Lettera licenziamento Boban
(Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images)

Lettera licenziamento Boban – Il 29 dicembre 2020 il Milan è stato condannato dal Tribunale del Lavoro di Milan a risarcire risarcire Zvonimir Boban, licenziato il 7 marzo con effetto immediato dal club rossonero dopo i dissidi interni con Elliott e l’ad Ivan Gazidis.

Nella causa davanti al Tribunale del Lavoro il giudice ha dato ragione all’ex centrocampista croato, assistito dallo Studio Trifirò, condannando il Milan a versare 5,375 milioni al dirigente.

Il Milan ha già fatto sapere che ricorrerà in appello contro la sentenza.

Nelle motivazioni della sentenza, di cui Calcio e Finanza ha ottenuto copia, viene riportata anche la lettera di licenziamento inviata dal Milan al dirigente croato. Documento che pubblichiamo nella sua interezza.

Lettera licenziamento Boban – Il testo integrale

Egregio Signor Boban,

lo scorso 29 febbraio 2020, Lei ha rilasciato sulla “Gazzetta dello Sport” un’intervista (l’Intervista”, che Le alleghiamo alla presente) alla giornalista dott.ssa Alessandra Bocci.

L’Intervista, intitolata “La Verità di Boban“, richiamata nella prima pagina del suddetto quotidiano e sviluppata nelle successive pagine, ha esordito con la Sua affermazione “Milan ora voglio chiarezza“.

L’Intervista ha rappresentato, per i suoi contenuti – tutti a Lei riconducibili e da Lei mai smentiti – un evidente, gravissimo, immotivato e irragionevole Suo atto di accusa e di attacco nei confronti, al contempo, di A.C. Milan S.p.A. (la “Società”), della proprietà della Società (la “Proprietà), e dell’Amministratore Delegato (l’Amministratore Delegato”) della Società.

Tale intervista, peraltro, è stata da Lei rilasciata senza preavvertire e, senza, tantomeno coordinarsi né con l’Amministratore Delegato né con i Manager della Società a presidio delle funzioni deputate al mantenimento dei rapporti con i media.

Le riportiamo, di seguito, richiamando per il resto il testo integrale qui allegato, alcuni passaggi dell’Intervista:

Lei ha confutato l’affermazione dell’Amministratore Delegato secondo cui “non esistono due anime nel Milan“, evidenziando che “Per come la vedo io, l’unità significa condivisione, l’unità è rispetto. Alla fine, la base di tutto è avere questo approccio, è l’unica via per poter lavorare e sentirsi bene“.

Parlando di voci sul sig. Rangnick, Lei ha parlato di “evento destabilizzante” posto in essere dal Management della Società, evidenziando come “Non avvisarci è stato irrispettoso e inelegante. Non è da Milan. Almeno quello che ci ricordavamo fosse il Milan“;

Lei ha delegittimato l’Amministratore Delegato (i.e. il Suo referente contrattuale “in termini di coordinamento … per quanto necessario per l’esecuzione delle attività di Sua competenza“), evidenziando di non ritenere più necessario un confronto con il medesimo, atteso che “Per il bene del Milan è necessario che il meeting con la proprietà avvenga al più presto“.

Lei ha accusato la Proprietà di mancanza di chiarezza in relazione a budget ed obiettivi, dichiarando: “La proprietà deve essere chiara sia nei budget che negli obiettivi … al momento non sappiamo che margini avremo …

Lei ha indirettamente sostenuto l’assenza di una intesa sulle strategie con la Proprietà e con l’Amministratore Delegato non prendendo posizione sulla relativa domanda formulataLe nell’Intervista.

Lei ha di fatto sostenuto un’asserita “distanza” della Proprietà nella gestione della Società allorché ha affermato: “Noi sappiamo quanto sia importante avere un’identità milanese e italiana … Capiamo che a volte per le proprietà straniere sia difficile capirlo, ma è un passaggio fondamentale. Non si deve mai arrivare alla de-italianizzazione e de-milanizzazione, sarebbe veramente come perdere l’anima …“.

Le Sue affermazioni di cui sopra travalicano, consapevolmente, la soglia del rispetto della verità oggettiva e sono tali da arrecare gratuitamente un pregiudizio alla Società, alla Proprietà e all’Amministratore Delegato.

Sul punto, non può considerarsi un’esimente il fatto che le determinazioni della Società, della Proprietà e dell’Amministratore Delegato possano contrastare con le Sue aspettative ovvero con Suoi desiderata individuali.

Ciò, a maggior ragione, in considerazione del fatto che la Società, la Proprietà e l’Amministratore Delegato hanno sempre assicurato il fisiologico e corretto svolgimento dei rapporti con Lei.

Tale Sua condotta, nel momento in cui recide il vincolo fiduciario essenziale per ogni rapporto, è anche in manifesta violazione di obbligazioni specificamente da Lei assunte in base al contratto vigente (il “Contratto”), il quale regola la nostra collaborazione. Il riferimento va, in particolare, all’art. 27, punti sub (i) e (ii), del Contratto.

Peraltro, la gravità della Sue parole è indubbia, pure considerando l’eco che ha avuto l’Intervista in quanto ripresa, commentata ed analizzata dai principali media nazionali e le conseguenze negative sull’immagine della Società, della Proprietà e dell’Amministratore Delegato.

Con la presente, pertanto, in ragione di quanto sopra e della Sua condotta inadempiente, Le comunichiamo il recesso dal Contratto per giusta causa, così risolvendolo, e, pertanto, con effetto immediato.

Ci riserviamo, inoltre, avendo già conferito il relativo mandato, ogni azione, anche di natura risarcitoria, a tutela dei diritti della Società, della Proprietà, dell’Amministratore Delegato e del Management della Società, in ragione dei Suoi comportamenti.

Da ultimo, Le chiediamo di prendere contatto con la dott.ssa Frigerio al fine di procedere alla riconsegna dei beni aziendali a Lei conferiti in ragione del Contratto.

Distinti saluti.

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