(Photo by TOLGA AKMEN/AFP via Getty Images)

A partire dalla mezzanotte del 1° febbraio, il Regno Unito non sarà più considerato un membro dell’Unione Europea. Si tratta solamente del primo passo di una transazione che potrebbe durare anni e che porterà a conclusione quella “Brexit” di cui si è tanto discusso in tempi recenti.

Anche il calcio sarà investito da questo processo, seppur sia ancora difficile dire cosa succederà esattamente e quali saranno i cambiamenti a cui si andrà incontro. Come spiega “La Gazzetta dello Sport”, tutto dipenderà dagli accordi commerciali che saranno siglati entro il 31 dicembre 2020.

La Premier preme per mantenere lo status quo. La Football Association ha invece avanzato la proposta di modificare gli attuali parametri, secondo i quali nella rosa base di 25 calciatori dei club sono consentiti 17 stranieri e 8 britannici. Il progetto della Federcalcio è di abbassare a 13 la prima quota e di elevare a 12 la seconda. La FA considera infatti la Brexit «un’opportunità per lo sviluppo dei nostri talenti, spesso bloccati da giocatori stranieri mediocri».

Queste osservazioni sono contenute in un rapporto di 33 pagine: «Access to Talent Discussion Desk». La Premier è contraria alla volontà della Federazione ed è pronta ad affidarsi a una consulenza legale di alto livello per imporre le sue ragioni. «Le misure proposte dalla FA ridurranno la qualità della Premier e di conseguenza il valore economico globale del prodotto. Se si impoverisce la Premier, s’impoverisce tutto il calcio, comprese le serie minori. Il progetto della FA è radicale e speculativo».

La Brexit cambierà anche gli scenari nei settori giovanili. Non sarà più consentito il tesseramento agli Under 18 europei. La FA lo considera una grande vittoria per i ragazzi inglesi, nonostante giovani inglesi come Rashford (Manchester United), Foden (Manchester City) o Alexander-Arnold (Liverpool) si siano imposti ugualmente anche alle condizioni attuali.

Da domani, i calciatori europei dovrebbero essere equiparati a tutti quelli che, finora, sono stati considerati extracomunitari e per i quali esiste una discriminante stabilita dai punteggi. I parametri sono fissati dal numero di gare disputate con le nazionali e dall’«importanza tecnica» del giocatore in questione.

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