Var a chiamata
(Foto Andrea Staccioli / Insidefoto)

Gianluca Rocchi, nuovo coordinatore della comunicazione Aia, è intervenuto questa mattina a Radio Anch’io Lo Sport, per parlare di arbitri, di Var e del nuovo ruolo che lo riguarda.

«Per me è una responsabilità e un piacere. Il compito principale dell’arbitro è tutelare la salute dei calciatori, essendo molto severi da questo punto di vista. Tantissimi interventi possono portare a rischio d’infortunio. E’ un campionato molto bello, forse mai è stato così interessante e per gli arbitri sarà ancora più complicato. In campo, quando c’era competitività, si aveva lo stimolo per fare ancora meglio», ha esordito.

Sulla direzione di Maresca in Roma-Sassuolo: «La partita di Roma, al di là di un episodio, è stata una gara in cui ci sono state molte decisioni corrette dell’arbitro. E’ che spesso ci si focalizza su quella sbagliata. Ieri la giornata è stata positiva, con molte scelte corrette. Come vale per un calciatore, per cui se un centravanti sbaglia una rete è un brocco. Se un arbitro sbaglia una decisione è considerato scarso. Una volta che c’è l’errore le finalità sono due: non sbagliarla più e capire perché l’ha sbagliata».

Sul Var: «Nel discorso del Var è importante l’obiettivo che ci si pone. Se si pensa che azzera l’errore è un fallimento. Non è quello che si cercava. Se invece l’obiettivo è ridurre drasticamente l’errore, correggere quasi totalmente i gol nati in fuorigioco o da errore arbitrale, il successo è straordinario».

«Il Var a chiamata – ha aggiunto – potrebbe essere una soluzione. Deresponsabilizzerebbe il Var, che è da solo nella sala con un assistente e due tecnici. Se questa responsabilità fosse trasferita a un delegato la possibilità di andare al monitor sarebbe più facilitata».

E ancora, sulle nuove regole: «Il cambio delle regole è sempre un momento di difficoltà per l’arbitro. Più ce ne sono e più rischi di adattamento ci sono. I cambi di tre anni fa sono stati molto logici e hanno semplificato il lavoro dell’arbitro, ma la continua modifiche delle regole stesse può portare a una fatica in più. In generale quest’anno mi pare che gli arbitri stiano facendo bene».

Infine, sulla possibilità di far parlare gli arbitri a fine gara, e sulle carriere oltre i 45 anni: «Non credo gli arbitri siano contro la possibilità di parlare a fine partita. Il problema è capire se rilasciare una dichiarazione può servire per spiegare e non che si crei un’ulteriore polemica. L’età? Si potrebbe allungare ma dove ci sono delle regole bisogna rispettare. Io ho ricevuto una deroga ulteriore e sono arrivato quasi a 47. Il problema non deve essere di chi lascia, ma di chi arriva. Serve un ricambio importante provando più giovani possibili come si sta facendo ora».