Ricciardi OMS riapertura stadi
Tifosi allo stadio (Photo by Paolo Rattini/Getty Images)

L’attuale situazione pandemica ha portato a ragionare su differenti scenari possibili per concludere al meglio la stagione calcistica 2019-2020.

Si passa da un ipotetico ritorno al calcio giocato entro giugno, tramite il protocollo trasmesso da FIGC ai Ministri dello Sport e della Salute, alla più elaborata e stravolgente proposta di ricalendarizzazione dei campionati nell’anno solare.

Ma come potrebbe invece svilupparsi la stagione di Serie A 2020-2021?

Dovendo ragionare su ipotesi, si potrebbe prospettare una eventuale riapertura, quantomeno graduale, degli stadi nel rispetto del distanziamento sociale.

In tale direzione, si potrebbe decidere di autorizzare temporaneamente la campagna abbonamenti e ticketing ad un numero ridotto e limitato pari a circa il 30% (1 persona su 3 seggiolini) della capienza totale dell’impianto sportivo, così da studiare un posizionamento dei tifosi con distanza di sicurezza.

Riapertura stadi, l’impatto dei minori introiti da ticketing

Dal punto di vista economico, analizzando i dati emessi dal “Reportcalcio2019”, si evince che l’incasso da botteghino in Serie A nella stagione 2017-2018 ha prodotto un valore di circa 302 milioni di euro corrispondenti in media a 15 milioni per club, ossia il 10% del valore della produzione totale.

Considerando una capienza media degli stadi di serie A di 38.709 spettatori e applicando l’ipotesi del distanziamento sociale, il limite massimo di accoglienza tifosi si ridurrebbe a 11.613 tifosi.

Mediamente l’affluenza dei tifosi allo stadio risulta pari a 23.848 (62% della capienza media) ed emerge quindi che, applicando le modifiche citate e tenendo conto che in media il prezzo del titolo di accesso è di €33.30 (comprensivo anche di abbonamenti), l’incasso da botteghino si ridurrebbe di 155 milioni di euro all’anno.

In conclusione, una riduzione della disponibilità dei posti allo stadio del 70% comporterà minori introiti ticketing pari circa al 50%.

Riapertura stadi, la necessità di una maggiore stadium experience

È conosciuto che l’entrata principale di un club è rappresentata in primo luogo dai ricavi dei diritti TV accompagnato in seguito dai ricavi di sponsorizzazione e commerciali.

I ricavi da ticketing rappresentano la terza fonte di entrata, una fetta inferiore rispetto alle prime due, ragion per cui analizzando oggettivamente il risultato la società potrebbe anche decidere di farne a meno temporaneamente.

Tuttavia, i tifosi sono a tutti gli effetti la materia prima del calcio e perciò l’importanza della presenza dell’appassionato allo stadio rappresenta uno degli elementi più importanti su cui una società sportiva deve lavorare.

Pertanto il club avrà il compito di aumentare la fan experience all’interno dello stadio, arricchendo la propria offerta tramite sevizi aggiuntivi.

In tale direzione e tenendo in considerazione l’ipotesi di riapertura limitata degli stadi, quella che inizialmente può essere vista come una esperienza diversa e per certi versi anomala, potrebbe essere invece resa originale e coinvolgente affinché il tifoso si senta più a suo agio possibile.

Un esempio pratico di incremento della fan e stadium experience può essere quanto sviluppato dall’ OGC Nizza in seguito all’inaugurazione del nuovo stadio Allianz Riviera, che prevede attraverso l’app ufficiale l’opportunità per i tifosi di usufruire di servizi aggiuntivi quali, geolocalizzazione di punti d’interesse, vendita di merchandising e food&beverage con trasporto al proprio posto a sedere.

Riapertura stadi, un esempio concreto di servizio in Food&Beverage

L’ultimo esempio proposto di food&beverage rappresenta una soluzione facilmente percorribile, capace di venire incontro ai bisogni del tifoso e contemporaneamente risolvere il problema dello scarso consumo all’interno dello stadio.

Infatti da una campionatura ed elaborazione di dati relativi a fatturato e vendite delle società che gestiscono food&beverage negli stadi risulta che in Serie A il consumo pro capite sia di 0,18 euro. Dato estremamente insignificante se paragonato ai 4,80 euro della Premier League.

Un aumento pertanto di 4 euro del consumo pro capite garantirebbe entrate annue maggiori per circa 17,6 milioni di euro, ovvero 880 mila euro per club. Entrate che inizialmente andrebbero a ridurre leggermente le perdite dovute al minor incasso da botteghino, ma che al ritorno alla normalità potranno addirittura rappresentare un ulteriore fonte di ricavo per tutte le società sportive.

Articolo a cura di Rafael Almeida Marto e Fabrizio Zingone