Milan manifesto Respact
Esultanza dei giocatori del Milan (Photo Cesare Purini / Insidefoto)

Le storie dei tre velocisti Tommie Smith, John Carlos, Peter Norman e della protesta alle Olimpiadi di Città del Messico ’68 che divenne uno dei simboli del novecento, danno il via alla campagna “Champions of Equity” con cui AC Milan intende far conoscere le storie di personaggi sportivi e atleti che hanno dato un contributo significativo alla promozione della tolleranza e dell'inclusione, a livello internazionale.

L’iniziativa, che partirà sabato 3 Aprile in occasione del match Milan v. Sampdoria,
rientra nel più ampio Manifesto programmatico per l’equità sociale, l’uguaglianza e
l’inclusività RESPACT – annunciato dal Club già alla fine dello scorso anno -, che
concretizza la visione a lungo termine della società, da sempre impegnata nella
condivisone dei valori positivi dello sport, per mitigare ogni forma di pregiudizio e
discriminazione. In particolare, la campagna di comunicazione sarà live durante le
partite casalinghe di AC Milan attraverso i canali digitali e social media del Club,
oltre che allo Stadio (con comunicazioni dedicate su LED a bordocampo e
megaschermo).

Milan manifesto “Respact” : gli obiettivi dell’iniziativa

In particolare, “Champions of Equity” è parte di una delle quattro direttrici del piano azioni di RESPACT – quella della Sensibilizzazione – attraverso cui il Club fa
emergere i temi e le questioni sociali rilevanti, come il razzismo, le diverse forme di diversity e la tutela dei diritti delle minoranze, facendo leva sulla propria piattaforma globale e sulla forza del proprio brand.

Educazione, Prevenzione e Condivisione sono, insieme alla Sensibilizzazione, le
direttrici lungo le quali si sviluppa il Manifesto programmatico “RESPACT” volto a
stimolare e ispirare tutte le componenti del mondo del calcio – a partire dalla nuova
generazione di tifosi – nella costruzione di cultura sociale e consapevolezza, per un
settore che intende divenire sempre più inclusivo, aperto e responsabile.

La storia di Tommie Smith, John Carlos e Peter Norman, ad oltre 50 anni dallo
storico podio a Città del Messico Il 16 ottobre 1968, i velocisti americani Tommie Smith e John Carlos finirono primo e terzo nella finale dei 200 metri ai Giochi Olimpici di Città del Messico. Smith aveva stabilito il nuovo record del mondo, con 19,83 secondi, nonostante avesse un tendine infortunato e avesse corso gli ultimi 10 metri con le braccia al cielo. Carlos era terzo dietro l’australiano Peter Norman.

Saliti sul podio per la premiazione, scalzi, Smith e Carlos abbassarono la testa
alzando il pugno chiuso, indossando guanti neri. Un clamoroso gesto di protesta a
favore dei diritti umani. Peter Norman mostrò il suo appoggio alla protesta indossando sul podio un distintivo a sostegno dell’Olympic Project for Human Rights (OPHR).

Il Comitato Olimpico Internazionale chiese immediatamente l’espulsione di Smith e
Carlos dal villaggio olimpico e la loro sospensione dalla squadra Americana, accusati
di aver tenuto una manifestazione politica alle Olimpiadi.

Al loro ritorno negli Stati Uniti, Smith e Carlos subirono estese critiche, e ricevettero
minacce e intimidazioni.

Norman invece, attaccato dai media Australiani per aver appoggiato la protesta,
venne escluso dai Giochi Olimpici del 1972, pur essendosi qualificato. La federazione statunitense di atletica leggera ha proclamato il 9 ottobre, data del suo funerale nel 2006, Peter Norman Day. Smith e Carlos hanno salutato per l’ultima volta il loro amico al suo funerale, sorreggendone la bara.