Premier League in streaming
(Photo by Laurence Griffiths/Getty Images)

Il mondo del calcio ha spesso cambiato pelle e protagonisti nel corso del tempo. Fino a qualche anno fa la Serie A era il campionato più seguito al mondo. Merito soprattutto dei tanti campioni che calcavano i campi nostrani. Da qualche anno lo scettro di campionato più seguito ed importante al mondo è passato all’Inghilterra. La Premier League è ritenuta, infatti, la lega più importante al mondo. Ma quali sono i motivi di questo successo? Perché il calcio inglese è così seguito al mondo da milioni e milioni di tifosi che seguono le partite in qualunque posto del mondo?

Il suo successo si fonda su intuizioni geniali risalenti ad un decennio fa e su un modello gestionale della Lega che non ha pari nei principali campionati europei. Tutti sanno che la Premier è il campionato che ha i maggiori ricavi complessivi dalla vendita dei diritti televisivi sia in patria sia all’estero. In tanti però non si sono mai chiesti come mai si sia venuta a creare questa sproporzione con gli altri campionati.

Gli inglesi, qualche anno fa, hanno avuto l’idea di andare a vendere i loro diritti in Oriente e di programmare l’orario delle partite sulla base del prime time orientale. Sono nate così le partite a mezzogiorno e, soprattutto, i big match in quell’orario. All’inizio in tanti sorridevano dinanzi a questa scelta singolare della Premier. Tale scelta tuttavia si è rivelata vincente ed ha portato la Premier ad incrementare i ricavi televisivi sino a raggiungere quota 4 miliardi di euro in un anno. I tifosi inglesi restano incollati alla tv in qualsiasi momento della giornata per seguire il campionato e, magari, tra una pausa e l’altra possono giocare online su siti legali come casino NetBet.

La Serie A italiana, di converso, incamerapoco più di 1 miliardo di euro l’anno fra diritti nazionali ed internazionali e le nostre squadre fanno spesso opposizione per andare a giocare la Supercoppa a Pechino, nonostante i ricchi premi offerti dalla Cina. Ciò segnala quanto abitudini e pigrizia siano prevalenti nel nostro paese rispetto alle necessità contingenti. Ma la distanza fra Premier League e Serie A diventa ancora più netta se si guarda alla distribuzione dei diritti televisivi stessi. Mentre nel nostro campionato infatti il criterio prevalente è quello del bacino d’utenza dei club, in Premier i guadagni legati ai diritti nazionali si ripartiscono secondo una formula che tiene in considerazione sia il merito sia la salvaguardia di tutte le squadre presenti. Vi è in primis una divisione in parti uguali del 50% del valore totale.

Questo comporta che, solo per essersi iscritti al campionato, tutti i club abbiano un guadagno netto di quasi 70 milioni di euro per i diritti nazionali (i guadagni derivanti dai diritti internazionali invece, vengono ripartiti equamente tra i diversi club, per un totale di circa 50 milioni di euro per ognuno di essi). Un altro 25% dei guadagni viene invece assegnato per merito alla fine della stagione, mentre il restante 25% viene ripartito durante il campionato a seconda delle partite che vengono trasmesse dalle emittenti televisive.

In Premier League, il fatto che non solo i top club possano permettersi l’acquisto di giocatori di qualità, porta ad un aumento della competitività e dell’incertezza del campionato. Non a caso, negli ultimi 5 anni il campionato inglese è stato vinto 2 volte dal Chelsea, 1 volta dal City, 1 volta dallo United e una volta dal Leicester. In Italia invece, da otto anni, si assiste al dominio incontrastato della Juventus che, non solo vince, ma fa fatica persino ad incontrare dei competitor. Chiaro che, più è incerto l’esito, più il campionato attira spettatori. L’aumento della competitività di tutte le squadre di Premier League porta ad una maggior diffusione dei brand della Premier in tutto il mondo, all’aumento dei tifosi delle squadre inglesi ed alla diffusione del brand (utile a dare impulso al mercato delle maglie).

Tuttavia, la formula vincente della Premier League va oltre l’aspetto economico dei grandi ricavi e si basa soprattutto sulla salvaguardia del tifoso stesso. Le partite che vengono offerte al pubblico inglese all’interno dei confini nazionali sono circa la metà di quelle totali.

La questione stadi

Gli stadi sono stati ubicati all’interno del tessuto urbano: si pensi allo Stamford Bridge del Chelsea, immerso nel benestante quartiere londinese di Fulham, oppure al quartiere settentrionale di Highbury, dove sorge l’Emirate Stadium dell’Arsenal.

Strutture di notevole capienza, dove si recano abitualmente tifosi sfegatati, insieme a famiglie con pargoli al seguito: sono ragionevolmente tranquilli, perché sanno che queste strutture non sono più zona franca per teppisti.Qui il problema degli hooligans è stato affrontato e risolto a tempo debito senza tolleranze pelose sia da parte delle Autorità che delle Società sportive.

PrecedenteMilano pronta a ripartire con ‘MI rimetto in gioco’
SuccessivoMaldini: «La mia storia con il Milan non avrà mai fine»