, e lo sviluppo dei propri giovani giocatori offrendo loro percorsi d’inserimento nelle prime squadre.

Questi tipi di operazioni non sono limitati ai club d’élite. In effetti, i club più piccoli hanno spesso vantaggi rispetto ai club più grandi perché possono garantire ai giocatori ad alto potenziale il tempo di gioco che desiderano, cosa che è sempre più difficile da trovare nei club più grandi d’Europa.

Avere un sano settore giovanile dovrebbe essere una priorità per qualsiasi club, oltre ad essere il percorso migliore per la creazione di risorse con un budget limitato. I proprietari lungimiranti inizieranno a rendersi conto che strutturare correttamente questa parte del club è la loro migliore possibilità di generare entrate stabili e guadagni in conto capitale fenomenali, oltre ad una possibilità interna di completano la propria prima squadra.

A metà del 2019, Retexo ha avviato un progetto per analizzare l’output dei settori giovanili a livello globale per i campionati europei e comprendere le migliori pratiche che hanno consentito questi risultati. Il messaggio è chiaro: molti club che hanno successo devono però al contempo fare i conti con gli organigrammi e le linee di rendiconto che cambiano costantemente. Al contrario, i club che hanno sostenuto con successo il settore giovanile sono stati quelli che hanno stabilito e rispettato i propri piani, dando potere a individui competenti in strutture snelle con un contatto diretto con i decisori dei loro club.

Con la crescente quantità di capitale richiesta per l’acquisizione di club e l’aspettativa di ritorno sugli investimenti, il settore giovanile continuerà a guadagnare importanza come il battito del cuore di club ambiziosi, non solo da un punto di vista tecnico ma anche finanziario.

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