Patrimonio Florentino Perez
(Photo by Eric Alonso/Getty Images)

Patrimonio Florentino Perez – Per tutti è il presidentissimo del Real Madrid, colui che negli ultimi anni ha consentito al club spagnolo di vincere cinque Champions League sotto la sua gestione – la prima nel 2002 durante il suo primo mandato come numero uno dei Blancos (2000-2006), le altre quattro nel secondo che è ancora in corso.

Ma a Valdebebas, il centro sportivo del Real Madrid, per tutti è «gafas», gli occhiali. Un soprannome, ha spiegato a Calcio e Finanza una persona che la cittadella sportiva madridista l’ha vissuta dall’interno, legato al rispetto che il presidente incute. “Perché al centro di allenamento delle Merengues bisogna stare attenti a nominare il nome” del presidentissimo del club.

Don Florentino, però, oltre a sedersi su quella che molti ritengono la seconda poltrona più importante di Spagna dopo quella del Re, è anche un imprenditore tra i più ricchi di Spagna tanto che la rivista americana Forbes ne valuta il patrimonio in 2 miliardi di dollari e lo considera l’11esima persona più ricca di Spagna.

Il tutto dopo una carriera iniziata praticamente dal nulla.

Va subito precisato in questo quadro che Perez, in quanto presidente del Real Madrid non è il proprietario del club ma lo gestisce dopo aver vinto le elezioni che si tengono ogni quattro anni.

Senza entrare troppo nel dettaglio di come si diventa presidente al Real Madrid (per capirlo nei particolari si legga l’articolo su Come funziona la governance dei club spagnoli), la regola spiega che chiunque sia socio della società può presentarsi come candidato alla presidenza con la sua giunta, che formerà il governo della società per i successivi quattro anni. C’è una vera e propria campagna elettorale, con il candidato che si presenta (anche in tv) con un programma e vere e proprie promesse elettorali – sotto forma di acquisti di giocatori.

L’unica vera discriminante è il fatto che il candidato deve avere comunque alle spalle delle garanzie bancarie che possano coprire in parte gli eventuali prestiti che la squadra prenderebbe per far fronte alle promesse elettorali.

Come si evince, insomma, viste le fidejussioni richieste, però per vincere le elezioni per la Casa Blanca un patrimonio alle spalle bisogna averlo e Don Florentino lo ha.

Patrimonio Florentino Perez – L’impero industriale di Florentino

Perez è infatti a capo di un impero industriale che, secondo quanto Calcio e Finanza ha potuto ricostruire, parte dalla sua holding personale, chiamata Rosan Inversiones, che controlla a cascata altre tre società: due aziende di dimensioni relative chiamate Luyaroll (operante nel business immobiliare) e Fioma Aviaciones (attiva nel settore degli aerei in affitti) e poi quella più importante su cui si basa la fortuna di Perez, ovvero la Inversiones Vesan. Quest’ultima infatti rappresenta la scatola che detiene il 12,5% di Acs, colosso spagnolo delle infrastrutture di cui Perez è presidente esecutivo nonché esserne il primo socio. Acs ha chiuso il 2019 con un fatturato di oltre 39 miliardi e con un utile poco inferiore al miliardo

Acs inoltre controlla il 30% di Abertis, società operante nelle infrastrutture a livello mondiale nel cui è azionariato è presente anche Atlantia, società che fa capo alla famiglia Benetton.

Patrimonio Florentino Perez – Come è nata la fortuna del presidente del Real

Calcio e business, d’altronde, assieme alla politica, hanno rappresentato un tris inscindibile nella vita dell’ormai 73enne Perez. Soprattutto da quando, dopo qualche anno nel settore privato, quell’ingegnere nato a Madrid nel 1947 entrò nell’amministrazione pubblica iberica nel 1976.

Negli anni della transizione spagnola (1975-1979) verso la democrazia, dopo la morte del dittatore Francisco Franco nel 1975, infatti Perez svolse un’importante attività politica nel partito Unión de Centro Democrático di Adolfo Suárez assumendo vari incarichi pubblici.

All’inizio fu delegato dei servizi ambientali del Consiglio comunale di Madrid tra il 1976 e il 1979 e poi, con un balzo non indifferente, diventò vicedirettore generale della promozione del ministero dell’Industria e dell’Energia tra il 1979 e il 1980.

Ma è con l’inizio degli anni ’80 che Perez fece il definitivo salto di qualità entrando in quel settore, le infrastrutture, che di lì a poco lo avrebbero reso ricco.

