Michel Platini UEFA/ Insidefoto
Michel Platini UEFA/ Insidefoto

«La squalifica non mi ha toccato, non l’accetto: non mi sento squalificato. La Svizzera mi ha assolto, la Fifa doveva assolvermi e non l’ ha fatto per ragioni politiche. Tutto è stato politico. Non so che farò poi. L’ asticella era già alta, andare più su di dove sono arrivato è complicatissimo».

Così l’ex presidente della Uefa, Michel Platini, parla della squalifica inflittagli dalla Fifa per la vicenda relativa alle consulenze prestate all’ex numero uno del calcio mondiale Joseph Blatter.

L’ex campione della Juventus avrebbe dovuto prendere il posto di Blatter alla Fifa ma proprio per quella vicenda è stato squalificato per otto anni dal Comitato etico della stessa federazione internazionale con l’accusa di aver ricevuto, proprio da Blatter, un pagamento di 1,8 milioni di euro.

Soldi dovuti e denunciati al fisco, ha sempre sostenuto Platini.

Il Tas di Losanna ha ridotto la condanna a 4 anni, la magistratura svizzera lo ha assolto, ma giustizia ordinaria e sportiva non dialogano. La squalifica è rimasta: Platini non può ricoprire ruoli nel calcio.

«Ho sfruttato la decisione di quei maledetti della Fifa per un break totale dopo 45 anni», ha spiegato Platini al Corriere della Sera, «Me ne frego di una sospensione che è una roba da matti. Ora il caso è alla Corte dei diritti umani, a Strasburgo: non mi possono impedire di lavorare nel calcio».

Platini, cui si deve l’introduzione da parte della Uefa del regolamento sul Fair Play Finanziario, ha inoltre parlato del rapporto tra calcio e business.



«Se il calcio è buono il business viene, altrimenti non c'è né l' uno né l'altro. Non si fa calcio per fare soldi».

Il Fair Play Finanziario? «È stato utilissimo, ha ridotto i debiti dei club da 3 miliardi a 200 milioni: abbiamo salvato tante società. Adesso di quello che dovrebbero fare me ne frego, non ci penso. Da giocatore davanti alla porta non pensavo, la mettevo dentro e facevo gol. Ora non ho più il potere di fare le cose».

E sulla tecnologia nel calcio. «Sono stato sempre contro. La Var può aiutare, ma poi c'è l' interpretazione: decide sempre l' uomo. I designatori hanno trasformato gli arbitri in campo in pupazzi. È dura perdere una partita per un errore arbitrale, ma è umano. Ora c' è la tecnologia e sbagliano comunque. Non è possibile stabilire se un fallo di mano è volontario o no, sul fuorigioco invece la Var è utile. Lasciate giocare gli umani tra loro. Il calcio è stato inventato per i giocatori, non per gli arbitri che impongono le loro regole: è quello che mi fa arrabbiare. L'arbitro non è l'architetto del calcio, sono i calciatori».

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