Aumento di capitale Milan – Yonghong Li ha versato nelle casse del Milan circa 11 milioni di euro. Lo riporta il Corriere della Sera.

L’uomo d’affari cinese, che attraverso la holding Rossoneri Sport Investment detiene il 99,93% del club, è riuscito dunque a versare entro i termini stabiliti (la deadline era slittata dal 4 al 13 aprile per motivi tecnici) la prima tranche della propria quota dell’aumento di capitale da 38,85 milioni (37,44 milioni più il sovrapprezzo).

Yonghong Li, che si è impegnato a sottoscrivere interamente la propria quota, dovrà pertanto versare complessivamente 38,79 milioni. Circa 11 milioni (pari al 28,3% di quanto dovuto) sono stati versati in queste ore, i rimanenti 27,79 milioni dovranno essere versati (anche in più tranche) di qui a giugno.

L’uomo d’affari cinese è riuscito così a trovare le risorse necessarie a dare liquidità al club per i prossimi mesi, provando a smarcarsi dalla tutela del fondo Elliott, che si era detto disponibile a prestare alla Rossoneri Sport Investment le risorse necessarie a sottoscrivere l’aumento del Milan.

Se Mr Li avesse accettato l’aiuto di Elliott il debito della holding nei confronti del fondo guidato da Paul Singer sarebbe cresciuto ulteriormente, rendendo il rifinanziamento (già complicato in base alle cifre attuali) molto difficile e spalancando di fatto la porta di Casa Milan allo stesso Elliott.

2 COMMENTI

  1. Per non avere un soldo, per aver fatto fallire tutte le sue società e per non disporre di garanzie personali, riesce sempre a trovare le risorse. Nella derisione collettiva.
    Se fosse un prenditore cool d’oltreoceano, all’aumento di capitale avrebbe fatto corrispondere un aumento del debito di pari importo. Nel delirio giornalaistico romano.

  2. Su questa intricata vicenda societaria c’è un elemento che mi sfugge:
    da un punto di vista civilistico tutte le operazioni sul capitale vengono decise ed effettuate dalla proprietà del capitale sociale.
    In questa vicenda sembra che decida l’amministratore e per esso il consiglio.
    In sostanza l’amministratore si muove come se fosse un commissario ad acta.
    E’ inspiegabile e francamente incomprensibile.
    Tenuto conto che nella particolarità della società di calco è la proprietà che fa scandire i tempi e le azioni dell’amministratore e non viceversa

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