quanto vale calcio femminile italia
Un momento della sfida tra Mozzanica e Juventus (foto Insidefoto.com)

La crescita del calcio femminile in Europa non si ferma. Secondo l’Uefa, nel 2017 le calciatrici tesserate sono cresciute del 7,5% rispetto al 2016, e l’interesse nel Vecchio Continente continua a salire.

Nel 2017 il calcio femminile ha infatti ricevuto una notevole spinta col più grande UEFA Women’s EURO di sempre che ha visto in Olanda la partecipazione di ben 16 squadre facendo registrare numeri da record sugli spalti e in TV.

Qualcosa, così, si sta muovendo anche in Italia. Nelle ultime stagioni infatti dalla Figc è arrivata una corposa spinta al movimento, attraverso le squadre di Serie A maschile. Alcuni obblighi sono già stati introdotti negli ultimi anni, in particolar modo riguardanti l’obbligo di tesserare un determinato numero di calciatrici under 12.

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Un momento della sfida tra Mozzanica e Juventus (foto Insidefoto.com)

In alternativa, la Figc considera l’impegno rispettato se la società «acquisisce il titolo sportivo, ovvero partecipazioni di controllo, di una società di calcio femminile affiliata alla F.I.G.C. partecipante ai Campionati di Serie A o di Serie B» oppure se la società «conclude accordi di licenza, per l’utilizzo della denominazione, del marchio e dei segni distintivi, validi per la stagione sportiva 2016/2017 con società di calcio femminile affiliata alla F.I.G.C. partecipante ai Campionati di Serie A o di Serie B, con sede nella stessa provincia».

Sono state varie, così, le squadre che hanno concluso accordi di questo tipo: in questo momento, nella Serie A femminile, sono presenti le corrispettive squadre femminili di Juventus, Fiorentina, Chievo Verona (tramite il Valpolicella), Atalanta, Empoli e Sassuolo, mentre in Serie B è presente la Lazio e dalla prossima stagione anche l’Inter.

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Un momento della sfida tra Mozzanica e Juventus (foto Insidefoto.com)

La presenza di squadre note anche nella massima serie femminile viene considerato un volano per tutto il movimento. C’è una ventata di novità nel mondo del calcio femminile ed è importante: quando ho iniziato a giocare io, non sapevo neanche che esistessero le società di squadre femminili», le parole di Silvia Fuselli, centrocampista e attaccante del Valpolicella (settore femminile del Chievo Verona), intervistata da IoDonna.

«Ancora oggi in molte piccole città o nei paesi le bambine giocano nelle squadre maschili, sono molto disperse sul territorio. L’arrivo di grandi squadre, la possibilità di vedere le partite in tv permetterà a tante di avvicinarsi al calcio con nuove ambizioni, con idoli come le ragazze della nazionale italiana».

Una crescita di interesse registrata evidente anche per quanto riguarda l’esposizione: l’attuale stagione è la prima in cui il campionato italiano ha un title sponsor (la catena di pasticcerie “I dolci sapori”), ma soprattutto le gare della Serie A italiana sono trasmesse live sia in streaming su Facebook (sulla pagina social della Lega nazionale dilettanti e sul sito calciofemminile.lnd.it.) che in chiaro su RaiSport.

Stephanie Öhrström, Fiorentina femminile

Tuttavia, nonostante la crescita, il movimento è ancora lontano rispetto alle big europee. Dal punto di vista dei numeri generali, nel Vecchio Continente nel 2017 si è passati da 1.270.000  a 1.365.000 calciatrici tesserate: Inghilterra, Francia, Germania, Olanda, Norvegia e Svezia ne hanno più di 100mila ciascuna. Crescita rapida anche per quanto riguarda le calciatrici professioniste e semi-professioniste, che sono più che raddoppiate in quattro anni (da 1.680 a 3.572).

La situazione in Italia, però, qual è? Le calciatrici tesserate nel 2017 sono 23.665, di cui 10.918 sopra i 18 anni: numeri in miglioramento, con una crescita del 7% dal 2013. Numeri comunque inferiori rispetto alle altre nazioni: la Germania ha addirittura 200mila tesserate, Inghilterra, Svezia, Norvegia e Francia oltre 100mila, Danimarca 60mila, Spagna 46mila, Finlandia 32mila.

In Italia, tuttavia, nessuna è una calciatrice professionista: «In Italia, è bene ricordarlo, abbiamo una situazione indegna, legata alla legge 91 del 1981, quella sul professionismo sportivo, che demanda al Coni e alle singole Federazioni decidere quali discipline sportive possano essere considerate professionistiche, con relativi diritti e doveri», ha spiegato Luisa Rizzitelli dell’Associazione italiana atlete intervistata da IoDonna.

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L’Italia femminile (foto Figc)

«Ebbene, ad oggi nessuna disciplina femminile è professionistica: quindi nessuna donna oggi in Italia, che gareggi in un mondiale o a livello Olimpico, può essere considerata professionista. In questo modo non avrà nessuna delle tutele, in termini di pensione, maternità, malattia o infortunio, che le spetterebbero». Guardando alle altre nazioni, sono presenti calciatrici professioniste in Inghilterra, Finlandia, Francia, Ungheria, Islanda, Norvegia, Spagna e Svezia. In Danimarca e Germania, invece, sono presenti calciatrici semi-professioniste. Così, nella D1 Feminine in Francia, secondo il Global Sports Salaries Survey 2017 di Sporting Intelligence, le calciatrici hanno uno stipendio da 42mila euro di media, con picchi fino a 160mila per le calciatrici di Lione o Psg, le due squadre più quotate.

Numeri minori di tesserate che portano così ad un numero minore di squadre e, anche, ad un budget inferiore alle altre nazioni. Secondo l’Uefa, nel 2017 in Italia il budget riservato al calcio femminile dalla Figc è stato pari a 4,2 milioni: la Fa inglese ha investito 15,4 milioni, in Francia 9,9 milioni, in Norvegia 7,7 milioni, in Svezia 5,7 milioni. E anche in nazioni come Danimarca (3,4 milioni) e Ungheria (3,3 milioni) si investe quasi quanto in Italia.

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L’Italia femminile (foto Figc)

Tuttavia, anche a livello di nazionale l’interesse per le azzurre cresce. La sfida tra le ragazze del ct Bertolini e il Portogallo è stata trasmessa live in streaming su Facebook, mentre una petizione dell’onorevole Daniela Sbrollini ha raccolto circa 7mila firme per far trasmettere le gare dell’Italia femminile sulla Rai (qui la petizione).

La strada per seguire l’esempio della Norvegia (dove uomini e donne in nazionale avranno lo stesso compenso) sarà difficile da seguire, ma in Italia il calcio femminile prosegue nella sua crescita costante.

 

 

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