fallimenti società serieD 2016 2017

Il Comitato Regionale Lombardia ha inviato una comunicazione alla Regione Lombardia e al CONI regionale per manifestare formalmente il proprio dissenso verso l’ordinanza n. 620 con la quale la Regione stessa ha disposto la sospensione dell’attività dilettantistica e giovanile regionale.

Il CRL, in particolare, ha esplicitamente formulato le proprie motivazioni a tutela delle affiliate chiedendo un urgente incontro con i vertici della Regione e, comunque, che le disposizioni regionali vengano quantomeno adeguate al DPCM del 18 ottobre poichè, diversamente, la Lombardia rimarrebbe l’unica Regione italiana a chiudere l’attività sportiva.

«La presente – si legge nella nota – per esprimere lo sconcerto nostro, quale Istituzione sportiva, e quello delle oltre 1.400 società dilettantistiche lombarde per l’approvazione da parte di Regione Lombardia di un provvedimento, reso noto solo nella tarda serata di venerdì 16 ottobre, con il quale la Regione stessa ha disposto la sospensione dell’attività dilettantistica e giovanile regionale e locale. A destare profondo stupore è innanzitutto la tempistica attraverso la quale si è giunti all’inopinata decisione.

Solamente il giorno prima, infatti, la Regione aveva approvato l’ordinanza n. 619, contenente disposizioni sull’accesso del pubblico alle manifestazioni sportive, da ritenersi dunque confermate, con validità dallo stesso 16 ottobre e fino al 19 ottobre. Nel pomeriggio dello stesso 16 ottobre, sorprendentemente, hanno iniziato a pervenire le prime dichiarazioni del Governatore Fontana a mezzo stampa contenenti annunci relativi allo stop delle competizioni regionali ma non delle sedute di allenamento.

A seguire, poi, solo dopo le ore 22 della stessa giornata, veniva diffuso il testo ufficiale dell’ordinanza n. 620 che escludeva invece anche gli allenamenti, con entrata in vigore già dalle ore 00.00 del 17 ottobre, ovvero nemmeno due ore dopo la pubblicazione.

Ma, oltre a lasciare tale susseguirsi di decisioni contrastanti tutti noi esterrefatti, è la decisione finale di chiusura totale a rappresentare uno schiaffo al mondo del calcio e dello sport giovanile e dilettantistico. Le società affiliate a Federazioni, infatti, hanno sin dalla scorsa estate profuso sforzi, impegni di personale ed economico per potersi adeguare ai rigidi Protocolli per la ripresa dell’attività, concordati dalla FIGC con il Comitato Tecnico Scientifico e dunque scientificamente validati, al fine di poter operare in sicurezza e per la tutela della salute di tutti i protagonisti.

Tale aspetto non è mai stato sottovalutato dal mondo dilettantistico, che per primo si è fermato lo scorso 22 febbraio e tanto ha fatto poi per potersi riorganizzare in una ripartenza quanto mai difficile considerata la situazione generale.

Tant’è vero che tali attenzioni e il comportamento adeguato degli operatori sportivi hanno evitato il sorgere di qualsivoglia focolaio all’interno delle nostre società, colpite da positività in casi percentualmente bassissimi e sempre “importati” dall’esterno, come dimostra il fatto che, anche nei casi di giocatore positivo, il virus non è stato trasmesso a tutti gli altri componenti delle squadre.

I rinvii di gare effettuati nel primo mese di attività, anzi, sono stati concessi dal Comitato per lo più a scopo precauzionale, a fronte, in realtà, di provvedimenti esterni della cd. quarantena imposta a intere classi scolastiche o luoghi di lavoro o anche da singole ATS che, in spregio al concetto di “contatto stretto” esplicitato dall’OMS, hanno, come purtroppo a Voi già segnalato in precedente incontro presso la Regione, imposto a interi gruppi squadra l’isolamento.

Rigettando dunque a qualsiasi livello il ruolo di fonti di contagio che la totale chiusura ci vorrebbe affibbiare, troviamo ancor più incomprensibile che, costringendo le società sportive lasciar serrati i propri battenti, venga data la possibilità a tanti ragazzi, che nell’ambito delle nostre strutture sportive verrebbero monitorati rigidamente, di poter magari giocare nei parchi pubblici senza alcuna forma di controllo o, peggio ancora, di creare assembramenti, quelli sì, in posti anche chiusi con notevole maggiorazione del rischio di contagio.

Entrando poi nel merito delle scelte effettuate dalla Regione, un sereno e costruttivo confronto, purtroppo mai avvenuto, con chi di sport, e di calcio in particolare, si occupa quotidianamente, avrebbe evitato una tale debacle all’Istituzione Regionale.

Oltre ad essere incomprensibile come possa essere ritenuta più pericolosa un’attività salutare, condotta all’aperto in spazi amplissimi, rispetto a molte altre situazioni della vita quotidiana che attualmente risultano però autorizzate, viene anche da chiedersi, in tema prettamente calcistico, che differenza ci sarà mai fra un atleta delle categorie Allievi o Giovanissimi che gioca in una squadra dilettantistica e quello che milita invece nella corrispondente categoria di una società professionistica, oppure tra la Serie D, campionato nazionale dilettanti, e gli altri campionati regionali dilettantistici, se a dover essere tutelate sono la salute e la sicurezza.

A ciò si aggiunga la pubblicazione dell’ultimo DPCM in data 18 ottobre 2020, che consente le competizioni degli sport di squadra riconosciuti a livello nazionale e regionale da CONI e Federazioni sportive con la presenza di pubblico e anche degli allenamenti a porte chiuse con ciò rendendo la produttiva e da sempre attiva Regione Lombardia l’unica al palo quanto ad attività sportive che per la sostenibilità del sistema chiedono invece di poter andare avanti.

Oltre a chiedere rispetto e comprensione per gli sforzi profusi dalle affiliate e dai nostri 180.000 tesserati in questa prima parte di stagione sportiva, riteniamo necessario un urgente confronto con la Regione per mettere a fuoco tali tematiche e, soprattutto, per la fondamentale programmazione dell’attività che non può procedere a singhiozzo sottostando a repentine chiusure ed aperture.

In attesa di tale incontro, che ci permettiamo sollecitare, siamo comunque a richiedere quantomeno l’immediato adeguamento delle disposizioni regionali a quelle nazionali, con conseguente riapertura ad allenamenti e gare, come da Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, unica via per garantire la prosecuzione e la continuità delle attività sportive in Regione che diversamente verrebbero a trovarsi a forte rischio di sopravvivenza».