(Foto Andrea Staccioli / Insidefoto)

È passato più di un anno da quando con il mio team di Wylab abbiamo scoperto una startup israeliana attiva nell’ambito della previsione degli infortuni che aveva appena raccolto 2,5 milioni di dollari in un round di investimento negli Stati Uniti. Leggendo quel post abbiamo subito intuito che ci trovavamo di fronte a qualcosa di serio, di diverso da quanto visto fino a quel momento, finalmente la predizione del rischio infortuni fatta bene!”, dice Federico Smanio, CEO di Wylab

A distanza di 16 mesi da quel primissimo scambio di email, Wylab è partner nello sviluppo di business e investitore in Zone7, startup con sede a Palo Alto fondata da due esperti di intelligenza artificiale con un passato in Oracle, Salesforce e nell’intelligence israeliana.

Il tema della “predizione” e prevenzione degli infortuni, sempre molto dibattuto per i pesanti impatti emotivi, economici e competitivi sui nostri club, è oggi sulla bocca di tutti perché ci troviamo di fronte ad uno scenario senza precedenti. Nella settimana della ripresa,dopo un’interruzione forzata di più di tre mesi a causa dalla pandemia da Coronavirus, la prospettiva per i club di calcio professionisti è affrontare un calendario estremamente congestionato.

Il primo effetto sarà l’aumento considerevole del rischio infortuni. Come evidenziato in questo approfondimento del co-founder e CTO di Zone7, Eyal Eliakim, il rischio infortunio aumenta significativamente quando si giocano più di 6 partite in 30 giorni, cosa che rappresenta una situazione veramente atipica per i club – verificatasi solo nel 4% dei casi se prendiamo in considerazione il database di Zone7 costituito da una cinquantina di club delle principali leghe di calcio mondiali.

Altri dati dimostrano che un periodo di preparazione più corto è associato a un aumento considerevole del livello di rischio nei mesi successivi, suggerendo che la ripresa del gioco post Covid e il calendario affollato metteranno a serio rischio di infortunio i nostri atleti.

Pensiamo alla Bundesliga, per esempio, la prima lega a riprendere le partite a metà maggio. Dall’annuncio ufficiale, i club hanno avuto soltanto 9 giorni di tempo per passare dagli allenamenti individuali alle sedute collettive ad alta intensità e alle partite. E tanto per cominciare 8 infortuni nelle prime 6 partite ufficiali!

Quali contromisure possono mettere in campo i nostri team?

Il turnover della rosa può aiutare le squadre – continua Smanioevitando che un calciatore giochi più di 6 partite in 30 giorni, così come gli allenamenti personalizzati diventano un aspetto determinante per assicurare da un lato il giusto riposo ai giocatori che giocano di più, dall’altro la corretta preparazione a quelli impiegati di meno. Conoscere la capacità aerobica dei calciatori può, per esempio, aiutare a disegnare una fase di preparazione adatta alle capacità dei singoli, lavorando in modo specifico sugli aspetti tecnico-tattici del gioco nel caso la capacità aerobica sia già a buon livello.

Oggi più che mai tracciare, analizzare e prendere le decisioni sulla base dei dati è una componente critica del successo per le organizzazioni sportive ed è qui che entra in gioco Zone7 che è in grado di assistere gli staff atletici e medici dei club fornendo previsioni affidabili sui livelli di rischio dei propri atleti.

Zone7 è un motore di previsione e raccomandazioni sul rischio infortunio. Il sistema si basa sul “riconoscimento di pattern” per interpretare rapidamente l’enorme mole di dati di performance che i club raccolgono ogni giorno: dai prodotti che misurano la forza e il grado di flessibilità dei calciatori, agli strumenti di tracking per analizzare i movimenti sul campo anche senza palla, dal carico di lavoro giornaliero e settimanale, alle valutazioni bio-meccaniche, i test atletici, i biomarcatori e la storia degli infortuni.

È proprio l’interpretazione dei cosiddetti big data e la trasformazione di questi in informazioni pratiche, utili a prendere le decisioni, a costituire la vera sfida per i club.

