Paolo Scaroni
Paolo Scaroni (Photo by Claudio Villa/Getty Images)

«L’Italia oggi è il paradiso fiscale dei ricconi nullafacenti, tra cedolari secche sugli affitti e aliquote incentivate su BTp e investimenti mobiliari, per non parlare dell’imposta di successione sostanzialmente inesistente».

Paolo Scaroni, deputy chairman di Rothschild Group e presidente del Milan targato Elliott, la pensa così in merito all’esigenza di procedere a una riforma fiscale in Italia.

«Mantenere questa situazione inaccettabile», ha detto Scaroni in un’intervista al Sole 24 Ore, «è un segnale inequivocabile del nostro immobilismo, di essere così affezionati al nostro Paese e alla qualità della nostra vita da pensare che alla fine non ci sia ragione di cambiare: la verità è che oggi è il mondo che ci chiede di cambiare, non siamo più noi a poterci permettere di scegliere».

L’ex numero uno di Eni ed Enel si è soffermato anche sull’opportunità per l’Italia rappresentata dai capitali del Recovery Fund. Risorse ingenti che, secondo Scaroni, dovranno essere investite in primo luogo nell’ammodernamento del sistema infrastrutturale del Paese: «Nel breve periodo si creano posti di lavoro, nel lungo si rende il sistema più efficiente e competitivo».

Scaroni sottolinea inoltre come i fondi del Recovery Fund rappresentino principalmente un prestito, che l’Italia dovrà poi rimborsare. Per questa ragione è necessario che tali fondi vengano impiegati in investimenti che diano un ritorno tangibile sulla crescita del Pil.

«C’è un equivoco di fondo sulla natura di queste risorse: dei 209 miliardi che l’Italia riceverà, solo 30 possono essere considerati a fondo perduto. Tutto il resto andrà restituito, e per un Paese fortemente indebitato come il nostro non è un dettaglio: non possiamo permetterci di sprecare neanche un euro o sarà un disastro».

Nell’intervista al Sole 24 Ore, Scaroni ha parlato anche dei fondi di private equity interessati al calcio italiano.

«Credo che i grandi club», ha detto il presidente del Milan, «abbiano tutto l’interesse ad avere al loro fianco un investitore finanziario che li accompagni in un processo che, da soli, non sono finora riusciti a compiere».