(Photo by Emilio Andreoli/Getty Images for Lega Serie A)

De Siervo razzismo stadi – L’amministratore delegato della Serie A, Luigi De Siervo, è intervenuto questo pomeriggio in una lunga conferenza stampa per chiarire il caos scatenatosi da un audio – pubblicato da “Repubblica” – nel quale lo stesso a.d. spiegava di voler chiudere i microfoni direzionali delle curve negli stadi, per evitare che in televisione si sentano i “buu” razzisti.

«Si tratta di un audio rubato con un cellulare, in un Consiglio. Sono solo 15 secondi. Vi leggo che cosa è verbalizzato all’interno dei nostri documenti e che è stato in qualche misura accettato da tutti i membri del Consiglio», esordisce De Siervo.

«Verbalizzazione comunicazione dell’amministratore delegato del 23 settembre. Argomento: tifo violento e razzista. L’a.d. affronta il tema delle bombe carta negli stadi, degli striscioni razzisti o violenti. Ritiene che la Lega debba intervenire pesantemente denunciando ogni abuso o connivenza, affiancando i club nell’adozione di ogni possibile strumento utile per prevenire queste situazioni. Precisa che nei prossimi consigli porterà proposta concreta da discutere ed eventualmente deliberare».

«Cosa significa? In quella sede – spiega De Siervo – stavo rappresentando la scelta strategica della Lega. Dai documenti del 2015, dalle disposizioni Uefa e Fifa, l’organizzatore dell’evento dà mandato alle telecamere di non inquadrare chi svolge attività violente negli stadi. È fatto noto. Togliamo il microfono ai violenti, alle persone che urlano. In questa maniera non blocchiamo nulla, all’interno degli stadi le forze dell’ordine, gli ispettori federali, della Lega e l’arbitro hanno loro sì l’obbligo di analizzare ogni forma di azione e comminare seduta stante o successivamente sanzioni o sospensioni. L’attività che fa la Tv è un’altra, documenta uno spettacolo che viene fatto nel miglior modo possibile. Lavoriamo da anni cercando di non inquadrare le zone vuote negli stadi, non dobbiamo inquadrare striscioni con frasi allusive».

«Citavo il caso in cui abbiamo sospeso il regista che nella prima giornata aveva indugiato sul pubblico durante una analisi del Var – prosegue l’a.d. –, in cui il pubblico si era scatenato contro la decisione, quindi lo abbiamo sospeso perché non aveva capito che indugiare in quel momento dava un messaggio sbagliato a casa. Criminalizzava una curva, un popolo. Stessa scelta nel derby, dove una coreografia inneggiava a un criminale morto e anche in quel caso il regista, che non aveva colto il messaggio politico di vicinanza a mondi legati alla malavita, è stato sospeso. Il tema dei microfoni aveva la stessa accezione: non puntiamo i microfoni verso la parte più facinorosa della curva. Non silenziamo nessuno».

«Il danno che quelle immagini e quei suoni fanno al nostro calcio ne condizionano lo sviluppo, anche del prodotto in termini economici e valoriali. Abbiamo fatto decine di iniziative che stanno entrando in essere, lavoriamo negli stadi con norme e sistemi attualmente presenti, per individuare queste persone e, con collaborazione dei club, comminargli quantomeno il non gradimento, tradotto in una sorta di daspo. Da punto di vista tecnico è un tentativo diverso, strumentale, dovevamo evitare di trasformare in eroi determinati ragazzi, che rischiano di diventare eroi, c’è il rischio di emulazione. Dobbiamo evitare in ogni modo di trasformare i criminali in eroi. Questo è obiettivo, nessun controllo strano, niente di ciò».

«Se mi sono fatto un’idea di chi vuole male a Lega? Sì. Però dovete capirlo da soli. È evidente – dice De Siervo –, questo posto non vive mai momenti tranquilli. Non ci facciamo intimidire, continuiamo sulla nostra strada. Sono stato eletto da 15 club, che mi danno fiducia, qualora non fossero dell’avviso c’è un meccanismo che si chiama revoca. Qualora la maggioranza dei club mi chiedesse di fare un passo indietro lo farei, ma certo nessuno può farsi intimidire per lettere anonime o audio rubati, nel tentativo goffo di buttare fango su di me o sulla lega o sulla nostra azione. Evidentemente l’obiettivo è pensare di riuscire a decapitare la lega in prossimità del bando sui diritti, come già vissuto in altri momenti storici».

