Massimiliano Arlati, managing director di ArlatiGhislandi
Massimiliano Arlati, managing director di ArlatiGhislandi

Coronavirus: taglio stipendi calciatori

L’ipotesi di considerare un taglio agli stipendi dei calciatori quale possibile strumento per contenere il danno economico causato dallo stravolgimento dei calendari per l’emergenza Coronavirus si sta facendo sempre più largo.

Come anticipato da Calcio e Finanza nei giorni scorsi, già alcuni club infatti hanno avviato concrete valutazioni sul tema, in modo da poterne discuterne con coscienza di causa nei prossimi giorni, quando entrerà nel vivo il lavoro dei tavoli tecnici istituiti dalla Lega di Serie A.

E ora la partita sembra entrata nel vivo. Martedì 17 marzo è infatti andata in scena un primo confronto tra le parti, a cui erano presenti per i club Lotito (Lazio), Giulini (Cagliari), Marino (Atalanta), oltre a tecnici e legali delle società, all’ad della Lega Serie A De Siervo e all’Associazione italiana calciatori.

Ma il taglio degli stipendi dei calciatori, siano campioni superpagati, come Cristiano Ronaldo o Gigio Donnarumma, o professionisti delle serie inferiori con retribuzioni di gran lunga inferiori, è possibile da un punto di vista legale e contrattuale?

Calcio e Finanza lo ha chiesto a Massimiliano Arlati, managing director di ArlatiGhislandi. Fondato nel 1967 a Milano, lo studio ArlatiGhislandi è uno dei punti di riferimento in Italia per operazioni di ristrutturazione aziendale, downsizing e M&A relativamente alle Risorse Umane.

Nelle sedi di Milano, Roma, Genova, Brescia e Londra riunisce cinquanta tra consulenti del lavoro, dottori commercialisti e avvocati con competenze che spaziano dal diritto del lavoro e sindacale alle materie tributarie.

Taglio degli stipendi dei calciatori, il punto di vista di ArlatiGhislandi

Le Società sportive sono indubbiamente in una situazione di difficoltà relativamente alla gestione delle proprie risorse umane perché le conseguenze della sospensione del campionato possono creare effetti ancora più pesanti e duraturi rispetto alla generalità delle aziende commerciali e industriali.

Relativamente all’ipotesi di “taglio” degli stipendi … in Italia la normativa pone una tutela assoluta relativamente alla retribuzione dei dipendenti: non si può pensare ad una riduzione del costo del lavoro se non attraverso un accordo individuale o attraverso il ricorso agli ammortizzatori sociali.

In particolare le società sportive possono beneficiare del cosiddetto FIS (Fondo di Integrazione Salariale) anche nelle modalità agevolate previste proprio da un Decreto Legge pubblicato ieri in Gazzetta Ufficiale che il Governo ha ideato per fronteggiare la crisi occupazionale.

L’intervento del FIS garantirebbe al lavoratore la contribuzione previdenziale ma una retribuzione ben più ridotta (circa € 1.000)  rispetto a quella che gli sarebbe spettata mensilmente.

Anche i calciatori professionisti inquadrati quali lavoratori dipendenti avrebbero parimenti diritto all’intervento del FIS … ma credo che non possa certo essere considerata un’ipotesi risolutiva vista l’esiguità della relativa indennità.

Rimane quindi da considerare l’ipotesi di accordo con il singolo dipendente forse partendo anche dalla solida base negoziale che (in teoria e in assenza di specifiche intese contrattuali) le Società potrebbero non riconoscere agli stessi il compenso per la parte di prestazione non “resa”.