(Photo by Fred Lee/Getty Images)

«La salute di giocatori, staff, tifosi e di tutte le persone coinvolte nelle partite è sempre il parametro. La mancanza di chiarezza sulla distanza sociale, con la possibilità che i campionati europei e le competizioni UEFA vengano disputati ad agosto, fa sì che pianificare l’International Champions Cup quest’estate sia impossibile. Attendiamo con ansia di portare i migliori club e le più grandi partite negli Stati Uniti e in Asia nel 2021».

Si apre così il comunicato ufficiale della Relevent Sports Group, società organizzatrice della International Champions Cup, a firma del CEO Daniel Sillman che comunica l’annullamento dell’edizione 2020.

Un torneo nato nel 2013 e che, fin dalla prima edizione, ha visto la partecipazione di diverse squadre italiane.

Guidano questa classifica Inter e Milan. Le due milanesi, infatti, hanno preso parte alla competizione sin dal 2013. La Juventus, invece, vanta 5 apparizioni, precedendo Roma e Fiorentina che rispettivamente hanno preso parte 4 e 2 volte. Proprio la Viola, nell’estate 2019, prese il posto dei giallorossi che rinunciarono a causa dell’incertezza sull’inizio di stagione dell’Europa League, influenzata dalla successiva esclusione del Milan dalle coppe europee.

L’annuncio dell’annullamento fa, quindi, cadere i contratti sottoscritti per l’edizione 2020, portando in dote per i club italiani una perdita economica non irrilevante.

La scorsa edizione, infatti, le 4 italiane partecipanti avevano guadagnato circa 13,000 milioni di euro totali. La Juventus aveva fatto da padrona, con un ricavo di circa 6,000 milioni derivante anche dalla possibilità di mettere in mostra il gioiello Cristiano Ronaldo. A seguire i rossoneri con 3,000 milioni circa, e poi Inter e Fiorentina con 2,000 milioni a testa.

Un danno economico non irrilevante se rapportato ai ricavi totali da gara esposti nei bilanci di riferimenti dei club in questione.

Inter, Milan e Juventus perdono quindi una fetta di ricavo da gare amichevoli che porta via una media di circa 7,75% del totale incassato nella scorsa stagione per quanto riguarda i proventi da gare (che prendono in considerazione abbonamenti e botteghino).

Per la Fiorentina, invece, la stima è più complessa. Il dato riportato in tabella fa riferimento al bilancio chiuso al 31 dicembre 2018 facendo parte la società viola di un consolidato fiscale. In quell’esercizio i ricavi da gara erano stati pari a 8,240 milioni di euro, con la Viola che nell’estate successiva aveva incassato circa 2,000 milioni dalla sola partecipazione all’ICC.

 

Una perdita che va a sommarsi a possibili ricavi indiretti in termini di visibilità e merchandising derivanti da una competizione svolta in territori strategici per le squadre italiane (Asia e Stati Uniti nello specifico). Un altro danno economico causato dall’emergenza pandemica che stiamo vivendo e che, piano piano, si riflette sempre di più sul sistema calcio italiano.