La Spagna stava iniziando un decennio di vero e proprio boom economico, visto che dopo la fine del regime dittatoriale si stava aprendo ai captali di investitori locali e stranieri che avevano capito che l’ultimo grande Paese dell’Europa occidentale rimasto indietro nello sviluppo economico presto si sarebbe allineato ai suoi vicini.

Tra il 1980 e il 1981 Perez ricoprì l’incarico di direttore generale delle infrastrutture del ministero dei Trasporti. Un ruolo che, secondo quanto narrano in Spagna, gli permise di sviluppare una notevole rete di contatti di primissimo livello nella business community nazionale dell’epoca.

Nel 1982 fu poi nominato presidente dell’Istituto Nazionale di Riforma e dello Sviluppo Agricolo (Iryda) del ministero dell’Agricoltura. Ma l’anno successivo, poco dopo la vittoria elettorale del Partito Socialista di Felipe Gonzalez, Perez abbandonò per sempre l’amministrazione pubblica acquistando, assieme a un gruppo di imprenditori a lui vicini, la Construcciones Padros, una società edilizia in difficoltà.

Negli anni successivi, approfittando del boom spagnolo degli anni ’80, i nuovi proprietari risanarono l’azienda comprando altre società sino a trasformare il gruppo in Acs, di cui Perez fu subito nominato presidente.

In virtù a questa posizione raggiunta negli affari Perez nel 2000 poté coronare il suo sogno più grande: quello di diventare presidente del Real Madrid.

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Ronaldo con Beckham, Samuel e Figo ai tempi del Real Madrid (foto Insidefoto.com)

Insediatosi al vertice del club di Chamartin, varò da subito una politica definita «Zidanes y Pavones»; insomma, il club avrebbe puntato su fuoriclasse assoluti (sono gli anni dei galacticos Zidane, Figo, Beckham e il brasiliano Ronaldo) e sui giovani della cantera, come appunto lo sconosciuto Francisco Pavon.

Siccome però il business è sempre stato nel sangue di Perez, in quegli anni ci fu la modernizzazione dello stadio di proprietà, il Santiago Bernabeu, per cercare di migliorare i ricavi da match day.

Soprattutto ci fu la cessione del vecchio centro di allenamento, la Ciudad Deportiva, per costruire la nuova cittadella di Valdebebas. Siccome la Ciudad Deportiva era situata nel centro urbano (e quindi aveva un valore immobiliare alto) il club riuscì a incassare molto di più dei 200 milioni investiti per costruire Valdebebas in periferia.

Per esempio nel 2000, quando divenne presidente del Real Madrid, Pérez valutò in 277 milioni il passivo del club ma in aiuto gli venne del Comune di Madrid, che riqualificò in edificabili le aree dei campi d’allenamento. Su quei terreni sorsero quattro torri, la Torre Bankia, la Torre Espacio, la Torre de Cristal e la Torre PwC, e il club ottenne un profitto di 501 milioni di euro.

Il Psoe (il partito socialista) fu l’unico partito a opporsi all’operazione e, curiosità, il sindaco che la varò, José María Álvarez del Manzano (Partito popolare), era lo stesso che nel 1997 aveva negato la conversione a Lorenzo Sanz, predecessore di Pérez alla guida del Real Madrid.

Patrimonio Florentino Perez – Gli acquisti per il Real

Nel febbraio 2006 Perez lasciò la poltrona più alta della Casa Blanca per motivi personali (anche se bisogna ricordare che l’emergere del Barcellona di Ronaldinho e Messi stava facendo salire il malcontento tra i soci) prima di tornare presidente nell’estate 2009, quando in una sola sessione di calciomercato investì 264 milioni per comprare Cristiano Ronaldo, Kaká, Benzema e Xabi Alonso.

Su altri acquisti invece la stampa spagnola ha sempre visto connessioni tra l’attività imprenditoriale di Perez, come per esempio sul tesseramento del colombiano James Rodriguez in concomitanza con gli affari di Acs in Colombia oppure su quelli dei tedeschi Oezil e Khedira nel 2011 quando Acs salì al 50% di Hoechtieff, la più grande società tedesca di costruzioni. Anche se poco si può discutere sulla sua validità di Don Florentino come presidente avendo assicurato cinque Champions League al Real Madrid: 2002, 2014, 2016, 2017 e 2018.