Alla stregua di un sistema di avvertimento preventivo, Zone7 invia una notifica quando un giocatore è a rischio assieme ad una serie di suggerimenti mirati su come modificare le sessioni di allenamento per quel giocatore, nonostantela decisione finale spetta allo staff atletico e medico

In Spagna, il Getafe, la terza e meno blasonata squadra di Madrid, ha iniziato ad adottare l’applicazione con risultati sbalorditivi: due anni consecutivi con una riduzione del 70% del numero di infortuni e solo 8 casi (di gran lunga il più basso della Liga) nell’ultima “fortunata” stagione culminata con la conquista del quinto posto e dell’Europa League. L’Atletico Madrid, nella stessa stagione ne ha subiti 47, il Real Madrid 32 (dati Transfermarkt).

Javier Vidal, il preparatore atletico del Getafe, parla di questa tecnologia come di “uno strumento che cambierà lo sport professionistico”.

“What was previously subjective is now objective, this is state-of-the-art artificial intelligence giving us insights in just one hour so we can make decisions in real time”. — Javi Vidal, Getafe Head Fitness Coach

Il meccanismo predittivo di Zone7 funziona con un tasso di precisione del 75%, è in grado cioè di individuare all’incirca 7 infortuni su 10 fino a 7 giorni prima che avvengano. Ma con una cinquantina di club pro che già utilizzano il sistema, la sua accuratezza e precisione sono destinate a migliorare in modo consistente.

In Italia, siamo stati pionieri con la Virtus Entella che sta usando Zone7 dall’inizio di questa interminabile stagione. Non è certo una sorpresa visto il legame con Wylab e il DNA innovativo del gruppo proprietario.

La tecnologia funziona, il servizio clienti è eccellente, i costi molto accessibili. Tuttavia, la penetrazione nel mercato del calcio è tutt’altro che facile.

Le resistenze sono evidentemente di natura culturale, la tentazione è vedere Zone7 come l’ultimo capitolo nella rivoluzione dei dati che sta investendo il calcio. Potremmo definirlo “effetto Moneyball”, dall’ormai celebratissimo libro e film con protagonista Brad Pitt.

Come avvenuto per Billy Beane 20 anni fa, è difficile superare la chiusura degli addetti ai lavori che faticano a intravvedere nell’intelligenza artificiale un supporto indispensabile e mai sostitutivo del lavoro che svolgono preparatori atletici, analisti e coach.

I club, come il Getafe, che dimostrano apertura e considerano lo strumento per quello che è, una bussola per navigare nel mare dei dati, tenere sotto controllo il rischio infortuni degli atleti, e gestire al meglio il carico e la tipologia di allenamento otterranno necessariamente grandi risultati” – spiega Federico Smanio. “Molti club hanno la convinzione di sviluppare un proprio sistema di valutazione del rischio e se questo è positivo perché indicativo dell’impegno a risolvere il problema degli infortuni, non è certo alla portata di tutti e avere un algoritmo che apprende automaticamente da decine di migliaia di dati alla ricerca di segnali di infortunio è tutta un’altra storia. Il processo di adozione potrebbe essere accelerato dall’avvento di una nuova generazione di dirigenti, allenatori e preparatori abituati a dare del tu alla tecnologia, perché la considerano un valore aggiunto e NON qualcosa che può mettere a rischio la percezione che gli altri hanno delle loro abilità e conoscenze calcistiche. I coach più giovani potranno più facilmente stabilire un legame di empatia con i giovani calciatori abituati a considerare le tecnologie parte integrante della loro vita.

Il mondo dello sport professionistico è solo la prima tappa del processo di crescita di Zone7 che ha obiettivi molto più ambiziosi. Scalare verso il mondo degli sport amatoriali e applicare i propri algoritmi all’ambito delle performance e del benessere umane. In campo industriale questo significa migliorare il lavoro di operai specializzati, trader e professionisti impegnati nelle mansioni più difficili, sia in campo ospedaliero che in quello manifatturiero o militare.

 

Freschissima la notizia dell’avvio di un esperimento condotto da Zone7 con il più importante centro ospedaliero di Israele reso possibile da una collaborazione con Garmin.

Metriche come il battito cardiaco, il sonno e il livello di saturazione del sangue vengono incrociate con informazioni sullo stile di vita e i profili medici degli operatori sanitari per identificare segnali di fatica causati da condizioni di lavoro e stress eccessivi. Come per il calcio e lo sport identificare in anticipo questi indizi permette di intervenire per migliorare il benessere e le performance dell’individuo.

Qui il post su Linkedin di Federico Smanio: https://www.linkedin.com/posts/federicosmanio_tecnologia-performance-ugcPost-6680383922741878784-OO8n