John Elkann, presidente di FCA (Photo credit should read PIERO CRUCIATTI/AFP via Getty Images)

Il nuovo anno di borsa si apre domani all’insegna di Stellantis, la società che sorgerà dalla fusione tra Fca e Psa (Peugeot-Citroen) che sarà il quarto costruttore automobilistico al mondo con 8,7 milioni di auto vendute, 400.000 dipendenti e oltre 180 miliardi di euro di fatturato.

Per la giornata di oggi infatti sono convocate le assemblee straordinarie degli azionisti di Psa e Fca per deliberare sulla fusione che darà vita al nuovo gruppo. Si terranno in streaming a causa dell’epidemia, rispettivamente alle 11 e alle 14,30.

Le assemblee, dopo il via libera dell’antitrust europeo, sono uno degli ultimi passaggi nel processo di integrazione iniziato il 31 ottobre 2019 con l’annuncio del progetto “per creare un leader mondiale nella nuova era della mobilità sostenibile”.

Dopo le assemblee degli azionisti mancheranno soltanto le formalità per la quotazione di Stellantis alle Borse di Parigi, Milano e New York.

E’ probabile a questo punto che la chiusura dell’operazione avvenga in tempi rapidi e che la fusione possa essere ufficializzata già entro gennaio. Da quel giorno non ci saranno più Fca e Psa, ma nello scacchiere internazionale dell’auto farà la sua comparsa Stellantis che ha già il suo logo e manterrà tutti i 15 brand attuali delle due società.

Primo azionista di Stellantis sarà Exor con il 14,4%, seguito dalla famiglia Peugeot che avrà il 7,2%. Alle spalle lo Stato francese che deterrà il 6,2% e i cinesi di Dongfeng con il 5,6%. Un assetto che potrebbe modificarsi alla luce degli accordi tra gli azionisti in particolare per le quote detenute da Dongfeng e dal governo francese. Tra le novità ci sarà l’ingresso nel board di rappresentanti delle organizzazioni dei lavoratori.

La sede sarà in Olanda, dove c’è quella di Fca, John Elkann sarà il presidente, Carlos Tavares l’amministratore delegato, mentre a Mike Manley saranno affidate le attività delle Americhe. Toccherà a Tavares preparare in pochi mesi – probabilmente prima dell’estate – il nuovo piano industriale con le mission produttive degli stabilimenti, le piattaforme e i modelli.

L’integrazione porterà sinergie pari a 5 miliardi di euro all’anno, ma le due società hanno più volte ribadito che non avranno ripercussioni sulle fabbriche del gruppo e sull’occupazione. In Italia va avanti il piano da 5 miliardi di euro, avviato nel 2019, che ha portato a Mirafiori la 500 elettrica, a Torino e a Modena le nuove Maserati, a Melfi le versioni ibride della Renegade e della Compass, mentre quest’anno arriveranno il Tonale a Pomigliano e il Grecale a Cassino.

E’ anche iniziata l’elettrificazione di Mirafiori, che sarà il polo europeo di Fca in grado di convivere con le analoghe attività dei francesi. I timori sulle sovrapposizioni non mancano, com’è sempre avvenuto nei casi di fusione, ma l’alleanza con Chrysler ha dimostrato che gli effetti possono essere positivi: l’integrazione con la casa di Detroit non ha avuto ripercussioni sugli stabilimenti italiani e, anzi, per la prima volta è stata portata fuori dagli Usa, a Melfi, la produzione della Jeep. Anche in Polonia, in Turchia e in Serbia Fca ha confermato gli investimenti, ma solo il nuovo piano di Tavares darà indicazioni precise sui modelli previsti in tutte le fabbriche del nuovo gruppo.