premio Prisco Marotta
Giuseppe Marotta. amministratore delegato dell'Inter (foto Antonello Sammarco/Image Sport/Insidefoto)

“La situazione per il calcio italiano era ed è devastante. Siamo davanti al default”. Non usa giri di parole per definire il momento del mondo del calcio l’ad dell’Inter Beppe Marotta, intervistato nel corso di Glocal 2020, il Festival del Giornalismo organizzato da VareseNews.

“Facemmo le prime riunioni in Lega con advisor come Deloitte per stimare le cifre dei danni e vedere quale sarebbe stato scenario a breve e medio termine, la situazione era ed è devastante.  Il grande problema che oggi ha il calcio è che il costo del lavoro è sproporzionato rispetto al fatturato che si faceva e che si fa. Oggi siamo davanti a un fatturato che è diminuito concretamente vista l’assenza dei ricavi da botteghino, dei ricavi da sponsor che hanno hanno cominciato a scappare e a ridurre gli investimenti e infine il tema dei diritti tv. Tutto questo a fronte del fatto che gli azionisti negli ultimi anni hanno ricapitalizzato per 2,5 miliardi circa. Già prima la perdita normale era di circa 700 milioni annui. Oggi davanti c’è una situazione molto più grave”, ha proseguito Marotta.

“I rimedi? L’unico costo sproporzionato è il costo del lavoro. O ci si trova tutti insieme e si prendono decisioni univoche, quindi non club per club, oppure siamo davanti a situazione drammatica dal punto di vista economico-finanziario. Il rimedio non è certo chiedere soldi allo stadio, è impensabile. Ma siamo uno dei maggiori contribuenti, paghiamo circa 1/1,2 miliardi di gettito fiscale contributivo, ma viene poco evidenziato. Quello che vorremmo è  avere almeno un differimento della tassazione, vogliamo essere considerati come uno dei maggiori contribuenti come in realtà siamo. Dobbiamo essere più considerati dal Governo, non in termini di contribuzioni di soldi o finanziamenti ma semplicemente per permetterci di respirare”.

“Andare a ridurre il costo del lavoro è l’unico rimedio. Oggi dobbiamo pensare di incrementare i ricavi, ma solo di limitare i costi. Il costo del lavoro rappresenta il 70% del fatturato e non c’è azienda in alcun settore che può reggere un costo del lavoro così alto, significa fallire a meno di non trovare un mecenate o attraverso indebitamento. Attraverso una gestione migliore relativa al costo del lavoro già avremmo risolto un grande problema”, ha concluso Marotta.

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