«Spegnere prima i microfoni? La produzione è fatta da 12 service diversi, ciascuno ha una tecnologia diversa. Questo è uno dei tanti aspetti su cui ci siamo focalizzati, è uno dei motivi per cui mi batterò sempre affinché la regia sia centralizzata. Non possiamo avere 10 club autoproduttori, o meglio i club possono autoprodursi ma in termini di prodotti sarebbe difficile avere uno standard. Senza puntare il dito, noi abbiamo solo un coordinamento di regia, regista e assistente che fanno la selezione camere, ma tutta produzione viene garantita da service esterni, una dinamica che crea disallineamenti tra campo e altro».

A proposito di una denuncia, De Siervo spiega: «Ho dato mandato allo studio del professor Simone Donati, della Bocconi, di depositare una querela in relazione alla illegittima diffusione dell’audio relativo a una parte del mio intervento nel Consiglio di Lega del 23 settembre 2019, audio pubblicato oggi sul sito di Repubblica. La denuncia riguarderà anche l’audio trafugato e inviato al sito BusinessInsider sull’elezione di Miccichè. Non è perché riguarda me, lo avevamo già fatto. Questo è ancor più grave perché riguarda un cellulare sul tavolo che intercetta la voce in maniera capziosa».

«Il nostro obiettivo è cercare di raccontare il calcio per quello che è. Chi ha visto la partita dell’Inter a Praga ha avuto la percezione che Lukaku abbia sentito qualcosa ma noi non lo abbiamo percepito nel prodotto televisivo. Non perché c’è un pensiero unico che blocca tutto, i microfoni non si spengono, è un microfono direzionale che può essere direzionato verso i più facinorosi o una parte più blanda. Ma se si mette un focus su chi sappiamo essere sempre al centro di atti criminosi, non è uno spettacolo per nessuno».

«Credo che questi attacchi rafforzino il calcio. Pensare e vedere quanto ci sia di interesse, pensando di usare voi media come cassa di risonanza di qualunque sciocchezza o la Procura federale con notizie prive di fondamento fa solo male a chi queste cose le promuove. Per contro, dà il senso a chi sta qua di quali sono gli interessi esterni. Come spesso capita, una crisi di questo tipo ti fa serrare le fila. Posso dirvi, il cellulare ha continuato a squillare, chiamate di persone che spesso mi tengono testa sui contenuti ma poi nel merito di sono tutti compatti. Qualche imbarazzo ci sarà nel prossimo consiglio, perché all’interno di quella stanza qualcuno ha fatto il passo più lungo della gamba».

De Siervo parla di come si svilupperà l’attività della lega: «Abbiamo tre fasi: attività di migliorare le regole, lobby su Governo, tematica di pensiero per creare le condizioni per avere strumenti migliori; una fase di sensibilizzazione; poi c’è l’attività repressiva, quella che ci consente di punire le persone. Fortuna vuole che siano una decina di unità rumorose, fastidiosissime ma sono persone, che risponderanno delle azioni che compiono. Il problema c’è, non dobbiamo sottovalutarlo, fino ad ora non è stato fatto molto. Dovete darci tempo per risolvere un problema atavico, senza scomodare la dottoressa Segre, questo è un Paese che purtroppo dimentica troppo velocemente. Dobbiamo dare il buon esempio. Andremo stadio per stadio, curva per curva ad individuare i responsabili e rendergli impossibile rientrare negli stadi. Sono cose che non avvengono subito. Dovete darci strumenti e pazienza per poterlo fare».

A proposito dei diritti tv, De Siervo conclude spiegando che l’atteggiamento non cambierà, «perché siamo professionisti, sarebbe stupido reagire. Dobbiamo avere la percezione che qualcuno pretende di cambiare in corsa le regole del gioco, ma lo può fare solo l’assemblea. Finché ciò non avviene continuiamo a lavorare nella stessa maniera. Abbiamo tre pianI: bando, che è partito, nei prossimi giorni ne saprete di più; capire se esiste ancora un interesse di Mediapro in logica della proposta modificata; la terza ipotesi è un canale tematico indipendentemente da Mediapro. Sullo sfondo i diritti tv internazionali, su cui da gennaio ci confronteremo».

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