Piccinini addio Mediaset
Sandro Piccinini (foto: Bocconi TV)

Sandro Piccinini, celebre telecronista romano con un passato di oltre 30 anni a Mediaset, ha rilasciato una lunga intervista al quotidiano “La Verità”, nella quale ha affrontato tematiche differenti. Su tutte la possibilità di un suo ritorno alle telecronache, dopo un anno sabbatico iniziato al termine della finale dei Mondiali del 2018 tra Francia e Croazia.

A proposito di un suo ritorno a Mediaset, il giornalista ha risposto: «Io e Mediaset ci siamo lasciati dopo 30 anni di matrimonio felice. Nell’ultimo giorno di lavoro ho commentato la finale mondiale. Difficile tornare insieme dopo una separazione consensuale. L’anno sabbatico è finito, ma è molto probabile che si prolunghi. Sia perché, avendo guadagnato abbastanza posso aspettare senza frenesie una proposta stimolante, sia perché il mercato televisivo è piuttosto ingessato».

Posto che la strada di ritorno verso il Biscione sembra impercorribile, Piccinini fa un’analisi delle altre realtà: «La Rai non può assumere esterni da un giorno all’al tro. Sky ha quasi più telecronisti che partite e Dazn è una realtà appena nata. Inoltre, io sono una figura ingombrante il cui innesto può provocare malumori che non sempre i direttori subiscono volentieri. Credo bisognerà attendere il nuovo contratto dei diritti, quando qualche nuovo marchio di streaming potrebbe ricorrere alle prestazioni di un telecronista sufficientemente popolare».

Piccinini guarda poi al passato, raccontando quella che per lui fu la telecronaca più difficile: «Juventus Milan, finale Champions League del 2003, 20 milioni di telespettatori su Canale 5. I calci di rigori fecero l’80% di share, chissà che cosa guardava il residuo 20%. Fu una telecronaca stressante di una partita equilibrata, noi eravamo la tv del presidente del Milan. Ma non arrivò mezza telefonata di protesta».

Il telecronista commenta anche l’evoluzione della professione, spiegando che al giorno d’oggi «si parla troppo. I telecronisti stanno ridiventando radiocronisti. In tv non si deve dire tutto quello che già si vede, basta accompagnare l’azione, magari dicendo il nome del giocatore. Troppe parole soffocano il telespettatore. Telecronista, seconda voce, bordocampista: un diluvio. Per distinguersi, si eccede». Piccinini però sottolinea di apprezzare il collega Massimo Callegari, «che lavora in Mediaset e a Dazn. Mi sembra quello più misurato e vicino al mio stile. Conosce i tempi del calcio, avendolo giocato».

Chiusura inevitabilmente dedicata al suo futuro, e a dove gli piacerebbe essere fra due anni: «Fra due anni, spero in un nuovo grande gruppo dello streaming, tipo Amazon o Apple, ai quali potrebbe servire un telecronista popolare. Prima la vedo dura. Aspetto, tranquillo».

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